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Processo Aemilia, i Bianchini in Tribunale si difendono

E’ arrivato il momento per la famiglia di imprenditori edili sanfeliciani Bianchini di essere ascoltata in Tribunale a Reggio Emilia dove si sta svolgendo il processo Aemilia sulle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post sisma.

Ieri c’è stata la deposizione di Bruna Braga e di Alessandro Bianchini, domani è previsto Bianchini senior.

Madre e figlio, una impiegata nell’amministrazione dell’azienda, l’altro direttore tecnico, hanno ricostruito le vicende contestate dall’accusa. Bruna Braga col marito Augusto deve rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa, la coppia di sposi con il figlio Alessandro anche di abuso d’ufficio (per le quali è già stato condannato l’ex capo dei lavori pubblici di Finale Emilia Giulio Gerrini), traffico illecito rifiuti di amianto, intestazione fittizia di immobili e quote della Bianchini costruzioni, passate dai genitori ai figli e intermediazione illecita di manodopera.

Gli affari col boss

Bruna Braga ha con forza sottolineato come la consapevolezza del fatto di star facendo affari con il boss Michele Bolognino sia arrivata solo nel giugno 2013, quando l’impresa Bianchini era stata esclusa dalla White List. Bolognino invece ha affermato in aula che i Bianchini “Sapevano delle mie condanne per ‘ndrangheta fin dal 2012”. Un punto importante che dovranno dirimere i giudici quello della conoscenza di chi fosse Michele Bolognino con cui i Bianchini facevano affari: se è verificata regge l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, se cade, cade tutto il castello di accuse di mafia Resterebbero in pedi, comunque, le accuse di abuso d’ufficio, traffico illecito rifiuti, intestazione fittizia di immobili,  intermediazione illecita di manodopera

Il caporalato

Nel processo si contesta ai Bianchini anche il tipo di rapporto di lavoro instaurato con gli operai mandati da Bolognino, tra sospetti di fatture false e subappalti mascherati. Per questo motivo come parte civile si sono costituiti anche i sindacati.

GIUDICE: (Gli operai) sa dove dimoravano, quanta strada facevano?
Bruna Braga (BB): No
GIUDICE: ha saputo se venivano da zone distante dal cantiere?
BB: Può essere tanti veniva no da lontano
GIUDICE: come venivano
BB: Ora ho saputo col furgone
GIUDICE: quello che sapeva allora
BB: Ho addebitato il gasolio di un furgone, gasolio acquistato dalla Bianchini…
GIUDICE: a Bolognino?
BB: Bolognino Giulio
PUBBLICO MINISTERO: in che senso addebitato
BB: Tolto
GIUDICE: dal corrispettivo che doveva a Bolognino
BB: Sì tutte le spese…

Le pressioni per rientrare nella White List

Alessandro Bianchni ha ripercorso dal suo punto di vista il momento in cui nel 2014 la Bianchini viene esclusa dalla white List e non può più lavorare nei cantiere della ricostruzione. Ha confermato gli “sbisci” che arrivano da funzionari pubblici e parlamentari (sui quali è in corso un altro filone di indagine) e spiegato perchè ovunque andasse filmasse realizzando video. Per quanto riguarda ad esempio gli incontri con esponenti della ditta Safi, che secondo quanto riporta l’imputato avrebbe facilitato il rientro nella white list, temeva che sarebbe stato richiesto un compenso a cinque zeri per questo “lavoro”. Girava voce che altre aziende della Bassa avessero già pagato.

Pubblico Ministero: Ha videoripreso anche il colloquio con l’avvocato?
Alessandro Bianchini: Sì la fiducia era zero

L’amianto a Ricommerciamo

In aula è presente anche Fabrizio Canuri, l’avvocato dei commercianti sanfeliciani che chiedono più di un milione di euro di danni per i ritardi legati all’apertura del centro commerciale Ricommerciamo. Lì sotto, infatti, si trovava amianto della rimozione del quale si occupò la Bianchini su incarico del Comune, con modalità non conformi alle norme sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi. E che ancora oggi rimangono al Polo industriale messi in sicurezza… provvisoria

Avvocato Canuri (AVV): in merito a una registrazione che ripercorre il 10 ottobre 2012 fra lei e suo padre, scandalo amianto, in quella conversazione suggerisce di andare dal sindaco di S. Felice per risolvere il problema, può spiegare perché?
Alessandro Bianchini (AB): La conversazione onestamente non la ricordo precisamente, posso immaginare che lo scopo era questo: era stato trovato l’amianto e quindi il fatto di andare dal sindaco era per decidere la modalità per risolvere il problema
AVV: la Bianchini non era autorizzata allo stoccaggio e al trattamento, cosa prevedeva l’ordinanza del sindaco di S. Felice?
AB: Non ricordo, ricordo come è avvenuto il lavoro, presumo che il piano fosse quello, il carico su autocarri previo incapsulamento e il trasporto presso la Bianchini
AVV: ciononostante il sindaco autorizza il deposito temporaneo, nonostante non foste autorizzati
AB: Presumo fosse stata l’Arpa o l’Asl non il sindaco
AVV: che le risulti all’interno di questa conferenza dei servizi qualche ente espresse qualche piano contrario alla Bianchini
AB: Non lo so, il piano lo presentò l’azienda Baraldi che era autorizzata
AVV: a cui avete chiesto di bonificare l’area
AB: Noi non abbiamo chiesto niente, sono gli enti preposti
AVV: subito dopo il rinvenimento dell’amianto, individuate la Baraldi, le intercettazioni parlano chiaramente
AB: Noi individuiamo la Baraldi come ditta bonificante. Arpa e Asl devono autorizzare
AVV: non dovreste tenere neanche i rifiuti speciali pericolosi
AB: A meno che non ci sia un ente che la autorizzi
AVV: è a conoscenza del fatto che suo padre si interessasse nel sapere i nomi dei tecnici dell’Arpa che avessero fatto le verifiche
AB: No, in quel momento avrò parlato con mio padre di mille cose inerenti all’amianto
AVV: come mai sua madre consiglia di tenere un atteggiamento collaborativo
AB: La Bianchini nella sua storia ha sempre avuto un atteggiamento collaborativo

 

L’amianto a Finale Emilia e a San Felice sul Panaro

L’interrogatorio di Alessandro Bianchini è durato diverse ore, molte delle quali passate a capire la questione amianto sulla quale nei mesi scorsi hanno testimoniato in tanti per chiarire come mai venivano scoperti residui di amianto laddove aveva lavorato la Bianchini, a San Biagio come a San Felice o a Finale Emilia.

AVV: tema dell’amianto, ci vuole spiegare al tribunale che tipo di impianto aveva la Bianchini Costruzioni per il recupero dei rifiuti e che tipo di rifiuti potevate recuperare?
AB: R5 R10 dei rifiuti speciali non pericolosi, cemento, gesso cose relative alle costruzioni alle demolizioni, a grandi linee. Avevamo persone laureate che si occupavano della materia e di un responsabile che si occupava del frantoio. In maniera sintetica
AVV: l’impianto di recupero chi si occupava oltre a lei?
AB: Commercialmente io e mio padre (…). Che fosse da terzi o dalla Bianchini facevamo noi in proprio le analisi se il rifiuto veniva conferito da terzi venivano conferite le analisi dal terzo. L’ufficio valutava e se erano a posto, il cliente conferiva il rifiuto, veniva informato il signor Borsari dell’impianto che aveva il compito di visionare….
AVV: lei ci dice che la prima: sui rifiuti voi facevate un controllo cartolare, documentale
AB: Controllo preventivo sulle analisi che ci fornivano
AVV: una volta che il rifiuto veniva recuperato dovevate fare delle ulteriori test
AB: Test di cessione unitamente all’analisi granulometrica, venivano fatti questi controlli
AVV: c’era un’altra tipologia, definiti propri, su questo?
AB: La medesima operazione. Veniva fatta fare una analisi da laboratorio, verificato che fosse conforme veniva ritirato, messo in riserva, lavorato e analizzato. E poi venduto. Le analisi per quello che riguardano il fibrocemento (ritirato con codice a specchio) noi comunque abbiamo sempre chiesto analisi anche per quel materiale nonostante non fosse richiesto per legge
AVV: dalle vostre demolizioni risultava… vi era del fibrocemento?
AB: No la Bianchini dopo il terremoto ha effettuato una sola demolizione, la Serital di San Felice sul Panaro, una serigrafia. Abbiamo analizzato il rifiuto, il fibrocemento è risultato essere amianto (…) Di altre strutture la Bianchini non ha mai effettuato dei ritiri.

AVV: i carabinieri ci hanno riferito dei vostri rapporti con Aimag (multi utility che gestisce i rifiuti nella bassa modenese), ci vuole spiegare? In relazione allo smaltimento delle macerie
AB: A seguito di una ordinanza di Errani, tutte le macerie provenienti dal sisma dovevano essere portate in discariche pubbliche, alla Aimag, nella nostra zona. Fece un bando di gara, che prevedeva carico e trasporto presso le discariche di Aimag. Giorno per giorno ci dava gli indirizzi, noi andavamo, caricavamo, predisponevamo il formulario che ci aveva fornito Aimag, e le portavamo in discarica a Medolla o a Mirandola. Il nostro impianto non è venuto a contatto con questo tipo di macerie.

AVV: in ordine ai ritrovamenti fatti nei cantieri in cui avete lavorato, dal punto di vista quantitativo… dove e quanti in che percentuali sono stati ritrovati i frammenti
AB: ARPA e ASL nei cantieri verificano prelevando diversi campioni che alla vista era fibrocemento e ne raccoglieva per campioni mai meno di 50 pezzettini il più grande poteva essere grande coma una moneta di 2 euro e li analizzava. Sul 100% dei pezzettini quelli inquinati a volte erano nessuno o minimo. 3 o 4, bisogna verificare tutti i verbali. Alla vista sono identici fibrocemento e amianto…. Quello che risultava inquinato era una percentuale bassa. Se la paragoniamo su un totale dei rifiuti della Bianchini parliamo di uno 0,. Poi c’era, nessuno vuole dire il contrario

AVV: emerge dalle intercettazioni, voi cercate di darvi spiegazioni di come può essere avvenuto questo, ci vuole dire quali sono state le vostre strategie adottate e le spiegazioni che vi siete date
AB: Col senno di poi avremo sbagliato, ma abbiamo cercato di mettere in campo tutte quelli che erano i controlli sul fibrocemento, chiedendo le analisi anche quando non era richiesto. Il fibrocemento è venuto tutto da cantieri terzi. Noi abbiamo inviato una raccomandata a tutti i produttori che ci avevano fornito il fibrocemento la sospensione immediata di tutto il fibrocemento e abbiamo fatto verifiche. Il giro materiale in quei cantieri dove ci è stato possibile andare in cui risultava il sito di produzione del fibrocemento. A Finale Emilia dove nel cantiere attiguo a quello della Bianchini, la demolizione era stata fatta dai fratelli Baraldi che ci aveva fornito il fibrocemento. Per terra c’erano ancora frammenti. Abbiamo chiamato il laboratorio per fare una verifica visiva e abbiamo commissionato campionamenti. Alcuni frammenti erano amianto. Abbiamo dato mandato a un altro laboratorio. Stesso risultato. Non abbiamo denunciato nessuno erano considerazioni nostre, abbiamo fatto un esposto all’Arpa, Asl, prefettura e comune e abbiamo detto ciò che avevamo scoperto. Il materiale è rimasto lì per diversi mesi.

AVV: voi avete comunicato ai clienti questo problema, come vi siete mossi dal punto di vista delle bonifiche e della riparazione di questo danno
AB: Quella parte di materiale frantumato è stato messo in quarantena, in un angolo dell’impianto, poi dopo in base alle verifiche di Arpa e Asl dove aveva rinvenuto amianto, abbiamo dato incarico a ditte specializzate di effettuare queste bonifiche. Il carico di lavoro veniva accettato da Arpa e Asl e una volta avuta l’autorizzazione si effettuata la bonifica.
AVV: che fosse tutto eseguito a regola d’arte era controllato dagli stessi organi?
AB: Arpa e Asl verificano la bontà o meno della bonifica.

AVV: avete fatto dei controlli sulla qualità dell’aria nella vostra sede?
AB: Nel cantiere in via Milano a S. Felice, non ricordo se è stata una nostra iniziativa, a San Biagio e presso la sede della Bianchini dove erano stoccati i materiali inquinati. Dallo studio Alfa di RE, studio di fiducia di Arpa con delle centraline misurava se nell’aria vi fosse un livello di amianto che eccedesse quelli che erano i limiti di legge. Tutti avevano limiti di parecchio inferiori. Di materiale inquinato ce n’era poco.

 

Si ringrazia l’associazione Agende Rosse per la trascrizione degli interrogatori

 

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