Sei appalti su 10 a imprese modenesi. Ma non basta: contro le mafie monitoraggio e controlli incrociati contro il rischio nei subappalti.

FRER0018975Nel 2013 sei appalti pubblici su dieci (65 per cento) sono stati assegnati a imprese che hanno sede in provincia di Modena con un valore complessivo di 112 milioni di euro (60 per cento del totale). Dai dati dell’Osservatorio, inoltre, emerge che se si restringe l’analisi alle aggiudicazioni della fascia di importo superiore al milione di euro, alle imprese modenesi sono andati 42 appalti su 66 per un valore di 51 milioni di euro sui complessivi 91, mentre altri 8 milioni di lavori sono andati a imprese della regione.

“Il dato della ‘residenza’, comunque, non è certo più sufficiente per sentirsi garantiti dal rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata” commentano i promotori dell’Osservatorio ricordando come l’attività di monitoraggio per garantire trasparenza nelle procedure si sia moltiplicata, così come sono stati incrementati i controlli, anche incrociando le banche dati, partendo proprio dall’esperienza dell’Osservatorio di cui oggi fanno parte tutti i Comuni del territorio e che può contare sulla collaborazione delle associazioni economiche, dei sindacati e delle organizzazioni professionali.

Il Rapporto 2013 analizza  le tipologie di subappalto dove è più alto il rischio di infiltrazioni della malavita: dalla fornitura e posa in opera di ghiaia, sabbia, calcestruzzo, ferro; fino al nolo a freddo (del solo mezzo, cioè) trasformato senza autorizzazione in nolo a caldo (con operatore, quindi) per scavi, movimento terra e trasporti; per arrivare ai sondaggi, alle verifiche tecniche e ai lavori specialistici per finiture e impianti. “Serve un maggiore controllo dei cantieri da sviluppare attraverso tecnologie informatiche – sono le indicazioni del Rapporto – in modo da garantire maggiormente la sicurezza di chi ci lavora e nello stesso tempo tenere sotto sorveglianza i movimenti sospetti, gli ingressi non autorizzati, le forniture e i mezzi di trasporto”.

Uno specifico approfondimento è dedicato alla struttura organizzativa in continua evoluzione delle mafie e al sistema di penetrazione nel tessuto economico. L’impresa mafiosa, infatti, si presenta nel territorio come “contraente pubblico” perché presidia il mercato degli affidamenti pubblici, oppure come “banchiere”, perché è detentore di denaro proveniente da attività illecite ripulito nel sistema economico generale, o ancora come “imprenditore locale”, perché opera in regime di monopolio quale affiliato con il sistema mafioso che tenta di radicarsi nel territorio.

 

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