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Ecco cosa aspettarci per la città governata dal centro destra

di Antonella Cardone*

Cosa dobbiamo aspettarci per la città governata dal centro destra? Per tutta la campagna elettorale Partito democratico e soci non hanno fatto altro che tentare di disegnare apocalittici scenari nei confronti di un governo con la Lega Nord: “Volete lasciare la città in mano ai leghisti?”, il leit motiv più usato come spauracchio per chi ancora associa il partito di Salvini a orde di barbari con l’osso al naso e il più volgare vandalismo comportamentale. Gli elettori non ci sono cascati, evidentemente, come non ci sono cascati quando i cattivi erano i democristiani o era Silvio Berlusconi, i quali hanno governato per decenni.

Posto che non arriverà nella Bassa una masnada di bruti pronti a saccheggiare le case e violare le nostre donne, difficile anche immaginare che vengano immediatamente messe al lavoro le ruspe che tanto ama evocare il leader della Lega Nord. Da un lato perché Sandro Palazzi si è sapientemente distaccato dal soffocante abbraccio di Salvini, accolto a braccia aperte per la sua prima visita in campagna elettorale, ma non invitato a Finale Emilia al secondo giro che ha fatto dalle nostre parti in vista dei ballottaggi. Sia perché è pia illusione pensare che basti variare sindaco per cambiare le politiche di una amministrazione comunale.

Ripetiamolo: nessuno si illuda che basti cambiare sindaco per cambiare l’andazzo in città. Non esistono formule magiche per rattoppare immediatamente le strade, sortilegi per tirare su in una notte le macerie del terremoto, negromanzia utile a trovare lavoro a chi non ce le ha o fatture capaci di debellare l’inquinamento. Gli atti burocratici attraverso cui il sindaco governa sono gabbie comportamentali per chiunque sieda sulla poltrona più importante, e non c’è sindaco bravo abbastanza da far sparire il buco di bilancio che ha Finale Emilia con uno schioccare di dita: lì rimane e bisognerà farci i conti.

Soprattutto, si dimentica che la velocità e la competenza con cui l’amministrazione comunale esplica il suo raggio di azione dipende dagli impiegati comunali, non dai vertici. Il sindaco può essere il migliore del mondo, ma tutta la macchina deve funzionare perfettamente, a tutti i livelli. L’autorità condizionatoria che ha la “burocrazia” è il vero potere, e se anche solo per una legittima dimenticanza un dipendente comunale ti tiene nel cassetto per mesi la delibera che ti deve firmare, non si può far nulla e ne risponde politicamente il sindaco e basta.

E che dire di dispettucci e sgambetti? Se i politici italiani potessero parlare in libertà racconterebbero centinaia di anedotti in cui le figuracce fatte sono in realtà ascrivibili a “un errore del Cerimoniale”, eufemismo vago quanto basta per nascondere gli sgarbi di qualche dipendente arrabbiato o gli sbagli di qualche dirigente.

Siamo realisti, insomma, e guardiamo ai rischi che possiamo paventare per Finale Emilia con questo cambio di vertice politico.
Comune bloccato perché il sindaco non si fa amare, non si fa capire, non governa bene i rapporti con i dipendenti comunali. Oppure la famelica corsa all’arraffamento poltrone, strapuntini e appalti vari da chi finora è stato escluso dal governo della città e perde di vista l’obiettivo di buon governo che a parole hanno tutti. L’esclusione o peggio auto-esclusione dai rapporti  con gli altri Comuni: Finale Emilia fa comunque parte dell’Unione Comuni Area Nord, e c’è rischio non di vedere palla solo perchè i sindaci sono di colore diverso

O la possibilità di perdere tempo per “prendere le misure” di quella che è realmente l’attività amministrativa e di cosa significa davvero “governare”: un’attività che può rivelarsi piuttosto complicata. E Finale Emilia di tempo ne ha perso fin troppo.

*Politologa e giornalista professionista, prima di trasferirsi nella Bassa e dare vita a SulPanaro.net è stata corrispondente dall’Emilia-Romagna del Riformista e ha scritto di politica per Unità e Repubblica.

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