Energia rinnovabile, da soli non si va da nessuna parte – Editoriale di Andrea Lodi

Andrea_Lodi  di Andrea Lodi*

C’è una questione che non riesco a comprendere. Riguarda i movimenti (politici s’intende) antieuropeisti.
Non riesco a comprendere perché qualcuno debba cercare di convincere noi cittadini che l’Europa non serve a niente. E il concetto dell’unione fa la forza?

Secondo Ana Aguado Cornago, AD di FOSG Bruxelles, se i 28 Paesi europei realizzassero un progetto comune di produzione e distribuzione di energia rinnovabile, potremmo ridurre di più del 50% l’importazione di combustibili fossili da Paesi terzi.

Ma andiamo per ordine.

Emmendingen – Germania
A Emmendingen, in Germania, paesino di poco più di 26.000 abitanti (nel Land Baden-Württemberg a circa 70 chilometri da Strasburgo) il Sindaco Stefan Schlatterer ha deciso di investire pesantemente sul risparmio energetico, al punto da nominare un Manager dell’Energia, con il compito di assistere i cittadini nell’adozione di strategie per la riduzione del costo energetico. La parola d’ordine è: “fare le cose insieme”.

Armin Bobsien, Manager dell’Energia di Emmendingen, ci cita alcuni esempi: gli abitanti di un intero quartiere hanno deciso di realizzare progetti di investimento per il risparmio energetico insieme, al punto da ridurre la spesa energetica complessiva annua del 75%; una scuola, che produce energia in eccesso, invece di disperderla, ha deciso di convogliarla verso alcune abitazioni, con l’azzeramento del costo di energia.

Una politica che, secondo il Manager dell’Energia di Emmendingen porta a risultati sorprendenti, infatti per ogni euro di incentivi concessi si producono 17 euro di economie locali (per i lavori che si mettono in moto).

Risultati confermati anche da Mehrdad Payandeh, DGB Confederazione sindacale tedesca, secondo il quale per ogni euro investito in una economia che riduca il consumo
energetico si possono risparmiare 2 euro di importazione di combustibile fossile, senza considerare l’aumento occupazionale.
Modena – Italia
Anche in Italia a volte accadono cose interessanti.

Il Gruppo Hera, con sede a Modena, ha realizzato un particolare Sistema che consente di valutare la domanda e l’offerta di energia presente nella rete elettrica da loro gestita, in modo tale da convogliare l’energia prodotta in eccesso verso utenze dove c’è domanda. Un utile Sistema per evitare la dispersione di energia prodotta, spiega Marcello Bondesan, Responabile Sviluppo Asset Energia del Gruppo Hera.
L’unione fa la forza
Tornando in ambito europeo, Ana Aguado Cornago dà i numeri: un progetto europeo di produzione e distribuzione di energia rinnovabile costerebbe dai 600 agli 800 miliardi di euro in 30 anni.
Considerando che l’europa spende ogni anno 450 miliardi per l’acquisto di gas e petrolio, il calcolo di convenienza si fa da sé, considerando inoltre che arriveremmo, come descritto in premessa, a ridurre di più del 50% l’importazione di combustibili fossili da Paesi terzi.

Si, ma i soldi dove li prendiamo? Domanderebbe qualcuno.

Da finanziamenti privati. Considerando che stiamo parlando dell’economia più produttiva e redditizia dell’intero pianeta (assieme alla Sanità), gran parte del progetto potrebbe essere sostenuto dalla emissione di Bond europei, risponderebbe qualcun altro.
Fonte: informazioni tratte da un servizio del 26/5/2014 di REPORT (il noto programma televisivo di RAI3)

* Andrea Lodi, originario di San Prospero (Mo) è aziendalista, specializzato in Pianificazione Strategica. Docente e consulente per conto di imprese private, enti di formazione, associazioni di categoria, organizzazioni NO PROFIT, società di consulenza ed università. Giornalista economico, dal gennaio 2009 curo “Economix“, la rubrica economica di PiacenzaSera.it.

www.andrealodi.it

 

Articolo tratto da Economix, rubrica economica di PiacenzaSera.it

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