SulPanaro Expo Ogni comune, tutte le attività, un solo click. SulPanaro Expo Ogni comune, tutte le attività, un solo click.

Mirandola: un’indipendenza fermata dall’Unità d’Italia?

stampa_02

di Gabriele Testi

“Se e soltanto se…”. Applicata al passato di Mirandola questa condizione ipotetica, propria delle scienze esatte, sembra fatta apposta per rinfocolare i mille sogni e le altrettante nostalgie del capoluogo di fatto dell’attuale Unione Comuni Modenesi dell’Area Nord per un’età gloriosa e ormai estinta. Avrebbe potuto esserci un destino migliore per i mirandolesi, cioè diverso dall’isolamento di chi si trova schiacciato oggi sul confine della Regione Lombardia e allo stesso tempo “lontano” dai centri decisionali di Modena e Bologna, ma soprattutto ha perduto la vivacità politica e la combattività che esattamente mezzo millennio fa, il 20 gennaio 1511, ne fecero (e ne fanno tuttora) l’unico caso nel passato del mondo di città assediata “personalmente” da un Papa in armi, Giulio II? 


“Se e soltanto se…” poche e determinate torsioni della storia avessero avuto un andamento diverso, non sarebbe forse difficile immaginare un Ducato della Mirandola e un Marchesato della Concordia ancora indipendenti e sovrani, nonché perfettamente inseriti nello scacchiere continentale con la stessa legittimità e la medesima dignità che hanno diversi microstati tuttora esistenti, impegnati in una costruttiva dialettica “con” e “all’interno” dell’Unione Europea: dal Granducato del Lussemburgo alle Repubblica di San Marino e di Malta, ai Principati di Monaco, del Liechtenstein e di Andorra. A Mirandola mancò davvero poco…

Fra il 15 luglio 1710, giorno in cui l’imperatore Carlo VI d’Asburgo revocò a Francesco Maria Pico tutti i titoli feudali avocando a sé il Ducato perché il giovanissimo principe furitenuto colpevole di “fellonia” in quanto alleato della Francia e della Spagna nella Guerra di Successione Spagnola (pur se a Vienna compirono un abuso e un errore procedurale, dal momento che la famiglia Pico era stata omaggiata dei feudi di Gavello e San Martino Spino dal vescovo di Reggio e non dall’Impero), e il 16 aprile 1711, giorno dell’ingresso degli Estensi in città, ci furono concrete possibilità di mantenere quell’indipendenza statuale, quella sovranità che la signoria mirandolese aveva conservato fra alti e bassi per quattrocento anni e che avrebbe potuto essere forse mantenuta.

Ce lo ricorda l’esperto di storia pichiana Enzo Ghidoni: “Se i Pico avessero avuto un maggiore senso dinastico e gli zii fossero andati in soccorso al ‘duchino’, le cose avrebbero potuto andare diversamente”. O se la madre di Francesco Maria, principessa Anna Camilla Borghese, avesse reperito a Roma il denaro necessario. Ma che cosa avremmo dovuto aspettarci da una donna che, scomparso il marito Francesco ed erede di Alessandro II il 19 aprile 1689, lasciò Mirandola e non volle più ritornarvi? “La somma che l’Impero richiese all’imberbe Francesco Maria per riscattare il Ducato e conservarne la proprietà e la sovranità, facendo un rapido calcolo di equiparazione monetaria, fu di due volte e mezzo inferiore alle 175.000 doppie d’oro, più altre 26.000 circa per le spese d’investitura e iscrizione, che versò Rinaldo d’Este, per cui non è vero che la sparizione di questo Stato fosse così ineluttabile nonché ‘voluta’ a livello sovranazionale. Il Ducato di Modena, almeno sino al 1750 circa,patì nelle proprie finanze lo scompenso dello sforzo compiuto per acquistare Mirandola e gli Estensi vennero costretti a requisire l’argento delle chiese e dei conventi di Reggio nonché a vendere preziosi quadri della loro galleria: un milione e sessantamila zecchini, cioè il solo prezzo d’acquisto, equivalgono a ben tre quintali e sessanta chili di oro!”, prosegue Ghidoni, recente autore del volume “Lettere di Francesco Maria Pico”, che contiene alcune missive inedite e interessanti per ricostruire l’eclissi, non però così scontata, del casato emiliano.

Ma la storia ci insegna che molti dei Paesi “mignon” che ancora punteggiano le carte geografiche (“scarti di lavorazione del processo di costruzione degli Stati nazionali”, come li definisce la ricercatrice Alice Blythe Raviola in un lavoro sul tema) superarono indenni un’avventura napoleonica che dissanguò il Vecchio Continente, scompaginò le diplomazie, proiettò oltre i confini francesi la prorompente energia della rivoluzione e innescò una modernizzazione dalla quale non si sarebbe potuti più tornare indietro, ma che ebbe uno straordinario rispetto per le piccole e piccolissime patrie. E chissà che dalla“galassia o costellazione” di piccoli Stati padani, per dirla con Cesare Mozzarelli, che circondava il maggiore di loro, quel Ducato di Mantova integrato nella cosiddetta Lombardia austriaca con il Ducato di Milano il 30 giugno 1708 per punire la scelta filotransalpina di Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers, non potesse salvarsi proprio Mirandola, qualora Francesco Maria Pico fosse stato capace di racimolare in un paio d’anni i quattrocentomila zecchini d’oro necessari a conservarne la titolarità.

Chi sopravvisse a Napoleone e alla Restaurazione, a parte i microstati tedeschi e il Regno di Baviera che perirono nel 1918 con la sparizione dell’Impero Tedesco degli Hohenzollern, è infatti ancora vivo e vegeto, indifferente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale, della Caduta del Muro di Berlino e della globalizzazione economica:Lussemburgo, San Marino, Malta, Monaco, Liechtenstein, Andorra e, volendo considerarla tale, la Città del Vaticano, “rumore di fondo” di quel potere temporale della Chiesa che fu ripristinato nei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929 fra Regno d’Italia eSanta Sede, con la firma di Benito Mussolini e del cardinal Pietro Gasparri, incaricato da papa Pio XI di risolvere le annose questioni ancora in sospeso…

In verità, i potenti d’Europa non si dimenticarono mai di Mirandola, neppure dopo i Cento Giorni di Napoleone Bonaparte, dimostrazione di un’attenzione che la politica modenese ed emiliana dovrebbero forse riscoprire dal principe di Metternich e dalmarchese di Talleyrand. Riuniti a Vienna nell’omonimo Congresso che avrebbe ridefinito gli equilibri continentali in un’ottica restauratrice, riservarono ai territori dell’Emilia che oggi conosciamo due articoli del trattato conclusivo: il 99, dedicato ai Ducati di Parma e Piacenza, e il 98, intitolato “Stati di Modena e di Massa e Carrara”.

Nella versione italiana, prodotta dalla Stamperia Imperiale parmense il 18 agosto 1815, vi si legge testualmente: “Sua Altezza Reale l’arciduca Francesco d’Este, suoi eredi e successori possederanno in piena proprietà e sovranità i Ducati di Modena, di Reggio e della Mirandola nella stessa estensione in cui erano all’epoca del trattato di Campo-Formio. Sua Altezza Reale l’arciduchessa Maria Beatrice d’Este, suoi eredi e successori, possederanno in piena sovranità e proprietà il Ducato di Massa ed il Principato di Carrara, come pure i feudi imperiali della Lunigiana. Questi ultimi potranno servire a’ cambj od altri proporzionati accomodamenti con Sua Altezza Imperiale il Gran-Duca di Toscana, secondo la reciproca convenienza. I diritti di successione e riversione stabiliti nei rami degli arciduchi d’Austria, relativamente al Ducato di Modena, Reggio e della Mirandola, come pure i Principati di Massa e Carrara, saranno conservati”Perché ricordare ancora Mirandola, un secolo e rotti dopo l’attribuzione dell’ex Stato pichense alla casa d’Este, e per di più con la stessa dignità di Modena e Reggio?

“Come Raffaele Gambigliani-Zoccoli mise in luce, la riforma universitaria della Restaurazione portò proprio a Mirandola un convitto dell´antica Università di Modena su cui convogliare gli studenti della pianura. Col Regno d´Italia, Mirandola divenne uno dei Circondari e ricevette una Sotto-Prefettura”, argomenta, un po’ raffreddando gli entusiasmi mirandolesi, Felicita Ratti, ricercatrice geminiana in servizio presso l’Istituto Storico di Modena, che sta conseguendo il dottorato di ricerca all’Università di Salisburgo. La quale spiega il perché di una simile precisazione nel testo del Congresso di Vienna: “Quando si parla dell´ordine aristocratico europeo, a cui la spinta modernizzatrice del diciannovesimo secolo pose fine, bisogna ragionare in termini di forme di legittimazione del potere tipiche, appunto, dell’aristocrazia, che sono la ‘concessione dei diritti’: il vassallaggio, da parte dell´Imperatore, cioè del Sacro Romano Impero, da parte del Papato, da parte di un casato o una signoria. Per questo, ripercorrendo testi e documenti relativi a quest´epoca, vi sono attenzione e precisione maniacale nell’elencare i territori e i rispettivi titoli di possesso. Mirandola arriva per patenti dinastiche e per debiti-sanzioni e la procedura deve segnalare la riconferma da parte dell’Impero Austriaco di un territorio tolto ai Pico e donato agli Este dall´Impero Sacro Romano della Nazione Germanica, autorità incarnata fino al 1806 dall´Austria. Diverso il destino della Carpi dei Pio: la famiglia riceve e viene privata dei propri territori sempre dagli Este, non dall´imperatore”.

Che cosa avrebbe potuto succedere a Mirandola “se e soltanto se…” l’ultimo Pico avesse superato lo scoglio dell’arrabbiatura imperiale del 15 luglio 1710 e avesse continuato a unire e dividere allo stesso tempo la Mantova neoasburgica e prima gonzaghesca dalla Ferrara pontificia ed ex estense e dal modenese. I mirandolesi si consolino con una certezza: pochissime cittadine dell’attuale Repubblica giunsero al gong dell’unità d’Italia conuno status giuridico che soltanto le persone e il ruolo di Francesco IV e Francesco V d’Asburgo-Este riunivano a Modena e Reggio

Leggi altri articoli dal blog “Lpb Laboratorio Politica Bologna” cliccando qui
Leggi altri articoli della rubrica “Scripta manent” cliccando qui

Rubriche

Glocal
Le imprese italiane cercano 150.000 tecnici, ma non ci sono
I novantacinque ITS presenti in Italia attualmente contano poco più di diecimila iscritti, contro una domanda di lavoro da parte delle imprese, stimata nei prossimi cinque anni, di oltre 150 mila tecnici.leggi tutto
Glocal
Imprese emiliane in Silicon Valley un mese dopo
Nella Silicon Valley c'è la più grande concentrazione di menti, volontà politica, aziende, capitali e visione, che lavorano in sinergia verso un obiettivo comune: costruire grandi aziende su scala globale.leggi tutto
Glocal
Pubblicità: come evitare i vampiri virali
La rete è popolata di contenuti branded che generano picchi di viralità, ma di cui tutti ricordano solo un attore o un tormentone, e nessuno ricorda invece il brand o il suo messaggio.leggi tutto
Glocal
Italia ed Europa: un rapporto difficile
L’Italia stenta ad attuare le riforme politico-economiche tanto agognate dalle istituzioni europee.leggi tutto
Glocal
Il nuovo male dell'Italia è il rancore
L’economia italiana ha ripreso a crescere abbastanza bene, trainata dall’industria manifatturiera, dall’export e dal turismo che hanno messo a segno risultati da record. Ripresa che non impedisce però ad una buona parte degli italiani a manifestare sentimenti di forte rancore.leggi tutto
Glocal
Economia inclusiva: Italia ultima tra le economie avanzate
Il World Economic Forum posiziona l’Italia al 27esimo posto su 29 nella classifica dell’inclusività nell’economia tra i Paesi ad economia avanzata.leggi tutto
Storia semiseria di un delirio elettorale
Caos e ritardi con lunghe cose ai seggi elettorali a causa dell'inserimento del bollino antifrode nelle schede elettorali.leggi tutto
Glocal
L’Italia detiene il primato europeo di “Stato più povero”
In Europa, su una popolazione di circa 510 milioni di abitanti, il 15% circa dei suoi abitanti vive in uno stato di “privazione sociale o materiale”.leggi tutto

Sul Panaro on air

    • WatchFlavio Zanini presidente Banca Sanfelice
    • WatchOspedale di Mirandola, la donazione in ricordo di Giuseppe Della Croce
    • WatchMirandola, studente lancia cestino contro la professoressa

    Curiosità

    Alle Tatoo va in televisione su Rai 1
    Alle Tatoo va in televisione su Rai 1
    E' stato ospite della trasmissione "I soliti Ignoti". E nel fine settimana a a Mediaset[...]
    All'Università apre un nuovo Centro di ricerca... sulle Metafore
    All'Università apre un nuovo Centro di ricerca... sulle Metafore
    Forte la portata interdisciplinare: riguardano linguistica, stilistica, la traduzione, la critica letteraria, la filosofia, le scienze cognitive [...]
    Gli italiani spendono all'anno per il caffé 260 euro
    Gli italiani spendono all'anno per il caffé 260 euro
    Il 93% sceglie l'espresso, il resto si divide tra americano, orzo o altro[...]
    A tutta birra per il paese con lampeggiante blu, 49enne nei guai
    A tutta birra per il paese con lampeggiante blu, 49enne nei guai
    L'uomo simulava inseguimenti incurante dei limiti di velocità[...]
    Un nuovo polo logistico per Ducati e Lamborghini
    Un nuovo polo logistico per Ducati e Lamborghini
    Ci sono anche 40.000 pezzi in deposito tra vetture storiche, modelli attuali e ricambi del reparto Motorsport, Squadra Corse[...]
    Lavarsi le mani è importante, ricordiamocelo!
    Lavarsi le mani è importante, ricordiamocelo!
    Soprattutto in ospedale, dove è una delle misure più efficaci per proteggere dal rischio di contrarre un’infezione correlata all’assistenza[...]
    Stanze in vendita nell'albergo-condominio, ecco i Condhotel
    Stanze in vendita nell'albergo-condominio, ecco i Condhotel
    Abbina camere di albergo, minimo sette, con unità abitative dotate di cucina autonoma che possono essere frazionate e vendute ai privati o affittate [...]
    Ad aprile un caldo da record: mai così negli ultimi due secoli
    Ad aprile un caldo da record: mai così negli ultimi due secoli
    E' la sintesi tracciata dagli esperti dell’Osservatorio Geofisico del DIEF - Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Unimore. [...]
    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: