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Mafia: nel modenese “quadro critico e contraddittorio”

La particolarità delle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna è nella “straordinaria capacità di penetrazione nell’economia legale”, ma in regione c’è anche, diversamente da altre realtà, “una forte resistenza da parte della politica”. Sono punti evidenziati dalla presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, a Bologna per un incontro in prefettura. In regione, ha ricordato Bindi all’Ansa, non ci sono mai stati scioglimenti di amministrazioni comunali per mafia.

E Modena? Una provincia caratterizzata da una rilevante presenza di ‘ndrangheta e camorra, attive da anni sul territorio e oggetto di importanti operazioni di contrasto. E’ uno degli aspetti della realtà modenese evidenziati dal primo Rapporto trimestrale sulle mafie nelle aree settentrionali, curato dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano, e presentato nel municipio di Modena, dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi.

Nel Rapporto – spiega l’ufficio stampa del Comune – si cita anche la presenza di Cosa nostra, con esponenti dei Corleonesi, per sottolineare che Modena insieme a Reggio Emilia è la provincia della regione con “la più alta densità mafiosa, in cui si riscontrano singolari atti intimidatori e sospetti rapporti tra crimine organizzato e politica locale”, facendo riferimento alle vicende che hanno coinvolto la precedente amministrazione comunale di Serramazzoni.

Il quadro delineato dai ricercatori è definito “critico e talvolta contraddittorio” sottolineando il numero esiguo di beni confiscati (solo due, con il dato aggiornato al 2012) e ricordando, tra gli altri, alcuni episodi, come il maxi sequestro di aprile (13 milioni di euro) nei confronti della famiglia Pugliese, le minacce al giornalista Giovanni Tizian, i numerosi attentati incendiari, la tendenza delle principali organizzazioni criminali “a sposare un modello di convivenza pacifica sul territorio e talvolta di compartecipazione in affari illegali, come emerge nell’ambito dell’operazione ‘Rischiatutto’ del giugno 2013 relativa al gioco d’azzardo che vede coinvolti i casalesi insieme a esponenti di ‘ndrangheta e Cosa nostra”.

Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli ha sottolineato l’importanza della ricerca per come evidenzia la pericolosità della penetrazione della criminalità organizzata nel nord Italia (“un fenomeno che le istituzioni locali non hanno nessuna intenzione di sottovalutare”) fornendo anche un importante contributo di conoscenza sulle modalità in cui ciò può avvenire. E ha ricordato l’impegno nella promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile, così come nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose negli appalti della ricostruzione post terremoto con controlli su imprese e flussi economici sui quali “è tempo di riflettere, per capire in che misura debbano diventare una prassi normale e non solo legata ad eventi straordinari”. La nuova Provincia, per esempio, secondo Muzzarelli potrebbe svolgere un ruolo decisivo nella valorizzazione dell’esperienza pluriennale dell’Osservatorio modenese degli appalti pubblici fino ad arrivare “a una centrale unica degli appalti o a formule intermedie che non lascino soli i comuni minori”.

All’incontro, presieduto dalla presidente del Consiglio comunale Francesca Maletti, sono intervenuti anche il prefetto di Modena Michele di Bari e il Procuratore aggiunto Lucia Musti.

L’Osservatorio della criminalità organizzata è  stato istituito nel 2013 e su incarico della Commissione parlamentare Antimafia ha iniziato ad approfondire la conoscenza e comprensione delle attuali dimensioni e manifestazioni del fenomeno mafioso nelle regioni settentrionali. Tra gli obiettivi c’è quello di ricostruire la presenza del fenomeno sulla base delle dinamiche registrate negli ultimi cinque anni (dal 2009 al primo trimestre del 2014), e di connetterle con i dati storici precedenti. Si tratta quindi – come spiegano i ricercatori – di una prima esplorazione delle caratteristiche e delle tendenze attuali della presenza mafiosa nell’Italia del nord” con approfondimenti provincia per provincia.

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