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Perdite da 10.2 milioni di euro per la Popolare San Felice

Perdite da 10.2 milioni di euro per la Popolare San Felice. E’ la situazione che emerge dalla semestrale consolidata al 30 giugno 2017. Il Gruppo, che comprende la Banca e la controllata Immobiliare Cispadana, porta un conto economico che al netto delle imposte evidenzia una perdita di 10,2 milioni di euro. Giustificata, si legge nella relazione di presentazione agli azionisti, con “l’ingente sforzo per rafforzare ulteriormente le rettifiche di valore su crediti e attività immobiliari“.

Neanche sei mesi fa la situazione era diversa: sempre al netto delle imposte, il 2016 veniva chiuso con un piccolo utile, da 284 mila euro. Non abbastanza per pagare i dividendi agli azionisti, dopo peraltro che per tre anni consecutivi non erano stati distribuiti.

Ma cosa è accaduto nel primo semestre del 2017? La crisi colpisce i clienti della banca o c’è qualcosa di diverso? La preoccupazione maggiore è che da qui alla fine dell’anno non si recuperi nulla, anzi, il buco cresca e si allarghi con il redde rationem delle crisi di altre grosse aziende clienti della Popolare che stanno portando i libri in Tribunale. Non è così.

La situazione

Le perdite da 10 milioni di euro sono figlie di vecchi e vecchissimi prestiti che ora sono stati giudicati “crediti deteriorati”, per una serie di motivi tecnici: rate non pagate per più di sei mesi, scarse garanzie a corredo, cessazione dell’attività imprenditoriale o messa in mora di altre banche. Difficilmente, insomma, questi prestiti che vennero concessi anche dieci anni fa saranno ripagati dai cittadini e dagli imprenditori debitori. Una situazione figlia della crisi economica che perdura e non accenna a risolversi del tutto, una situazione comune a tutte le banche italiane, europee ed americane e che solo ora viene evidenziata in maniera così esplicita nei bilanci degli istituti di credito perchè sono cambiate le indicazioni della Banca Centrale Europea.

Altrove questo cumulo di “crediti deteriorati” viene rifilato a qualche “bad bank” magari pubblica, qui in Italia invece ci sono società specializzate che acquistano questi crediti pagando alle banche prezzi bassissimi (se il credito ammonta a 100, ad esempio, pagano 15) e poi andando a smembrare senza troppi complimenti le imprese debitrici vendendo il vendibile e rovinando le famiglie. Una scelta pesante che la San Felice Popolare non ha fatto. 

E’ stato infatti deciso di tenere ancora in casa questi crediti deteriorati. Non tanto per l’ottimismo di pensare che prima o poi le aziende si risolleveranno e pagheranno quel che devono, ma perchè è antieconomico vendere questi crediti deteriorati adesso: è un momento in cui l’aria che tira in Europa è di alleggerire il più possibile le banche dai loro crediti deteriorati, tutti vendono e i prezzi si abbassano.
I debiti della gente della Bassa, gente per bene e grandi lavoratori, sono poi diversi dagli altri: sono stati onorati il più a lungo possibile, e sono stati dati sempre con cautela. Peccato se dovessero fare una brutta fine.
Infine, questi crediti non vengono venduti anche per una questione di responsabilità sociale. Infatti, come spiegavamo prima, non fanno una bella fine le aziende che si ritrovano i loro debiti in mano alle agenzie specializzate, e per una banca territoriale che incentra il suo sviluppo su un’area così concentrata e riconoscibile, sarebbe un azzardo pesantissimo.

Le prospettive

Così nel bilancio semestrale si deve fare i conti con quel buco da 10 milioni.  Da qui alla fine dell’anno difficilmente sarà ripianato. E anche se il patrimonio dell’istituto di credito copre  – cosa rarissima tra le banche  – praticamente tutto l’ammontare dei crediti deteriorati che ci sono in pancia, non verrà usato per questo fine. Così il bilancio redatto a gennaio che sarà presentato a primavera 2018 sarà con tutta probabilità in rosso. 

Di quanto? Staremo a vedere se sarà necessario oppure no ascrivere a bilancio un’altra quota di crediti deteriorati oppure no. Certo è che gli eventuali fallimenti di altre aziende del territorio che stanno avvenendo in questi mesi non avranno ripercussioni sul bilancio 2017, è troppo presto. 

La Popolare San Felice, si chiede qualcuno, rischia di fare la fine che hanno fatto altre banche simili, commissariate, smembrate o mangiate da banche più grandi? A guardare le voci del bilancio la risposta è no, perchè crediti deteriorati a parte, gli altri numeri, in realtà, sono più che buoni. Per tre anni consecutivi sono stati centrati gli obiettivi del piano industriale, la raccolta diretta, indiretta e gestita cresce, i prestiti erogati aumentano, i conti correnti sono sempre più numerosi, il margine di intermediazione cresce. Qualcos arispetto agli ultimi anni si è mosso. La Popolare San Felice sta meglio di altre banche, e mentre mette i conti a posto deve decidere cosa fare da grande. In campo ci sono aperte tutte le ipotesi: la trasformazione in spa, rimanere in queste condizioni anocra, avviare progetti di sviluppo con banche simili.

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