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No tax area: sarebbe bello ma non è possibile, dice una indagine realizzata a Mirandola

FRER0020199Obiettivo politico deve essere il “totale risarcimento dei danni subiti, in tempi veloci e modalità semplici, sburocratizzando al massimo le pratiche. Il rischio è quello di illudere persone e imprese relativamente all’istituzione di zone franche, che non sono contemplate dalle norme europee, che non ammettono (pena l’annullamento sanzionato) situazioni di vantaggio competitivo generalizzato.Occorre lavorare per obiettivi possibili, che non vadano ad alimentare un populismo ormai dilagante”.

Sono le risultanze del gruppo di lavoro sulla questione della cosiddetta “fiscalità di vantaggio”, in caso di danni in conseguenza di calamità naturali che,  si legge in una nota inviataci da Alberto Bergamini su carta intestata “I Mirandolesi – Lista civica”, ha avuto l’intento è di mettere in campo proposte praticabili in grado di ottenere risultati concreti, da portare sul tavolo nelle sedi istituzionali, in primis in sede regionale.

Alluvione del 19 gennaio 2014

Vi è molta affinità con le misure adottate per risarcire chi è stato colpito dal terremoto.

Il Consiglio Regionale in data 28 gennaio si è espresso unanimemente per richiedere:

“lo stato d’emergenza, la sospensione di tutte le scadenze fiscali e delle rate di mutui bancari”

Altre forze politiche hanno rivendicato una “No Tax Area” estesa a tutti, in quanto appartenenti all’area geografica colpita.

Riteniamo sia più opportuno lavorare per ottenere il totale risarcimento dei danni subiti, in tempi veloci e modalità semplici, sburocratizzando al massimo le pratiche.

Infatti il rischio è quello di illudere persone e imprese relativamente all’istituzione di zone franche, che non sono contemplate dalle norme europee, che non ammettono (pena l’annullamento sanzionato) situazioni di vantaggio competitivo generalizzato.

Occorre lavorare per obiettivi possibili, che non vadano ad alimentare un populismo ormai dilagante.

Il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea all’art. 107 (ex art. 87 del TCE) pone un generale divieto di aiuti di Stato, ma ammette deroghe con funzione ripristinatoria in relazione a danni patrimoniali e concorrenziali generati da eventi naturalistici avversi (ad esempio le alluvioni e le esondazioni fluviali).

In conclusione il meccanismo fiscale di aiuto, deve rispettare  queste indicazioni e concretizzarsi in un sussidio economico destinato a ripristinare un bene da un danno subito (che deve essere quantificato e stimato). 

Come dicevamo è indispensabile agire in modo pratico per soluzioni fattibili: di fronte ad un paziente grave e noi sappiamo quanto sia martoriato il nostro territorio, non servono santoni e guaritori, ma portatori di sicurezze e soprattutto di soluzioni.

Ancor più convincente ci appare la lettura delle considerazioni sviluppate dalla Commissione Europea, che ha vagliato scrupolosamente i provvedimenti seguenti al sisma di maggio 2012 (Allegato1).

Secondo noi la No tax area è un concetto troppo vago e di conseguenza strumentalizzabile. Quando applicata è servita per proteggere le fasce di reddito più deboli, esentandole dalle imposte, ma non riferita ad aree geografiche.

Ad esempio l’istituzione di una Zona Franca Urbana a L’Aquila, vittima del terremoto del 6 aprile 2009, non ha avuto  risultati apprezzabili, rivelandosi anzi un triste capitolo.

Il sindaco Cialente parla di città letteralmente presa in giro da mendaci rassicurazioni e mirabolanti promesse legate alla Zona franca; del fatto che si sono persi anni preziosi, causando al nostro sistema economico un danno enorme, aggravato dal totale abbandono del centro.

Nei giorni scorsi il Governo ha di fatto ritirato l’istituzione della Zona franca urbana nel comune dell’Aquila, a favore di un regime De minimis, strumento ritenuto più adeguato.

 

Tornando alla nostra area territoriale, abbiamo elaborato una nostra autonoma proposta, che riteniamo seria e tecnicamente più veloce:    la detassazione dei redditi reinvestiti nella ricostruzione, estesa a tutti i soggetti IRPEF.

Spieghiamo di seguito le motivazioni:

  • si tratta di norme già sperimentate e quindi compatibili con le disposizioni europee (vedi le varie “Leggi Tremonti”), con il vantaggio di essere a burocrazia zero e verificabili ex-post;
  • risulterebbe automatica la distinzione tra chi ha speso soldi per riparare danni e chi no;
  • il saldo Irpef negativo consentirebbe anche a chi detiene redditi bassi di generare crediti d’imposta compensabili o rimborsabili;
  • sarebbe opportuno accompagnare il provvedimento con un mutuo infruttifero garantito dallo Stato, che possa fungere da volano finanziario e di conseguenza snellire i tempi;
  • il conflitto di interessi tra cliente e fornitore garantirebbe operazioni emerse, consentendo di ridurre l’evasione IVA.

In definitiva indichiamo -conclude la nota – come via da seguire i giusti risarcimenti e la rivendicazione di provvedimenti per lo stato d’emergenza, che risultino realizzabili e virtuosi, piuttosto che  la troppo vaga idea di No tax area”.

 

Documentazione allegata e Fonti

Lettera 19/12/2012 della Commissione Europea al Ministro degli Affari Esteri ad oggetto:

Aiuti di Stato SA.35482 (2012/N) – Italia

“Interventi urgenti a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012, che hanno interessato il territorio delle Province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova, Cremona e Rovigo”.

http://ec.europa.eu/competition/state_aid/cases/246256/246256_1397082_97_1.pdf

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