Ubi Banca: al via tagli su esuberi

di Andrea Lodi

Ubi Banca ha intenzione di tagliare circa un terzo del personale delle tre “good bank” acquisite (si stima poco più di 1500 addetti), e di chiudere 140 filiali. Dopo l’acquisizione, spiega Victor Massiah, Consigliere Delegato in Ubi Banca, è tempo di fare le pulizie di casa, cercando di gestire gli esuberi e di razionalizzare i costi. Non è difficile pensare, vista la “devastante” gestione dei manager (con la emme minuscola) delle tre banche acquisite, che anche le dinamiche gestionali ed organizzative non abbiano goduto di quelle attenzioni tipiche di ogni buon Manager (in questo caso con la emme maiuscola); pertanto non è difficile pensare che gli esuberi siano anche frutto di una logica clientelare.

Gli esuberi, spiega Massiah, non prevedono alcun tipo di licenziamento, ma ci si muoverà su “base volontaria”. Un ossimoro, parrebbe, che vedremo a quali conclusioni porterà.

Va precisato tuttavia che un terzo dei lavoratori in esubero hanno già aderito al fondo di solidarietà prima dell’acquisto di Ubi Banca, e che i tagli previsti da qui al 2020, rientrano in una strategia di razionalizzazione dei costi che coinvolge l’intero Gruppo bancario.

Gli oneri operativi del Gruppo, infatti, caleranno di circa 200 milioni di euro, con la previsione di un consistente aumento degli utili a partire già dal 2019.

La FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani), dal canto suo, è preoccupata che vengano mantenute le  promesse fatte, quelle di garantire la gestione delle uscite attraverso gli strumenti contrattuali: prepensionamenti, uscite volontarie e incentivate con accesso agli ammortizzatori sociali di categoria. In caso di licenziamenti, hanno già fatto sapere che sono pronti alla mobilitazione generale.

Da parte di Ubi Banca gli animi sono tranquilli. Pare che i conti siano stati fatti bene. Tra risparmi fiscali, tagli alle spese e l’ingresso nel fiorente mercato dell’oro (in concessione alla ex Banca Etruria) gli “asset” e le previsioni sono positive. D’altronde il “conto salato” è stato già pagato dal sistema bancario che, per aver salvato nel novembre del 2015 le quattro “good bank”, si è fatto carico di un costo che si aggira attorno ai cinque miliardi di euro.

Una partita ancora tutta da giocare, insomma, anche se coloro che guidano il gioco, pare si stiano muovendo verso la giusta direzione.

Direzione che vede Massiah disponibile ad incontrare alcuni rappresentanti del Comitato Risparmiatori Azzerati, che rappresenta i risparmiatori che hanno perso i loro soldi a seguito del “fallimento” delle tre “good bank”. L’intento, a detta dello stesso Massiah, sarebbe quello di “riallacciare i legami con il territorio, e ristabilire un rapporto di fiducia con le famiglie colpite dalla risoluzione delle quattro banche”.

 

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