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Cyberbullismo, si può sconfiggere – di Elisa Bortolazzi

Un dato, per quanto riguarda Mirandola, c’è: secondo la ricerca ‘Luosi Stat 2017’ su circa 400 studenti del Luosi, il 5%, ovvero una ventina si ritiene vittime di bullismo. E spesso le persecuzioni avvengono via web, un posto frequentatissimo dai giovani, visto che in Italia quattro ragazzi su dieci sono connessi oltre 6 ore al giorno.

Se ne è discusso lunedì 27 novembre a Mirandoal nell’ambito del convegno “Cyberbullismo: il riflesso in ambito sociale e relazionale come fonte di disagio giovanile organizzato”, Ad organizzare il Lions club Mirandola con l’Istituto Luosi e Galilei. Al tavolo dei relatori, oltre alla Senatrice Elena Ferrara, prima firmataria della recentissima legge 71/17 in materia di cyberbullismo, il presidente del Lions Guido Zaccarelli, Giorgio Siena e Milena Prandini, dirigenti scolastici, Vincenzo di Lembo, responsabile del Commissariato, e Michele Colajanni di UniMoRe.

Per SulPanaro.net seguiva i lavori la giurista Elisa Bortolazzi. Ecco la sua analisi

Il dialogo, la cultura e la conoscenza possono sconfiggere il cyberbullismo

Come si può apprendere dalle cronache, la nostra società è sempre più vittima del cyberbullismo. Con tale termine si intendono atti di violenza perpetrati mediante la rete e posti in essere da uno o più adolescenti ai danni di uno o più coetanei. Ma perché questo fenomeno sta divenendo una vera “ piaga sociale” per la collettività del terzo millennio?  La risposta è semplice: la generazione dei cosiddetti “nativi digitali” è stata cresciuta con l’utilizzo delle nuove tecnologie senza, però, essere educata ai rischi che dal loro utilizzo possono derivarne ed è proprio dalla mancata conoscenza di quest’ultimi che derivano episodi spiacevoli.

Gli adolescenti postano con naturalezza foto sui social media per omologarsi ai loro coetanei e per ottenere popolarità mediante il numero di “like” e di visualizzazioni; alle volte, però, questo comportamento può far divenire vittime di bullismo. Esempio banale: un’adolescente posta sul proprio profilo Facebook una foto, successivamente, questa viene photoshoppata da un bullo il cui obiettivo è quello di denigrare la ragazza condividendo l’immagine in rete. La minorenne, improvvisamente, da “star” del web diviene vittima di bullismo e tale circostanza può condizionare pesantemente la sua esistenza sia a livello di dignità personale, sia a livello di reputazione sociale.

Cosa si può fare contro il cyberbullismo?

A livello legislativo è stata creata una norma ad hoc, la legge numero 71 del 2017, la quale può essere così riassunta: il minore ultraquattordicenne oppure il genitore che ne esercita la responsabilità genitoriale può proporre istanza al titolare del trattamento dati (il gestore del sito internet o del social media), per ottenere il blocco ovvero l’oscuramento dei dati personali in questione. Se non si ha esito positivo, entro 24 ore, la richiesta può essere indirizzata al Garante Privacy che deve obbligatoriamente provvedere entro le successive 48 ore. Per quanto concerne il bullo solitamente riceve un ammonimento da parte del questore ovvero può essere querelato; se quest’ultimo non commette più infrazioni analoghe, sino alla maggiore età, nulla verrà apposto sul proprio certificato penale. La restrizione della libertà in episodi di questo tipo non è contemplata, salvo casi gravissimi. La ratio di questa decisione è semplice: un minore deve certamente e giustamente pagare per i propri sbagli, ad esempio attraverso i lavori socialmente utili, ma farlo mediante sanzioni penali spropositate è controproducente; la pena deve avere una funzione rieducativa e non retributiva per il colpevole. Il minore deve essere aiutato a ritrovare la retta via, mediante la comprensione dei propri errori; la sanzione verrà inflitta in maniera “naturale” quando il bullo dovrà faticare ad inserirsi nuovamente nella società, sarà in quel momento che si sentirà emarginato e denigrato come la sua vittima e, solo così, capirà realmente il disvalore sociale e morale del proprio comportamento.

Per combattere il cyberbullismo non è sufficiente la legge, occorre anche la cooperazione di altri interlocutori quali la scuola, la famiglia, le Forze dell’Ordine e la partecipazione attiva della vittima di bullismo. La scuola, alla quale spetta il compito non solo di accrescere la cultura degli adolescenti ma anche quello di formarli nella propria personalità, attività per la quale è imprescindibile essere interlocutori capaci, disposti all’ascolto e al dialogo per far accrescere nei propri studenti l’autostima e la responsabilità consapevole. I genitori i quali devono sapere difendere il proprio figlio quando necessario ma anche rimproverarlo all’occorrenza, perché l’essere troppo protettivi distoglie dai risultati desiderati. Le Forze dell’Ordine che devono saper cogliere i bisogni della collettività e prestare la propria attività affinché le necessità siano soddisfatte. Infine, ma non certo per importanza, la vittima del bullismo alla quale spettano alcuni compiti: deve utilizzare le nuove tecnologie in maniera consapevole cioè deve conoscere i rischi che derivano dal mettere in rete una foto e, conseguentemente, è necessario che si assuma le proprie responsabilità, occorre che si scelga un interlocutore con il quale poter istaurare un dialogo se necessario (un adulto e non un coetaneo) e non deve ritenere la  propria autostima commisurata alla sua reputazione sul web siccome ogni persona ha una propria dignità da preservare e da tutelare indipendentemente dal mondo virtuale.

Infine, si può affermare che il cyberbullismo si combatte solo se si è coesi ed ognuno adempie alla propria posizione di garanzia; da ciò deriva che il testimone di un episodio di bullismo deve cooperare ed esternare ciò che ha visto o ciò che gli è stato confidato.

Concludo sostenendo che le nuove tecnologie avanzeranno continuamente, questo avrà sicuramente pregi per l’essere umano; ma occorre non dimenticare che il vero valore per la società di ogni epoca è l’uomo che con le sue diversità e con le sue opinioni rende la collettività ,nella quale vive, diversificata e combatte contro l’omologazione che annulla l’essenza stessa della persona: non è un caso che la Carta Fondamentale dei Diritti e delle Libertà Fondamentali ponga il diritto alla dignità umana e personale al primo posto!

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