Ospedale di Mirandola, tanti cittadini per il Consiglio straordinario

Ha avuto successo la chiamata alla mobilitazione fatta ai mirandolesi per essere presenti al Consiglio comunale straordinario in cui si è parlato del futuro dell’Ospedale di Mirandola.

Decine di persone hanno riempito la sala del Comune, lasciando solo posti in piedi. Folto pubblico, dunque, ad ascoltare i dirigenti Ausl che snocciolavano dati e cifre degli investimenti fatti sul San Maria Bianca in questi anni. Duplice l’obiettivo: mostrare come non sia vero che l’ospedale viene depotenziato, e sperare di convincere le donne della Bassa a venire a partorire qui.

Il Punto Nascita di Mirandola è infatti a scadenza. Entro pochi mesi, il 3 gennaio 2018, bisogna predisporre tutte le prescrizioni previste dopo aver ottenuto la deroga di due anni concessa dal Ministero della Salute. Bisogna garantire la presenza costante di un gran numero di personale specializzato, e predisporre un progetto mirato ad aumentare l’indice di fidelizzazione e arrivare a raddoppiare, per arrivare a 700, le partorienti che scelgono Mirandola. Nonostante l’ottimo lavoro svolto dal personale presente, infatti, la soglia è ancora lontana: a oggi a Mirandola sono nati appena  341 bambini. Troppo pochi.

Non è stato chiarito però, come mai le donne scelgano altri punti nascita. Forse perchè le avvertono come più attrezzati per tutte le emergenze? Ma per attrezzare Mirandola di modo che sia più attrattiva – a quanto si è capito – servono più partorienti: insomma, pare un gatto che si morde la coda. 

L’elenco di richieste dell’opposizione, arrivato dopo tre ore lasciate all’esposizione della dirigenza Ausl (intervenuta lunedì sera con il direttore sanitario e la direttrice dell’ospedale Massimo Falcinelli Manuela Panico e il responsabile delle Cure Primarie dell’Ausl Angelo Vezzosi, Falcinelli) è stato lunghissimo. Mancano i posti lettto che erano stati promessi, è scomparso nella nebbia il progetto di ospedale unico Mirandola-Carpi da fare a Cavezzo, l’esperienza delle Case della Salute di Finale, Concordia e Cavezzo è da considerarsi fallimentare. L’impressione, hanno detto dal Movimento Cinque Stelle, è che dobbiamo andare tutti a curarci a Modena o a Sassuolo negli ospedali dove è socia la Coop.

Non proprio. Nella serata di lunedì si è parlato tanto dei progetti di collaborazione con la regione Lombardia.Tradotto, ospedale di Pieve di Coriano.

“Dobbiamo fare affidamento sulla regione Lombardia per crescere e sperare di avere i servizi?”, si chiede infatti dalle fila di Forza Italia il consigliere Marian Lugli.
La serata è finita insomma con l’amaro in bocca per i tanti intervenuti del pubblico che non avevano diritto di parola, ma diritto di mugugno sì e l’hanno usato abbondantemente. Si è capito però, che come il referendum sull’ospedale, per stessa ammissione di chi governa, serva da stimolo e pungolo, anche appuntamenti come questi servono a mostrare come siano i cittadini per primi a volere una sanità efficente: un bel risultato.

Degli ordini del giorno presentati sull’ospedale è stato approvato quello del gruppo Pd concentrato sulla collaborazione con la Lombardia e quello del consigliere Antonio Platis di Forza Italia sull’implementazione del punto nascita a seguito della deroga ministeriale. Bocciato l’ordine del giorno no del gruppo Movimento Cinque Stelle sottoscritto anche dai consiglieri di Forza Italia Marion Lugli e Antonella Mari. 

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