Foto – Quarant’anni fa, nasceva la A22

Esattamente quarant’anni fa, per la prima volta, un’auto poteva percorre l’intero tratto Brennero – Modena in autostrada. Era l’11 aprile 1974 e il quotidiano Alto Adige titolava: “Finalmente ci siamo. L’Autostrada del Brennero è aperta in tutti i suoi trecento tredici chilometri”.

Erano, infatti, terminati i lavori di costruzione dell’A22 anche nel suo tratto più impegnativo, quello tra Chiusa e Bolzano, caratterizzato da ponti e viadotti. Era il weekend pasquale e la nuova autostrada si apprestava ad accogliere migliaia di automobili.

Sedici aree di servizio erano già operative e in grado di garantire carburanti, assistenza automobilistica e ristoro agli utenti. Così come le piste di esazione che – con apparati di codificazione magnetica – registravano il pedaggio, in funzione della distanza percorsa e della classe tariffaria del veicolo (passeggeri o merci).

Un’autostrada costata 243 miliardi di lire, pari a 780 milioni al chilometro, cifra sulla quale incideva in modo particolare il tratto Chiusa-Bolzano, con un costo di 2.300 milioni al chilometro, vale a dire quasi il triplo del costo medio a chilometro complessivo. Proprio per questo motivo le tariffe di allora, tenevano conto, oltre che della categoria del veicolo, anche del tratto che veniva percorso: quello in pianura “tratta A/Bolzano-Modena” (4,98L/km/auto), o quello in montagna “tratta B/Brennero – Bolzano” (6,03 L/km/auto). Il pedaggio, per le merci, arrivava fino a 10,12 L/Km per la tratta A e a 12,07 L/Km per la tratta B.

Il 1974 si chiudeva, per l’Autostrada del Brennero, con il passaggio di 16.762.803 di veicoli – di cui quasi 5 milioni derivante da quello che oggi definiamo “traffico pesante”, ossia trasporto merci – per un incasso di 11 miliardi di lire. I dipendenti erano 365, dei quali 162 esattori, 98 operai e 105 addetti alle costruzioni.

 

Senza tediare i lettori con un excursus storico di Autostrada del Brennero – più di 50 anni di storia (festeggiati nel 2009) – si ricordano altre date significative. Era il lontano 193quando in un piano contenuto nel volume “Strassen der Welt” di un professore austriaco, Karl Bürger, si ipotizzava per la prima volta un’autostrada del Brennero fino a Trento. Trent’anni più tardi, nel 1964, la Società Autostrada del Brennero consegnava i lavori alle Imprese aggiudicatarie che, con l’organizzazione del cantiere, diedero inizio ai lavori. Fino ad arrivare all’11 aprile 1974 con l’apertura al traffico dell’ultimo tronco Chiusa-Bolzano. Allora, l’A22 si trova a dover affrontare – tra l’altro – una difficile crisi economico-finanziara dovuta all’inflazione, all’aumento del costo del denaro, alla crisi energetica, oltre che all’assetto strutturale finanziario aziendale. La Società era alle prese con un Bilancio in passivo e ci vollero altri 12 anni prima che riuscisse a realizzare un utile di esercizio. Infine, la data di inaugurazione della sede di Autostrada del Brennero, in via Berlino 10 a Trento: il 14 settembre 1984. Tutto questo – quanto a scaramanzia – per dire che la storia insegna che gli anni che finiscono con “4” portano bene all’A22 non sia che la buona sorte l’abbandoni proprio quest’anno.

La Bassa sfiorata – L’Autobrennero, per chi vive nella Bassa, è croce e delizia. Perché allevia il tedio di lunghi percorsi per arrivare alle Alpi – la Canaletto, la Ss12, è detta “dell’Abetone e del Brennero” – ma, per arrivare al primo ingresso fruibile, bisogna farne, di chilometri: la scelta cade inevitabilmente, a seconda del punto di partenza, su Carpi o Reggiolo-Rolo. E’ proprio su questo anello mancante che si basano le richieste di chi vuole la Cispadana. Ma questo è tutto un altro discorso…

 

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