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Violenza al Galilei, Giorgio Siena: “Rifare gli argini, ricostruire una società educante”

“Rifare gli argini”. È il commento su quanto accaduto in una classe prima del professionale dell’Istituto Galilei di Mirandola fatto da Giorgio Siena (nella foto a sinistra), preside dell’Istituto Luosi.

Il video (che non doveva esserci) dello studente che lancia per due volte il cestino in classe, seguito da urli e tifo da stadio, lascia sgomenti. Tuttavia un episodio così grave è un fatto isolato (per fortuna) ma il vero problema è la sempre più diffusa crisi comportamentale degli adolescenti fra i 13 e i 16 anni, cioè fra la scuola media ed i primi due anni di scuola superiore, professionali in particolare. Il danno formativo che deriva da queste situazioni è ben più grave di quanto denotano singoli episodi. 
Il dato statistico è noto, oltre il 10% d’insuccesso scolastico, dispersione e abbandoni, forme di marginalità e un peggioramento sensibile sul livello generale. E’ chiaro che la presenza degli studenti stranieri ha aumentato il problema, non sarebbe onesto nasconderlo: come giustamente mi ricordava un amico e collega in una certa epoca avevamo tutti qualcosa in comune: la religione, praticata o negata, luoghi da frequentare, l’adulto riconosciuto come figura (a prescindere), la riconoscibilità delle famiglie, l’autorità della scuola e dell’insegnante, le parrocchie, i servizi comunali; da giovani saranno i partiti, i sindacati, le associazioni …
Di tutto questo oggi non rimane nulla, tutto è da costruire. Lasciando stare le analisti politiche (destra o sinistra) quasi sempre strumentali e fatte da persone che parlano “a braccio”. 
a) Le scuole sono le sole che si occupano di questa fascia di età (a parte i servizi socio-sanitari per categorie definite dalla legge). Non basta più. Occorre costruire una vera rete funzionante fra: scuole, sevizi del comune, distretto sanitario e sociale, forze dell’ordine, associazioni di volontariato, organizzazioni economiche. Una rete operativa di intervento, che funzioni in permanenza. 
b) Gli istituti professionali, alcuni, sono prossimi al tracollo. Ma qui la risposta deve essere nazionale: il ministero ha emanato un decreto di revisione dei professionali. Bisogna che si prenda consapevolezza che le scuole professionali svolgono un compito di formazione, ma anche di socializzazione, d’integrazione. Hanno bisogno di docenti competenti e soprattutto stabili nel tempo. Oggi i professionali hanno pochissimi insegnati stabili, in prevalenza cambiano ogni anno e spesso sono insegnati alla prima esperienza che entrano in classe con il panico: vi pare possibile? Gli istituti professionali hanno bisogno di un regime specifico nei criteri per le classi, con docenti preparati e incentivati, anche economicamente.
c) Va affermata la responsabilità educativa della famiglia. Quanti genitori abbandonano i figli alla scuola! e se si presentano a qualche convocazione lo fanno per tutelare e difendere i figli, e la loro cattiva coscienza. Poi dico subito che non è sempre così, vi sono anche ottimi genitori che chiedono aiuto, se serve, e stimano la scuola. 
Attenzione alle soluzioni facili: dire che lo studente del video deve essere espulso dalla scuola è giusto, ma purtroppo anche sbagliato. Fuori dalla scuola che pensate faccia, in assenza di altre azioni? forse farà danni su cose pubbliche e private, e naturalmente qualcuno subito farà la domanda fatidica: e la scuola che fa? Perché non era a scuola?
Dobbiamo spesso scegliere il danno minore, e qui bisogna riflettere sui ragazzi deboli: coloro che si affidano alla scuola con la speranza di conquistare un futuro, che chiedono di essere aiutati e finiscono per essere soppraffatti dai contesti scolastici, dagli insegnanti di professionalità inadeguata: loro sono le vittime silenti del diritto all’istruzione negato, e sono il volto del fallimento contro cui dobbiamo lottare.
Concludo con una citazione da Cormac McCarthy dal suo romanzo di frontiera -Non è un paese per vecchi- “…. la giornalista mi ha chiesto, Sceriffo come mai ha permesso che in questa contea il crimine le sfuggisse di mano fino a questo punto? A me sembrava una domanda giusta, forse lo era. Comunque ho risposto dicendo: i guai iniziano quando si comincia a passare sopra alla maleducazione. Quando non si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina.”
Ecco per cominciare non facciamoci sopraffare dalla maleducazione, siamo cittadini di un territorio da salvaguardare, ricostruiamo una società educante. E qui possiamo fare qualcosa tutti.

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