Salvò il ponte sul Panaro, ricordato il generale Carlo Francesco Gay

 Venne paracadutato sulla Bassa nei più frenetici giorni di combattimento della Seconda Guerra Mondiale, dopo l’8 settembre non ebbe dubbi da che parte stare, e si distinse, , a capo del leggendario Squadrone F, per aver catturato un migliaio di tedeschi ed aver salvato da sicura distruzione un  ponte sul Panaro. E’ il Generale di Cavalleria e Paracadutista Carlo Francesco Gay, e sarà ricordato sabato prossimo, 4 ottobre, in occasione del centenario della sua nascita  a cura della Sezione casertana dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia. Nel secondo dopoguerra Gay è tra i primi iscritti all’A.N.P.d’I, Associazione Italiana Paracadutisti d’Italia. Nato ad Asti il 4 ottobre 1914, entra giovanissimo nel Collegio Militare di Napoli (oggi Scuola Militare Nunziatella). Al termine degli studi accede all’Accademia Militare di Modena, al termine del biennio viene nominato S. Ten. di Cavalleria ed assegnato al Reggimento Savoia Cavalleria. Mobilitato, con questo reparto partecipa alle operazioni di guerra sul Fronte Occidentale. Attratto dalla nascente specialità dei paracadutisti vi accede, qualificandosi paracadutista presso la Regia Scuola di Tarquinia.

Colto dagli avvenimenti dell’8 settembre 1943, non ha dubbi. Fedele al giuramento prestato, continua a combattere contro i tedeschi nei ranghi del Regio Esercito. Assegnato al S.I.M.  – Servizio Informazioni Militare –  e messosi a disposizione degli Alleati, raccoglie attorno a sé un notevole numero di uomini, che, grazie al suo carisma, man mano aumenta sempre di più. Il Reparto che comanda assume la denominazione di 1° Squadrone da Ricognizione Folgore. Con audaci azioni di pattuglia, dalla Puglia alla linea Gotica, riscuote il plauso degli Alleati. Viene prescelto per un’azione mediante aviolancio nella pianura Padana per recare disturbo nelle retrovie tedesche in ritirata, al fine di scongiurare la distruzione di opere pubbliche, strade e ponti.

A capo di 117 uomini dello Squadrone “F” e altrettanti paracadutisti della Compagnia autonoma Nembo, agli ordini del Tenente Guerrino Ceiner, nella notte tra il 20 e 21 aprile viene paracadutato  nella zona di Ferrara, Medolla, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Poggio Rusco, Modena. La travolgente azione di disturbo ottiene lo scopo prefissato. Un migliaio i tedeschi catturati, oltre 400 i morti in combattimento. Viene salvato da sicura distruzione, poiché minato, un ponte sul fiume Panaro. Un deposito di munizioni  viene fatto saltare, sabotati e danneggiati vari impianti militari.   Per lo Squadrone “F” mancano all’appello 12 paracadutisti, mentre per la Centuria Nembo 18 uomini. Tra questi il ventitreenne Domenico Eduardo di Vairano Patenora”.

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