La “grande fuga” dei mirandolesi dalla sanità della Bassa. Preferiscono la Lombardia

«In soli quattro anni i mirandolesi che hanno scelto di rivolgersi a una struttura sanitaria di un’altra regione sono aumentati del 32%, passando dai 46.255 del 2011 ai 61mila del 2015. È la percentuale di gran lunga più alta di tutta la provincia, a dimostrazione che dal terremoto in poi la strategia di Ausl e Regione è stata di abbandonare i servizi sanitari nella Bassa». È la denuncia di Giulia Gibertoni, contenuta in una interrogazione in Regione sulla cosiddetta mobilità sanitaria passiva della provincia di Modena, ovvero i quei cittadini che hanno scelto di curarsi (per una visita specialistica ambulatoriale o per un ricovero in ospedale) in una struttura sanitaria diversa da quella di residenza, anche fuori regione.

Gibertoni, rievioca una nota del movimento, ha basato la sua interrogazione sui dati dell’Assistenza Specialistica Ambulatoriale dell’Ausl, dal 2002 in avanti: «Nel 2015, ultimo dato disponibile, i modenesi che sono andati fuori regione sono stati quasi 192mila, contro i 164mila del 2011. Di questi oltre il 30% risiede nel distretto sanitario di Mirandola (60.957). Spiegano i consiglieri comunali Giorgio Cavazza e Nunzio Tinchelli: «La maggior parte dei cittadini “emigranti” dell’Area Nord si è recata in Lombardia (46.838) e poi in Veneto (6.129) e in Toscana (1.775). Numeri impressionanti e che sono, purtroppo, in continua crescita: dimostrano come la mancanza di un’adeguata risposta sanitaria dopo il terremoto abbia spinto i cittadini della Bassa a spingersi fuori regione».

Per Giulia Gibertoni le cause della “grande fuga” risiedono nelle scelte fatte dai vertici della sanità regionale dal terremoto in poi, in particolare dalla mancata attuazione del Pal 2011 che avrebbe dovuto dotare dell’Area Nord di 198 posti letto e che invece, dal 2012 in poi, sono diventati 130, ovvero 68 in meno: «Va aggiunto che i fondi per la ricostruzione per i servizi sanitari nell’area del cratere alla fine sono stati spalmati su tutta l’area provinciale, relegando la Bassa a un ruolo a dir poco marginale nella gestione della sanità. In questi anni però c’è un’unica cosa rimasta invariata e cioè i premi incassati dai dirigenti della nostra sanità. Dal 2012 in poi viaggiano costantemente attorno ai 4,2 milioni l’anno. Evidentemente queste persone sono state giustamente ricompensate per aver costretto i mirandolesi a fuggire dal sistema sanitario regionale. Un lavoro davvero ben fatto…», ironizza Gibertoni. Di qui la richiesta di cosa si stia facendo per cercare di mettere un freno alla mobilità sanitaria passiva a Modena e la proposta «di ridurre o azzerare i fondi incentivanti destinati ai vertici della sanità modenese destinandoli più correttamente al potenziamento dei servizi sanitari sul territorio del cratere sismico del 2012».

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