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Storia semiseria di un delirio elettorale

di Andrea Lodi

Si sa che in periodo di elezioni il Paese subisce una mutazione. Nei bar, nei circoli di paese, nelle parrocchie, e sul web, si discute di politica. D’un tratto, un popolo che non si è mai interessato alle faccende che attendono alla politica – che anzi è stato definito il “Paese più ignorante al mondo” – diventa una enorme massa informe di politologi alla stessa stregua di un Giovanni Sartori o di un Federico Coen (che invece di massa, soprattutto cerebrale, ne avevano in abbondanza).

E la classe politica, che non risulta provenire da un altro Paese, o addirittura da un altro pianeta, anche se a volte ascoltandoli viene da pensarlo, si muove sulla stessa linea.

Il Rosatellum

Prima approvando un sistema elettorale dal nome esotico, Rosatellum, che nemmeno chi l’ha pensato ha compreso bene come funziona. Un sistema misto tra proporzionale e maggioritario, che favorisce le coalizioni tra partiti (quindi rende più improbabile la governabilità del Paese) e che consente le pluricandidature, (ogni candidato può presentarsi in cinque collegi proporzionali differenti). Non chiediamoci perché.

Le candidature

Poi avvicinandoci alla data scelta per le elezioni assistiamo alla seconda farsa, soprattutto in casa PD: la forzata candidatura di politici “vicini” al segretario di partito, in collegi elettorali non di loro pertinenza, togliendo ovviamente il posto ai candidati locali. Qualche esempio? Maria Elena Boschi, con il suo accento toscano, dovrà convincere gli altoatesini a votarla (o meglio a metter la crocetta sul simbolo del partito); Beatrice Lorenzin invece è stata candidata a Modena, dove pare essere stata vista a trangugiare tortellini, per ottenere un discreto riconoscimento di modenesità. Forzatura del grande capo Renzi che pare non sia stata apprezzata, ad esempio, dai politici altoatesini. Ultima, ma non di minore importanza, la candidatura nella sua Bologna di Pierferdinando Casini. Si, esatto, proprio lui, il sempreverde e neo sinistrorso Pierferdi. Un uomo per tutte le casacche.

La campagna elettorale

La terza farsa è la campagna elettorale. Mai campagna più becera e penosa è mai stata messa in atto dai nostri (in)degni rappresentanti. Fosse solo la fiera delle vanità, andrebbe ancora bene. E’ che abbiamo assistito alla fiera delle inutilità. I vari rappresentanti di partito, o quello che è rimasto di loro, sembrano le allegorie di se stessi. Hanno tolto lavoro ai comici di professione. Il migliore, si fa per dire, nella sua petulante inquietudine, è l’anziano del gruppo. Quello che sembra il nonno di Big Jim. Che ci racconta, con un tono dimesso, didascalico, come se si stesse rivolgendo ad un branco di imbecilli (e forse …), che dobbiamo stare tranquilli, perché ci penserà lui a risolvere i nostri problemi. Anche quelli personali. Ma attenti a non contraddirlo, perché tende ad arrabbiarsi. Poi c’è quello che vuole toglierci le tasse, cacciare via gli immigrati, armarci tutti quanti. C’è quella che parla veloce ed ha la risata facile.  C’è quello che si comporta come un moderno duce. Quello che promette di non dire più parolacce. Insomma, un guazzabuglio pseudo politico, dove si fa a gara a chi la spara più grossa.

Il bollino antifrode

Poi arriva il giorno delle elezioni. Alle 10 del mattino, mia moglie e io, mentre ci spostiamo verso la città, pensiamo bene di fermarci per assolvere al diritto/dovere di esprimere il nostro voto. Già, all’arrivo al parcheggio della scuola, una certa inquietudine comincia ad impossessarsi di noi. Sembra di essere al parcheggio dell’ipercoop il sabato pomeriggio. Nulla. Decidiamo di passare più tardi, al rientro a casa. Verso le 12.30 la situazione è peggiorata. “Vedrai che se veniamo tra un’ora, che la gente è a tavola, ci sarà meno gente”, dice mia moglie. E così facciamo. Ci riproviamo per la terza volta, ma la situazione non pare migliorare. Per farla breve ci riproviamo alle 19, ma la situazione è sempre peggio. Non amando le code (ne abbiamo una totale avversione) decidiamo di presentarci alle 22.20. “Micca ci cacceranno via. Non possono”, dice un elettore, anch’egli poco propenso a starsene in fila per ore.

Ma perché tutta questa gente? Non è mai accaduto in passato di dover aspettare delle ore per votare. Ma cosa sta succedendo? Possibile che ci sia una così grande affluenza alle urne, da causare code di questo tipo? Queste sono le domande che cominciano a vorticarmi per la testa.

E così decido di informarmi. L’affluenza alle urne è sicuramente in aumento rispetto al 2013 (alle 19 aveva votato il 58,7% degli aventi diritto contro il 46,8% del 2013), ma il motivo dei ritardi pare sia causato dall’introduzione di una novità: il sistema dei bollini antifrode. Ogni scheda infatti ha un tagliando che deve essere staccato al momento della consegna e confrontato all’uscita per evitare che ci siano brogli nell’urna. Gli stessi leader di partito hanno dovuto aspettare in coda per esprimere il loro voto. E’ il caso di Pietro Grasso, che ha dovuto sorbirsi una coda di un’ora a Roma.

La domanda giunge spontanea: se è stato introdotto il sistema del bollino antifrode, significa che il sistema utilizzato fino ad ora non era sicuro? Forse possiamo così spiegarci così tanti anni di governo del Grande Vecchio? Scherzi a parte, speriamo che le ore di coda ai seggi, ci garantiscano almeno elezioni più sicure.

Conclusione

Alla fine ce l’abbiamo fatta. E’ stata dura, ma alle ore 23.15 siamo usciti dal seggio elettorale. Poco meno di un’ora di attesa per una coda di circa 20 metri. Avrebbero dovuto chiamarlo “bollino antivoto”, più che antifrode. Forse è stato fatto apposta. La solita teoria del complotto. Scherzi a parte gli exit poll per ora danno la coalizione di centro destra tra il 33% ed il 36%. Movimento 5 stelle è il primo partito tra il 29% ed il 32%. Mentre la coalizione di centro sinistra tra il 21% ed il 25%.

Che dire? Che vinca il migliore.

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