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Dopo averci ridotto in miseria, la finanza potrà mai essere etica? – editoriale di Andrea Lodi

Andrea_Lodi  di Andrea Lodi*

“Trasparenza, competitività sostenibile, attenzione per i diritti umani. La finanza etica prende piede anche in Italia”.

Certo che parlare di finanza etica nel mezzo di una crisi economica, in un Paese che sta sempre più evidenziando una “discreta” incapacità a gestire anche le cose più semplici, forse, e mi permetto di inserire un avverbio dubitativo, non è proprio cosa da farsi.

In un Paese dove ormai da secoli sembrano aver preso asilo i più grandi farabutti del pianeta, preoccuparsi di tenere atteggiamenti etici, sembrerebbe quasi un eufemismo, o forse addirittura un paradosso; qualcuno direbbe “una presa per il culo”, scusate l’inglesismo.

Al paradosso in effetti ci siamo arrivati con i finti invalidi che percepiscono pensioni d’invalidità, con pensionati che percepiscono pensioni principesche fino al caso limite di quel pensionato siciliano che percepisce una pensione di 90 mila euro mensili. Al paradosso ci siamo arrivati con gli studenti universitari, figli di genitori ricconi, che dichiarano indigenza per ottenere agevolazioni e borse di studio riservate a “chi ne avrebbe bisogno”. Al paradosso ci siamo arrivati con i mancati aiuti alle famiglie ed alle imprese che risiedono nei territori del nord Italia colpiti dal terremoto nel 2012, però le centinaia di milioni di euro di finanziamento ai partiti, utilizzati per sostenere le spese personali dei nostri politici, vengono erogati con la puntualità degna di un orologio svizzero.

E’ dimostrato – la matematica non è un’opinione, anche se comprendo che in Italia tutto è possibile – che sarebbe sufficiente delegare ad una task force (di professionisti competenti), adeguatamente remunerata per l’incarico affidatole, la risoluzione di tali “semplici” problemi , per recuperare decine e decine di miliardi di euro (opinione espressa anche dal Presidente di Confindustria), necessari per ridare linfa ad un Paese, che grazie a questa gentaglia, è ormai vicino al fallimento.

Si, ho scritto proprio gentaglia perché è giunto il momento, visto che si parla di finanza etica, di esigere eticità, in primis nei comportamenti più elementari, premiando chi rispetta le regole e punendo severamente, come fanno i Paesi seri, chi invece commette abusi, ruberie, e altre amenità varie che indeboliscono (irreparabilmente) il Paese. Mi rendo conto che anche in questo caso siamo di fronte ad un paradosso: come si fa a richiedere “aiuto” alla Giustizia, quando di fatto essa è tenuta sotto scacco dalla politica? O meglio, da una ben precisa ed identificata parte politica che ha fatto della delegittimazione della Giustizia, il proprio cartello elettorale (avendo anche il consenso degli elettori)?

Finanza (e) etica

Associare il termine etica, a finanza risulta ancora più difficoltoso; per i non addetti ai lavori, suonerebbe quasi come un’ eufemismo (leggasi presa per il culo). Abbiamo la certezza che finanza è sinonimo di grande speculazione. Abbiamo la certezza che la finanza non è una risorsa reale del Paese, ma uno strumento, molto costoso e poco disponibile, che non può certamente ritenersi un valore aggiunto per le nostre imprese. Nel 2013 sono diminuiti di alcuni punti percentuali i prestiti bancari alle imprese. Di fatto è più facile la ricerca del Sacro Graal, che ottenere un prestito – alle “giuste” condizioni – da una qualunque finanziaria italiana. La Mafia Spa lo sa, e ne è ben contenta.

Se pensiamo che la finanza possa diventare etica, semplicemente introducendo espressioni (gergali?) del tipo “socially responsabile investment”, come suggeriscono gli americani, o “ethical investment” come suggeriscono invece gli inglesi, credo che commettiamo un grave errore. Se volessimo poi creare un facile e scontato gioco di parole, potremmo addebitare agli inglesi un’espressione che potrebbe risultare più facilmente come “ethilical investment”, se dovessimo valutare il modo in cui ha gestito la finanza negli ultimi decenni il mondo anglosassone. Ma sarebbe, per l’appunto, troppo facile e scontato.

Ma che cosa si intende per finanza etica ? Gestione degli investimenti (azioni, obbligazioni e prestiti) vincolata da criteri morali e di natura sociale. Bene, ma la maggior parte dei risparmiatori/investitori hanno creduto (poveri illusi) che le Grandi finanziarie avessero sempre e comunque tenuto in considerazione gli interessi degli investitori, nel senso, che si è sempre creduto che l’assioma interesse del “cliente” = interesse dell’impresa (finanziaria), fosse valido anche per il mercato finanziario. Ma ci siamo sbagliati. Il cliente, infatti, per le finanziarie non esiste, è sempre esistito un soggetto molto particolare: il frescone (stupido, sciocco, secondo il dizionario Hoepli della lingua italiana). E se dovessimo credere che ad un certo punto la finanza avesse intenzione di rispettare il cliente/risparmiatore/investitore, chi dovrebbe controllare che ciò avvenga? Bankitalia? No. La BCE? Ovviamente no. L’ABI? Non credo. L’European Banking Authority (Eba)? Mah. L’European Systemic Risk Board (Esrb)? Dire di no. La Consob? Forse. Qualcuno avrebbe suggerito la ISO 26000, lo standard internazionale che contiene le linee guida sulla finanza etica.

Certo, laddove non è riuscita la politica, laddove non è riuscita l’intellighenzia economica mondiale, riuscirebbe una semplice certificazione ISO. Riduttivo? Credo proprio di si.

Insomma, non se ne esce, eppure sarà necessario, in un Paese “governato” da caste e corporazioni, esattamente come i sistemi feudali di antica memoria, sperare in un nuovo rinascimento, che deve essere, per l’appunto, più culturale che nella risoluzione di specifiche problematiche. Un rinascimento che debba fare comprendere ad ognuno di noi che il bene della intera comunità è anche il bene del singolo. Che deve essere la comunità, nel rispetto di regole severe, a controllare che i gestori delle risorse comuni devono operare per il bene di tutti (e non delle singole caste e corporazioni), e che quando qualcuno sbaglia, deve, per lo meno, essere rimosso e messo di fronte alle proprie responsabilità. Insomma, se i nostri Consiglieri regionali hanno fatto un uso improprio delle finanze pubbliche, perché siedono ancora in Consiglio? E per rimuoverli, non occorre l’intervento della magistratura, ma il semplice sdegno e la semplice delegittimazione da parte della gente comune.

Che la finanza etica parta da questo, dal rispetto delle risorse che l’intera comunità produce. In sintesi? Una strenua lotta agli sprechi ed alle speculazioni. Allora possiamo parlare di finanza etica.

* Andrea Lodi, originario di San Prospero (Mo) è aziendalista, specializzato in Pianificazione Strategica. Docente e consulente per conto di imprese private, enti di formazione, associazioni di categoria, organizzazioni NO PROFIT, società di consulenza ed università. Giornalista economico, dal gennaio 2009 curo “Economix“, la rubrica economica di PiacenzaSera.it.

www.andrealodi.it

 

Articolo tratto da Economix, rubrica economica di PiacenzaSera.it

 

“La finanza etica esiste, sta noi promuoverla”, la replica di Antonio Turco

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