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Così San Biagio ha ricordato ieri la figura di Agostino Baraldini

Ieri, in una delle numerose iniziative organizzate nella Bassa per commemorare il 70° anniversario della Liberazione, a San Biagio è stata deposta una corona di alloro sulla lapide di Agostino Baraldini, ucciso dai fascisti nel 1921 ad appena 28 anni.

Questa la memoria inviataci da Francesco Mandrino (foto di Patrizia Baraldini)

Fra le tante manifestazioni commemorative nel giorno della Liberazione Nazionale dal Nazifascismo, alcune delle quali di grande profilo, in questa edizione in cui tanto spazio è stato dedicato all’evento storico dall’informazione, specie quella televisiva, non mi sembra inutile ricordare una delle meno visibili ma non per questo minori.
Nel piccolo cimitero di San Biagio in Padule, che ancora mostra le cicatrici del sisma, una corona d’alloro è stata deposta ai piedi della lapide tombale di Agostino Baraldini, ucciso da un commando fascista il 17 agosto 1921. Alla deposizione erano presenti il Sindaco di San Felice insieme ad altre autorità comunali ed al Parroco, i rappresentanti dell’Associazione Partigiani Italiani e dell’Associazione Marinai Italiani con i rispettivi stendardi, i rappresentanti della Famiglia Baraldini ed i cittadini intervenuti. la corona è stata deposta da due donne del Corpo di Polizia Locale.
Agostino Baraldini, fra i fondatori del Partito Popolare Italiano a Mortizzuolo, insieme al padre Rodolfo, ai fratelli, e ad altri attivisti era già stato preso di mira dalle squadre fasciste in varie occasioni senza che mai venisse meno il loro impegno organizzativo a favore delle classi meno abbienti. Fu soprattutto questo a far paura ai proprietari terrieri che sostenevano il Partito Nazionale Fascista, la possibilità che sorgessero, indipendentemente dalle idee a cui esse si ispiravano, associazioni autonome di proletari non facilmente controllabili. Fu così che, per dare un chiaro segno, la notte del 17 agosto alcuni fascisti attesero il Baraldini di rientro da Fossa di Concordia col biroccio e, nei pressi della sua abitazione, lo uccisero con tre colpi di rivoltella.
Vi furono indagini che portarono ad alcuni arresti ma il tutto finì per diluirsi nella quantità crescente di fatti similari, e gli arrestati furono liberati. Gli altri attivisti del PPI di Mortizzuolo resistettero nelle loro convinzioni ma lentamente furono schiacciati dal crescere del potere fascista che si stava avviando verso la stagione del massimo consenso preparando così la catastrofe.
Questo episodio può dunque essere annoverato fra i primi atti della resistenza antifascista.

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Questa invece è la storia di Agostino Baraldini così come la si può leggere nel Dizionario Storico dell’Antifascismo Modenese e a questo link. Il testo che riportiamo è a cura di Paolo Trionfini.

Nasce a San Biagio in Padule, frazione di San Felice sul Panaro, nel 1893, popolare. La sua è una famiglia profondamente religiosa, attivamente impegnata (Baraldini ha sei fratelli) nelle diverse opere economico-sociali che ruotano intorno alla parrocchia, dalla Società operaia ed agricola di mutuo soccorso, alla Cassa rurale, alla Società di assicurazione. Nel corso della prima guerra mondiale, dopo aver assorbito la propaganda interventista, matura al fronte una posizione pacifista. Al termine del conflitto, come presidente del Fascio democratico cristiano diviene il punto di riferimento locale del movimento sindacale bianco, collaborando intensamente con il fratello Rodolfo al consolidamento del Partito popolare. La famiglia in più di un’occasione subisce atti intimidatori di matrice socialista. Lo stesso Baraldini il 1° maggio 1920 sfugge ad un’aggressione di un militante del PSI. Il fascismo, dopo aver costretto con la violenza alla resa il movimento socialista nella zona, prende di mira il mondo cattolico. L’incapacità delle forze di pubblica sicurezza di garantire l’ordine pubblico è denunciata in un rapporto degli inizi del 1921, che lamenta come il capitano dei carabinieri di Mirandola non possa svolgere «obiettivamente e serenamente» il suo ufficio per l’appoggio offerto al fascismo. Dopo che anche il cappellano della parrocchia e segretario del Fascio democratico cristiano, don Enrico Bussetti, è minacciato, il 17 agosto 1921 a Mortizzuolo una squadra fascista, sotto gli occhi della madre, uccide Baraldini a colpi di pistola. I funerali, ai quali si rende  presente con un messaggio Luigi Sturzo, segretario nazionale del Partito popolare,
rappresentano l’occasione per una manifestazione di segno antifascista. Gli autori e i mandanti del delitto sono prosciolti, provocando l’inutile ricorso alla procura di Modena dell’avvocato difensore della famiglia. Per festeggiare la liberazione dei loro camerati, i fascisti organizzano un corteo sul luogo del delitto per vedere «se Agostino Baraldini è ancora vivo», chiara dimostrazione del disprezzo verso gli avversari politici.

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