“L’esondazione del Secchia si poteva evitare”, denunciano i consiglieri e parlamentari modenesi del Movimento 5 stelle

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“Assistiamo ad un evento naturale che, per l’ennesima volta, crea danni per colpa e inadempienza dell’uomo” così comincia l’intervento redatto dai  consiglieri e i parlamentari modenesi del Movimento 5 stelle.

“Nella mattinata di domenica l’argine del fiume Secchia ha ceduto aprendo una falla a circa 3 Km a valle della città di Modena, l’argine ha ceduto per problemi strutturali. Diversi paesi tra i quali Bastiglia e Bomporto sono andati sotto.

Migliaia di sfollati, un disperso, 1800 aziende che hanno interrotto la produzione, oltre 5000 addetti senza lavoro, milioni di euro di danni.  

L’esondazione del Secchia si poteva evitare , con normali azioni ed interventi di prevenzione:  manutenzione degli argini, pulizia delle alberature che rallentano il deflusso delle acque,  casse di espansione corrispondenti all’entità degli eventi funzionanti e collaudate. Il controllo dello stato degli argini, dopo il terremoto, probabilmente andrebbe rifatto. Basti pensare che il letto del fiume non viene dragato da decenni ed è più alto del livello della campagna circostante o che alcune casse d’espansione attendono il collaudo da oltre quarant’anni.

Di fronte a carenze evidenti nelle politiche di prevenzione ci si aggrappa a concause di agenti estranei: le nutrie, le volpi, i tassi. Come  se il controllo dell’azione di questi animali fosse opera impossibile. Viene da chiedersi,  perché non si è provveduto anticipatamente, sapendolo, per limitarne l’azione?  L’azione di questi animali non può essere presa a giustificazione di gravi carenze della politica.

Chiediamo l’immediato intervento dello Stato, con il riconoscimento della calamità naturale e lo stanziamento di fondi concreti per l’emergenza.  Un impegno per ottenere la proroga di scadenze fiscali, non solo per le aziende colpite dall’alluvione; deroga patto di stabilità, con possibilità di attingere ai fondi derivanti dagli avanzi di bilancio degli anni precedenti .

L’Emilia ha subito una tromba d’aria, due terremoti, un’ inondazione, che cosa deve succedere ancora perché lo Stato agisca in maniera strutturale?

Manca una politica complessiva sulle criticità ambientali del Paese, manca una legge organica sulle calamità naturali. A causa di questa colpevole mancanza le casse pubbliche sono costrette, e lo devono fare, ad intervenire caso per caso, con differenze che discriminano l’aiuto a seconda del momento, creando cittadini con classi di aiuto differenziate, interventi discriminanti e pertanto ingiusti ed ingiustificabili. Con costi, post emergenza, considerevolmente superiori ai costi che sarebbero sostenuti per la prevenzione.

Questa visione complessiva, che superi e risolva le tante settoriali, ed a volte conflittuali, competenze in merito, che ponga al centro la prevenzione, un governo, è quello che è sempre mancato al nostro Paese. In Emilia Romagna il 95% dei Comuni è a rischio alluvioni e frane.  Non abbiamo bisogno di autostrade come la Cispadana, di inceneritori o grandi palazzine, l’unica grande opera di cui il paese ha bisogno è un forte intervento per la prevenzione del rischio idrogeologico.  Il M5S alla Camera ha ottenuto misure di prevenzione grazie ad una mozione presentata in aula con misure nei confronti del dissesto idrogeologico e ha presentato una proposta di legge per l’esclusione dal patto di stabilità dei costi sostenuti per la prevenzione al rischio sismico e idrogeologico.

Nessuna allerta era stata data ai cittadini  che si sono ritrovati sotto un metro e mezzo d’acqua.  A partire dai primi mesi del 2011 era stata fatta una campagna di raccolta firme, per stimolare la dormiente amministrazione ad intervenire sul problema del dissesto idrogeologico. A tutti, Sindaci compresi, è stato chiesto pubblicamente con raccomandate, di farsi carico del problema ed insieme ai cittadini fare una denuncia alla procura della repubblica, così da obbligare l’Aipo, organismo pagato per  mantenere gli argini ed il letto del fiume, ad intervenire e svolgere quelle attività di pulizia e dragaggio per la quale viene pagato.

Chiediamo di fare luce sulle responsabilità politiche e tecniche in primis del Governo che non ha destinato le giuste risorse per il rischio idrogeologico nonchè dell’Aipo, Regione Emilia Romagna e Provincia di Modena.  Di chi non ha ascoltato per anni i cittadini e Sindaci che chiedevano la manutenzione e consolidamento degli argini che hanno ceduto, e ora grazie ad una mancanza  di questi signori si è consumata  questa tragedia che era stata annunciata e denunciata”.

 

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