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Bambini in difficoltà: sono 53 mila in tutta la regione

Per i bambini in Emilia-Romagna i servizi educativi del territorio coprono quasi il 30% della popolazione interessata, percentuale che, con oltre mille nidi e 38.000 posti disponibili, non è lontana dall’obiettivo di Lisbona. Ma l’aumento del ricorso alla rete dei servizi dimostra anche il crescere di situazioni problematiche e di disagio:in carico ai servizi sociali ci sono circa 53mila persone di minore età. Rilevante e in crescita è anche il numero dei minori seguiti dai servizi di neuropsichiatria infantile: erano 41.000 nel 2011, passati a 45.000 nel 2012 (molti i bambini della fascia da zero a due anni).

E’ quanto si ricava dalla Relazione sull’attività svolta nel 2013 dall’Ufficio del Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, messa a disposizione nelle scorse settimane dell’Assemblea legislativa e dei consiglieri regionali.

Il lavoro si compone di tre partila prima fornisce uno sguardo d’insieme sull’attività svolta l’anno passato e sulla situazione dei minori in regione; la seconda contiene approfondimenti su temi specifici di particolare rilevanza per l’Ufficio e riferiti a tre macroaree: promozione dei diritti, protezione, tutela giurisdizionale-amministrativa; la terza riguarda la documentazione di singole attività, iniziative, convegni, comunicati stampa e interventi del Garante.

I DATI DI CONTESTO – Venendo al dettaglio della Relazione, sono oltre 711 mila i cittadini di minore età residenti in Emilia-Romagna al 31 dicembre 2012, nel complesso rappresentano il 16% della popolazione totale con un costante aumento nel corso degli ultimi 5 anni. Il17,5% della popolazione minorenne complessiva in regione è di origine straniera. Il 7,5% del totale è in carico ai Servizi sociali, ma solo il 10% delle prese in carico avviene in esecuzione di disposizioni dell’Autorità giudiziaria, cioè per proteggere bambini e ragazzi da condotte genitoriali non del tutto consone o pericolose per i figli. In leggera flessione rispetto al 2011, il numero dei minori che vivono al di fuori della famiglia d’origine (erano 3.295 nel 2011, 3.109 nel 2012). Permane, fra questi, la prevalenza del collocamento in comunità (60,4% dei casi); minore, anche per effetto della crisi e della fragilità dei legami familiari, il ricorso all’affidamento familiare (39,6%). Oltre 500, infine, i minori stranieri non accompagnati presenti nel 2012 in regione, la quarta per incidenza del fenomeno dopo Lazio, Sicilia e Lombardia.

I DIRITTI DEI BAMBINI, IL LAVORO FUORI E DENTRO LE SCUOLE: RACCOGLIERE I SEGNALI DEL TERRITORIO – Per quanto riguarda le attività su temi specifici, nel corso del 2012 l’Ufficio del Garante ha sviluppato la collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale e curato la realizzazione di progetti e strumenti volti a diffondere i diritti dei minori nelle scuole e a coinvolgere i bambini stessi nella realizzazione delle attività. Tra le iniziative promosse, figurano il progetto “Laboratori sui diritti con i minori”, che ha coinvolto 12 scuole superiori e 13 centri di formazione professionale del territorio, e lo strumento di educazione ai diritti per le scuole medie Lucilla – Inventadiritto. A maggio è stato inaugurato a Portomaggiore il “Sentiero dei diritti”, un percorso a tappe sui diritti che, attraverso pannelli illustrati realizzati dagli stessi ragazzi, accompagna il visitatore in un cammino di scoperta dei principali diritti dell’infanzia, tra cui quelli all’ascolto e alla protezione. Si è inoltre sperimentata la pratica del giornalismo civico-partecipativo, con tre numeri tematici della newsletter dedicati ai temi dell’infanzia e dell’adolescenza. Per capire come vengono ascoltati i minori l’Ufficio del Garante, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, ha promosso la realizzazione di una ricerca sugli “sportelli di ascolto” nelle scuole secondarie di secondo grado e nei centri di formazione professionale di due province campione: Forlì-Cesena e di Parma. Inoltre è stata realizzata un’indagine sull’offerta formativa erogata dalle Università della regione in materia di tutela e promozione dei diritti dei minori: il risultato è abbastanza allarmante, il diritto minorile non ha visibilità, spesso è compreso in altri corsi di studio come materia marginale e merita maggiore attenzione e diffusione.

LA PROTEZIONE DEI DIRITTI E DEGLI INTERESSI DEI MINORI, IN AUMENTO LE SEGNALAZIONI AL GARANTE – Le segnalazioni rappresentano per l’Ufficio un importante antenna per cogliere i segnali di disagio minorile che vengono dal territorio. La legge regionale del resto prevede la possibilità anche per i minorenni di rivolgersi al Garante. Nel 2013 le nuove segnalazioni sono state 138 con un aumento del 15% sul 2012. I casi vengono esaminati e definiti in un arco di tempo piuttosto limitato, se si considera la complessità della materia, cioè di norma entro  tre mesi dall’attivazione. Spesso però l’Ufficio deve assumere informazioni da altri soggetti (ad esempio, dal Tribunale per i Minorenni per sapere se è stato emesso un decreto di affidamento al Servizio sociale o dal Servizio stesso per avere una relazione sul minore e il suo nucleo familiare); in questi casi, la conclusione del procedimento può dunque avvenire, per ragioni oggettive, oltre il termine dei tre mesi. La conclusione del procedimento può avvenire attraverso un provvedimento strutturato, ad esempio una raccomandazione alle competenti autorità per chiedere l’adozione di interventi di aiuto e sostegno per il minore, oppure un sollecito a provvedere in caso di ritardo, oppure anche un invito a riconsiderare una decisione che incide sui diritti del soggetto minore. Ciò accade con una certa frequenza nell’ambito scolastico.

In altri casi  la chiusura del procedimento coincide invece con una lettera al segnalante, nella quale il Garante esprime il suo parere sulla questione e indica i comportamenti più idonei da tenere (ad esempio, invitando il segnalante a collaborare coi Servizi o ad attenersi a quanto disposto dall’Autorità giudiziaria).

Nel 2013, una segnalazione all’Ufficio da parte di privati ha riguardato casi di maltrattamento in una comunità di accoglienza, che avevano dato luogo a procedimento penale nei confronti di un educatore. A chiusura del procedimento, il Garante ha invitato il competente Assessorato a valutare l’adeguatezza e il rispetto della normativa prevista in materia di vigilanza sulle strutture di accoglienza. La richiesta è stata accolta: nel mese di luglio di quest’anno la normativa regionale di riferimento (DGR n. 1904/2011) è stata modificata ed integrata.

LA VIOLENZA ALL’INFANZIA. LINEE GUIDA REGIONALI E INTERVENTI IN TEMA DI TUTELA E CURATELA –  L’Organizzazione mondiale della sanità nel 2006 ha ribadito che “ogni bambino ha diritto alla salute e a una vita priva di violenza”. Per rendere omogeneo su tutto il territorio regionale il percorso di accoglienza e cura dei bambini vittime di maltrattamento e abuso, nel novembre 2013 la Regione Emilia-Romagna ha pubblicato le nuove Linee di indirizzo regionale cui il Garante a collaborato curando il capitolo relativo al quadro normativo di riferimento.

In questo ambito si inserisce anche il progetto di ricercAzione in materia di allontanamento, del maltrattamento e della sua possibile prevenzione, realizzato dall’Ufficio in collaborazione con il CISMAI, un centro molto noto a livello nazionale che si occupa di violenza all’infanzia.

Il maltrattamento dell’infanzia e la gravità dei traumi psicologici che esso comporta sono purtroppo fenomeni poco conosciuti e largamente sottovalutati. L’opinione pubblica, i media e buona parte degli stessi operatori (specialmente giuridici) hanno necessità di essere sensibilizzati a riguardo. Per questo, l’Ufficio del Garante ha organizzato un’iniziativa di sensibilizzazione sui temi che ha avuto un esito molto soddisfacente: Dacia Maraini, autrice di un testo teatrale nell’ambito di un progetto dell’Unicef sulla protezione dell’infanzia, ha accettato di venire a Bologna e di far rappresentare senza spese il  testo teatrale “Per proteggerti meglio figlia mia!”; la rappresentazione ha avuto luogo l’11 ottobre 2013  al teatro San Rocco, in via del Pratello. Vi ha fatto seguito una Tavola rotonda con operatori dei servizi e della giustizia minorile.

Si è inoltre concluso il corso di formazione e sensibilizzazione per aspiranti tutori volontari, qualificando una ventina di persone, alcune delle quali già incaricate di tutele da parte del giudice tutelare di Bologna.

Si è infine completata la ricerca co-promossa dai Garanti di Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Toscana sull’istituto dell’affidamento al Servizio sociale, i cui risultati sono stati presentati in occasione di un Convegno nazionale che si è svolto lo scorso 27 aprile a Roma.

Grande cura è stata posta per rendere più facili i rapporti e l’interazione tra servizi del territorio e autorità giudiziaria minorile. In quest’ottica il Garante ha istituto un Tavolo di lavoro permanente composto capi degli uffici giudiziari minorili, dai responsabili regionali dei Servizi sociosanitari (assessorato alle Politiche sociali) e da rappresentanti dell’avvocatura, che ha portato alla condivisione di un modello unitario per le segnalazioni e le relazioni che i Servizi inviano alla Procura e al Tribunale.

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