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Incubo frane in Appennino: “È un dolore vedere il nostro territorio così ferito e poco curato”, dicono dall’Ordine dei geologi

foto_gaggio_bassaSono ben 70mila le frane cartografate che fanno dell’Emilia-Romagna la regione italiana più colpita dal dissesto idrogeologico. Lo scorso anno il dissesto ha colpito principalmente la parte occidentale dei nostri Appennini, quest’anno invece è diffuso su più province con il 30% del territorio collinare e montuoso regionale interessato da smottamenti.Solo nell’ultima primavera la Regione ha raccolto quasi 1.700 segnalazioni di frane, ed il Servizio Tecnico Bacino Renonell’ultimo mese ne ha visionate oltre una cinquantina.

Di fronte alla crescita esponenziale del rischio idrogeologico nelle aree dell’Appennino nei giorni scorsi l’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna ha realizzato un sopralluogo nella frazione di Silla insieme al sindaco di Gaggio Montano, Maria Elisabetta Tanari. Sono numerose le frane che riguardano questo territorio: la frana Montecchi-Silla coinvolge i terreni argillosi di un’ampia porzione di territorio e minaccia l’insediamento industriale sottostante costruito negli anni ’70 sul piede della frana stessa: nella parte alta del versante il terreno si muove con una velocità di qualche metro ogni mese; la frana Muiavacca interessa l’abitato di Silla Vecchia e le aree di espansione urbanistica limitrofe e si è riattivata più volte negli ultimi anni. Ma sono solo due esempi.

L’abusivismo edilizio, il consumo selvaggio del suolo e la pianificazione irrazionale sono piaghe che hanno riguardato pesantemente anche la nostra Regione – a dispetto della sua fama di “prima della classe”, dove a farne le spese sono soprattutto i cittadini delle aree montane e collinari, interessato da decenni da numerosissime frane, molte delle quali classificate ‘quiescenti’, in stato di inerzia, ma che la mancanza di opere di regimazione, l’abbandono dei territori degli ultimi anni e i cambiamenti climatici hanno riattivato. Un film già visto, con evacuazioni, chiusura delle strade di collegamento principali, coltivazioni completamente rovinate e danni per centinaia di milioni di euro. Tutti questi elementi hanno ricordato alle istituzioni ed ai cittadini che il territorio è esposto a notevoli rischi connessi alle calamità naturali. Lo stesso Presidente Vasco Errani in una recente occasione ha affermato: «Qui viene giù tutta la Regione». Diventa opportuno chiedersi quale lezione sia possibile trarre da questi eventi, quali siano gli esiti delle azioni intraprese dalle pubbliche amministrazioni, ma soprattutto, in vista delle prossime elezioni europee, che ruolo debba avere nella prevenzione l’utilizzo dei fondi Ue, al fine di migliorare la sicurezza dei cittadini.

 

Un problema, quello del rischio idrogeologico, che ha conseguenze significative anche sul piano economico. Il valore del rischio, dicono le stime aggiornate degli esperti, sfiora ormai quota 985 milioni di euro rispetto ad un totale italiano di 7 miliardi. Nel 2012 la stima del rischio regionale era di 853 milioni, a dimostrazione di come sia in atto un netto peggioramento che rende urgente l’adozione di provvedimenti.

Un problema rilevante e quindi tema caldo anche in vista delle prossime elezioni europee. L’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna condivide la proposta di Vasco Errani di far convergere parte dei fondi Ue, programmati per il 2014-2020, per combattere il dissesto idrogeologico. Parallelamente occorre diffondere la cultura della prevenzione, del presidio del territorio e della manutenzione, ripensare con coraggio alla pianificazione e all’uso del territorio (fino anche a valutare la delocalizzazione in alcuni casi) ed investire in interventi infrastrutturali per la riduzione del rischio. Come dichiarato da Gabriele Cesari, Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna: «Lo sfruttamento fuori controllo del territorio (8 ettari al giorno in media nell’ultimo decennio) è una delle cause principali delle frane e va combattuto. Occorre superare la logica facile e comoda: evento calamitoso – dichiarazione emergenza – fondi per ripristino danni. Pensare quindi a risarcimenti proporzionali ai fondi realmente spesi per prevenzione e manutenzione dei territori. In questo senso è auspicabile che i fondi per il dissesto idrogeologico siano esclusi dai vincoli del patto di stabilità e che immediatamente dopo vengano emanate le disposizioni attuative necessarie alla realizzazione degli interventi e degli studi di prevenzione».


Conclude il Presidente: «I cambiamenti climatici inesorabilmente in atto sono una sfida epocale che chiede di essere affrontata in modo innovativo, condiviso e con grande senso di responsabilità: Enti Pubblici, con le diverse funzioni; privati ed agricoltori con la riscoperta e valorizzazione del loro ruolo chiave di presidio del territorio; mondo della ricerca e dei professionisti, con un moderno approccio sussidiario anche finalizzato al necessario contenimento dei costi».

 

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