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Finalesi a dormire per strada, il Comune: “Hanno atteggiamento ostile e di pretesa nei nostri confronti”

E’ “ingeneroso accusare il Comune di Finale Emilia di non aver fatto nulla per la coppia in difficoltà, avendo comunque garantito (e tuttora garantendo) aiuti assistenziali rivolti a entrambi, benché un componente del nucleo non sia residente nel Comune”. Così a Finale Emilia si valuta la situazione in cui versa una coppia di finalesi, 46 anni lui, M.B e 48 anni lei, F.B., i quali da sabato saranno senza un tetto sulla testa e andranno a dormire per strada. Dal Comune puntualizzano che, a dire dei servizi sociali, i due abbiano mantenuto “Un atteggiamento ostile e di pretesa nei confronti del servizio”. Nessuna soluzione si prospetta dal Comune per il loro destino che, stando così le cose, è la strada. O soluzioni d’accatto come quella scelta da un muratore di Bastiglia di 58 anni, che vive nel bagno del cimitero della cittadina. Italiani che hanno sempre lavorato e pagato le tasse e che, nel momento del bisogno, non trovano risposte adeguate ai loro drammi, almeno per quanto riguarda la casa.

La coppia di Finale Emilia, la ricostruzione degli ultimi fatti secondo il Comune.

Il signor M.B, 46 anni, si è rivolto, per la prima volta, ai servizi sociali del Comune di Finale Emilia a settembre 2016  poiché, trovandosi in una condizione di disagio socio-economico grave, non è più riuscito a provvedere autonomamente al soddisfacimento dei propri bisogni”, e perde anche la casa. “M. in passato, ha sempre provveduto autonomamente al proprio mantenimento in quanto impegnato un un’attività lavorativa che gli permetteva di integrare il proprio reddito, dato dalla pensione di invalidità contributiva di cui beneficiava e che gli è stata sospesa a causa di una sua negligenza poichè non ha provveduto ad inoltrare all’Inps la documentazione richiesta entro il termine di 120 giorni dalla data di scadenza dell’assegno di invalidità, al fine di ottenere la conferma dello stesso”. Il Comune si muove prontamente per cercare di far recuperare all’auomo il suo assegno di invalidità, ma lui “non avendo ottenuto immediatamente una soluzione al problema casa, si è rivolto agli amministratori e alla stampa, lamentando la mancanza di aiuto”.
Arriva dicembre e il 46enne “è stato contattato telefonicamente dai servizi sociali ed invitato a recarsi, come da appuntamento, presso l’ufficio per consegnare la documentazione richiesta dagli operatori e definire insieme agli stessi un possibile percorso di aiuto; ha rifiutato di presentarsi al servizio dicendo di essere stanco di girare presso gli uffici comunali e che la sua unica priorità era  quella di trovare una sistemazione per la notte”. 

Un atteggiamento, quello dell’uomo, valutato negativamente da chi in quel momento si sta facendo in quattro per aiutarlo. Infatti, “nonostante l’ostilità verso il servizio, lo stesso si è mobilitato contattando le associazioni di volontariato al fine di attivare, nell’immediato quanti più aiuti possibili per sostenere il nucleo in difficoltà. E’ stato infatti attivato il pacco alimentari della Croce Rossa, sono stati concessi dei buoni alimentari per permettere a lui ed alla compagna di acquistare i beni di prima necessità ed è stata anche mobilitata l’associazione il Porto per il reperimento, nel territorio di Finale Emilia, di un alloggio da concedere, in emergenza. Intanto, in attesa di trovare una casa, l’associazione Il Porto ha messo a disposizione un posto letto presso la casa di accoglienza di San Biagio ed il Comune di Finale Emilia si è reso disponibile alla copertura dei costi di permanenza presso la struttura a favore solo di M., in quanto residente, e non della compagna, F.B. residente invece presso un altro Comune”.

Ma lui dice no a questa proposta che avrebbe lasciato la sua donna senza un tetto. “Di fronte al rifiuto categorico da parte dell’uomo della proposta avanzata – prosegue la ricostruzione del Comune che rivela come si sia fatto ben oltre il dovuto, in questa situazione, “pur consapevole che l’assistenza materiale fornita al signor B. non potesse essere garantita anche alla compagna poiché non residente, in accordo con l’Amministrazione Comunale, ha provveduto comunque a garantire alla coppia l’assistenza necessaria trattandosi di una situazione indifferibile; allo stesso tempo si è proceduto a  segnalare al comune di residenza della signora la situazione di indigenza della stessa e per la quale il servizio non ha ancora ricevuto una risposta, se non quella della disponibilità dello stesso comune di garantire un posto letto solo per  lei (offerta da subito dalla donna rifiutata)”.

Così a gennaio 2017 si chiarisce il destino dei due, che nel frattempo avevano dormito per strada: andranno a vivere nel monolocale di via Oberdan dove sono stati fino ad ora. Comune e l’associzione Il Port sottoscrivono un progetto di aiuto assistenziale a favore di M.B. con il quale “tutti i soggetti coinvolti hanno accettato di collaborare e rispettare i compiti assegnati.” Il Comune di Finale Emilia ha dato un aiuto per l’affitto, per un paio di mesi, e si è impegnato a provvedere anche ad attivare un tirocinio retribuito (da 200 euro al mese, Ndr) affinché, lo stesso, potesse provvedere al pagamento di parte dei consumi di gas, luce e acqua e poter comunque disporre di un reddito minimo per far fronte alle proprie esigenze”. 

Messo un tetto sulla testa dei due, c’era ancora da risolvere il problema della pensione di invalidità che è stata tolta all’uomo per mere questioni burocratiche. Lui ne ha tutto il diritto, viste le condizioni di salute in cui versa, ma siamo in un Paese in cui bisogna attivarsi, per far valere i propri diritti 

E qui il Comune spiega che “Il progetto sottoscritto a gennaio prevedeva che M.B. si impegnasse ad adempiere alcuni compiti che però sono stati disattesi”. Ad esempio, “Si doveva recare presso il medico di base per richiedere la documentazione sanitaria necessaria per completare la pratica da inviare ad Inps e, anche in questo caso, ha rinviato fino alla metà di settembre, giustificando questo ritardo con il fatto che fosse impegnato con il tirocinio che portava lui via tanto tempo e che non era riuscito a conciliare i suoi orari con quelli del dottore in quanto quest’ultimo si trovava a Massa e non a Finale. Ad oggi la situazione è invariata”. E “Nonostante i ripetuti solleciti la situazione è rimasta invariata e sia M.B. che la compagna hanno mantenuto un atteggiamento ostile e di pretesa nei confronti del servizio”.

Tutti contavano, poi, che la coppia potesse avere una casa popolare. Ma le leggi sono recentemente cambiate, e M.B. non era in possesso del requisito dei 3 anni di residenza continuativi nella nostra regione per cui non ha potuto presentare nessuna domanda per avere una casa popolare.

Arriva settembre di quest’anno, e nonostante facendo i salti mortali la coppia è sempre riuscita a pagare l’affitto, ha tenuto tutto in ordine e non ha mai dato problemi, si deve lasciare l’alloggio di via Oberdan. A M.B. il Comune prospetta due cose: un colloquio di lavoro a Cento e la possibilità di alloggiare presso la casa accoglienza di San Biagio. “Alla proposta  abitativa lui ha risposto che doveva pensarci ma che non era al momento in condizione di parlarne con la compagna in quanto molto agitati”, illustrano dal Comune, mentre il colloquio di lavoro salta perchè lui non trova un passaggio in auto per arrivare a Cento. “Pare dunque ingeneroso  – conclude l’Amministrazione – accusare il Comune di Finale Emilia di non aver fatto nulla per la coppia in difficoltà, avendo comunque garantito (e tuttora garantendo) aiuti assistenziali rivolti a entrambi, benché un componente del nucleo non sia residente nel Comune”.

Questa la versione del Comune di Finale Emilia, che dimostra come l’amministrazione abbia fatto tutto il possibile e anche oltre. Ma la situazione è impietosa: da sabato rimane il fatto che due persone finiranno per strada.

 

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