“Finalmente in treno… come tutti”. Se il coraggio di una ragazza disabile è da esempio per tutti

elisa_bortolazzi“Ci sono battaglie che… vale la pena combattere e che possono cambiarti la vita.
Desidero raccontarvi quella che mi sono trovata a combattere con Tper, fortunatamente a lieto fine.
Ma partiamo dall’inizio, così mi presento. Sono Elisa Bortolazzi, una studentessa in carrozzina, che frequenta il secondo anno di Giurisprudenza all’Università di Bologna.
Tutto ha inizio un anno fa, quando mi sono resa conto che i treni non sono accessibili a chi, come me, sia portatore di handicap”. Pubblichiamo la lettera integrale che ci segnala Elisa Bortolazzi, la ragazza di San Felice sul Panaro protagonista della battaglia per poter andare all’Università in treno.
Elisa ripercorre tutte le tappe della vicenda, ringrazia chi l’ha aiutata, e lancia un monito.

“La carica emotiva che mi spingeva ad affrontare con impegno gli studi si scontrava ben presto con le “barriere” reali che ancora oggi, in modo inconcepibile e ingiusto, ostacolano (e limitano pesantemente) il diritto allo studio.
Riscontravo così che sulla maggior parte dei treni non avrei potuto salire autonomamente (una questione di dislivelli tra carrozzina e banchine!).
Solo l’infinita ( e impagabile) disponibilità dei miei familiari, che mi hanno accompagnato per un intero anno in auto ogni mattina da San Felice sul Panaro a Bologna (
distanza oltre 40 Km, ndr), mi ha consentito la normale frequenza dei corsi.
Quante volte mi (ci) sconfortava il pensiero degli anni che avevo ancora davanti!
Chi mi conosce, però, sa che sono un tipo “tosto”.
Così ho deciso di avviare la mia battaglia. Al mio fianco interlocutori sensibili, che desidero qui ringraziare, a partire dalla Preside della Scuola di Giurisprudenza, Nicoletta Sarti, alcuni docenti e amici, la mia famiglia, l’Rfi, e, non ultimo, l’Amministrazione Comunale di S.Felice.

Ma il percorso si presentava ad ostacoli. La stazione di S. Felice – mi contestavano da Roma – non è di quelle attrezzate. Avevo quasi perso ogni speranza quando -dopo mesi di attesa – la chiamata di un dirigente di RFI mi proponeva una sorta di “viaggio prova“.

Dunque questo accade da qualche giorno: arrivo al binario, trovo il capotreno che mi fa salire, mi sistema adeguatamente nella postazione destinata ai disabili. Giunti a Bologna, mi raggiunge il personale della Sala Blu che mi accompagna sino al piazzale. Qui un pulmino mi permette di raggiungere la facoltà.
E’ allora che mi sento uno studente come tutti, un pendolare come tutti.

Mi ritengo molto soddisfatta del risultato raggiunto.
So, però, che qualcosa può ancora essere migliorato e spero che col tempo ciò possa accadere, a beneficio di qualsiasi forma di disabilità.

Occorrerebbe attrezzare la stazione di S.Felice, dotarla di rampe che consentano l’ accesso ai binari, anche nel caso in cui l’ elevatore non sia funzionante. Occorrerebbe prevedere la presenza di una persona addetta all’ utilizzo del carrello elevatore che permetta l’accesso a qualunque treno, evitando con ciò di comunicare alla Sala Blu di Bologna 12 ore prima su quale treno si desideri viaggiare.
Solo così l’ articolo 3 della Carta Fondamentale non sarà una norma inattuata.


Ho un sogno, diventare magistrato. Non mi arrendo facilmente e so che se sarò riuscita a realizzarlo, non lo dovrò solamente a me stessa, ma a tutti coloro che assieme a me hanno combattuto questa battaglia. 
Spero vivamente di non deluderli!” 

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