Sanità, si insiste sul Pal e centro per la Bassa sarà Carpi – Il testo degli odg licenziati in Provincia

ingresso_PS _1_ospedale_ramazzini_carpiOspedale di Carpi come punto di riferimento per tutta la Bassa, ridisegnando i servizi degli ospedali di Mirandole e Finale. Nessuna marcia indietro sul progetto che cambierà in modo significativo la sanità nella Bassa da parte del Consiglio provinciale che anzi, mira in modo assolutamente bipartisan  a mantenere gli impegni assunti dal Pal per l’area nord dopo l’interruzione causata dal sisma del 2012, non impoverire i servizi sanitari dei presìdi ospedalieri dell’area e avviare un percorso partecipato di consultazione con i sindaci e gli operatori ospedalieri.

Sono queste, infatti,  le richieste che il Consiglio provinciale di Modena, all’unanimità, rivolge alla Provincia e all’Azienda Usl per quanto riguarda i servizi ospedalieri dell’area nord e la riorganizzazione dell’ospedale Ramazzini di Carpi. Le sollecitazioni espresse dai consiglieri sono contenute in due ordini del giorno sottoscritti dai gruppi Pd, Pdl, Ncd, Udc e Idv.

I documenti sono stati illustrati da Monica Brunetti (Pd) che ha spiegato come il Pal attualmente in vigore preveda la suddivisione della Provincia in tre aree individuando l’ospedale di Carpi come punto di riferimento per l’area Nord e ridisegnando i servizi degli ospedali di Mirandole e Finale. Il percorso verso questo obiettivo ha subito un’interruzione a causa del terremoto «ma chiediamo – ha sottolineato Brunetti – che gli eventi sismici non siano presi come pretesto per non proseguire ciò che era stato a suo tempo programmato. Carpi ha dimostrato, soprattutto con il sisma, di essere un vero ospedale d’area con eccellenze che servono l’intera zona nord e che devono essere mantenute. Siamo consapevoli – ha proseguito la consigliera – del calo delle risorse economiche ma, nonostante questo, ci sono punti fermi sull’area nord che non possono essere ignorati».

Il gruppo della Lega nord ha votato a favore di entrambi gli ordini del giorno pur non avendoli sottoscritti. Come ha spiegato Lorenzo Biagi, «non abbiamo firmato perché non condividiamo il Pal ma votiamo a favore perché vogliamo che almeno quel poco che il Pal prevede sia realizzato, meglio che niente, anche se finora il trattamento che la politica sanitaria modenese ha riservato alla gente di Finale e della Bassa è stato indegno».

Dante Mazzi (Pdl) ha affermato che sia in Regione che a Modena, nella sanità «ci sono buchi di bilancio e di programmazione per quanto riguarda il territorio della nostra provincia per il quale sono state fatte scelte opinabili, come dimostrano le carenze, clamorosamente evidenti, dalla Bassa fino all’Appennino». Il consigliere ha poi evidenziato come i maggiori oneri che gravano sulla sanità regionale, a causa dei quali è necessario provvedere ai tagli, «derivino principalmente dall’aumento dell’Iva, che per questi enti è un costo non deducibile, come avevamo chiaramente previsto fin dall’inizio».

Anche per Luca Ghelfi (Ncd) «i fondi non sono stati dislocati al meglio. In questi cinque anni abbiamo discusso tanto della sanità modenese soprattutto per merito di noi all’opposizione che siamo stati un pungolo costante, anche se purtroppo i risultati non sono arrivati: c’è una struttura dell’offerta sanitaria di questa provincia che è vincolata a Baggiovara e Policlinico e che continua a essere sbilanciata rispetto a un territorio che ha realtà ed esigenze diverse. Per questo – ha concluso il consigliere – credo che non si possa più rinviare lo studio di fattibilità per una nuova struttura che faccia da presidio per l’area nord».

«Le nostre perplessità sul Pal sono nate insieme al Piano stesso – ha osservato Bruno Rinaldi (Ncd) – e si sono ulteriormente accentuate con gli eventi sismici. Ogni volta che abbiamo provato a evidenziare le criticità del Pal ci siamo trovati di fronte un atteggiamento di totale chiusura da parte della maggioranza: ben venga ora la scelta di una riflessione unitaria, quanto mai necessaria, sul tema. Meglio tardi che mai».

 

 

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