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Davide Gaddi fa rotta verso Capo Nord in bici per la solidarietà coi bimbi disabili

MIRANDOLA – Le sue imprese hanno il sapore del viaggio epico, cui aggiunge il tocco personalissimo di non dimenticare chi è più sfortunato e dirotta l’attenzione che si poggia su di lui sulla solidarietà. Davide Gaddi sta per lasciare Mirandola diretto a Capo Nord, in bicicletta. Partenza il 1 giugno giugno da Trieste, ritorno a casa il 30 giugno.

Non cerca applausi, non accetta soldi per sè, ma chiede che eventuali donazioni vadano ai progetti che condivide e sostiene. Come quello di quest’anno, a favore dell’Azienda Agricola e Sociale Villa Forni, di Cognento, molto attiva nell’offerta ai ragazzi diversamente abili.

Ecco la sua storia

Salve…
Mi chiamo Davide Gaddi, abito a Mirandola, ma nel tempo libero monto in sella e vado. Ho scoperto la bicicletta piuttosto tardi, a quarant’anni suonati, ma ormai da cinque anni è una grande passione che talvolta mi porta anche molto lontano da casa.
Sono sempre stato e lo sono anche ora un sognatore, a volte anche ad occhi aperti, ma come diceva il grande Walter Bonatti, un’impresa nasce prima nei sogni, nelle idee, e solo dopo è possibile realizzarla in concreto. Mi reputo una persona normale, non mi sono mai sentito un atleta estremo, come talora mi definiscono, e in tutti gli sport che ho praticato non ho mai raggiunto risultati da classifica. Ma andare in bici mi fa stare bene con me stesso. Forse per questo mi viene più facile di altri percorrere grandi distanze, progettare viaggi anche impegnativi, e sempre con un occhio di riguardo alle persone più sfortunate di me.
Nel 2015 ho organizzato un viaggio in solitaria in bicicletta da Palermo a Trieste, per sostenere l’acquisto di un furgone attrezzato per il trasporto di ragazzi disabili. Nel 2016, ho percorso tutto l’arco alpino, e valicato due volte l’Appennino Tosco-emiliano per portare un saluto a tutte le ANPAS che hanno prestato il loro supporto al nostro territorio colpito dal sisma del 2012. In quel viaggio ho percorso più di 2000 chilometri di territorio montano, superando un dislivello superiore a 20.000 metri. Grazie a questa esperienza ho raccolto circa 11.000 euro devoluti agli orfani del Nepal, colpiti dal devastante terremoto del 2015. Si è trattato di esperienze bellissime, in grado di farmi scoprire la parte più vera del mio essere, e di farmi conoscere persone fantastiche.
E ora, si parte per Capo Nord, il mitico Nordkapp, nel desiderio di raggiungere il Grande Nord, un mito per gli esploratori di varie epoche, oggi molto più accessibile a chi, come me, vuole muoversi con le sole proprie forze. Attualmente pedalo una Salsa Fargo, una vera e propria bici da viaggio (una Gravel, in gergo tecnico). Si tratta per me della bici perfetta, il compromesso migliore possibile. Prima utilizzavo una mountain bike biammortizzata, più pesante di 6 kg, e che arrivava ad essere 35 kg a pieno carico. Ora con la gravel ho recuperato peso e quindi capacità di carico, potendo contare su una maggiore scorrevolezza sulle lunghe distanze.
Talvolta mi alleno da solo, oppure esco con un gruppo di Amici che ha il nome di Fat Bike Crusades: è un gruppo che non è un gruppo, dove si fanno dei giri che non sono giri, insomma l’importante è stare bene assieme passando il nostro tempo a faticare sui pedali, ma anche a ridere tantissimo facendo quello che ci piace.
Quando parto per un viaggio sommariamente faccio una valutazione delle distanze da percorrere, dei dislivelli ma il viaggio, quello vero, lo fa la strada, i paesaggi, le persone, il contatto con la natura. Sono dentro una cartolina in movimento e spesso mi incanto guardano una città da un punto alto, o una valle, dal passo che ho appena valicato. Secondo una valutazione sommaria, per raggiungere Capo Nord percorrerò circa 3.800 chilometri, passando attraverso la Norvegia. Non ho pianificato nulla se non il viaggio di ritorno in aereo, che sarà il 30 di giugno da Tromso. Partirò da Trieste per poi spostarmi verso Lubiana, in Slovenia. Poi raggiungerò Bratislava, passando per Ungheria e Slovacchia. Dopo una puntatina a Brno, in Repubblica Ceca per un saluto a un amico di infanzia, attraverserò tutta la Polonia, la Lituania verso Riga, la Lettonia, l’Estonia fino a Tallinn.
La mia bici è forte, ma non anfibia, per cui prenderò il traghetto verso Helsinky in Finlandia, puntando a Rovaniemi in Lapponia, sempre più a Nord. Una volta in Norvegia spero di fare una bella foto sotto il Mappamondo a Nordkapp. Mi aspetto che le maggiori difficoltà del viaggio saranno legate alle condizioni climatiche, ovvero pioggia fredda e vento forte, i peggiori nemici dei ciclisti. Farò tappe mediamente di 120 km al giorno, anche se, qualora possibile, cercherò di fare tratte anche più lunghe, per guadagnare giorni in caso di imprevisti, che sono sempre in agguato. Per sopportare questi ritmi mi sto allenando da sei mesi, sia in palestra che sulla bici, perdendo molto peso superfluo e guadagnando massa nelle gambe. Solitamente mi alleno su distanze lunghe, che variano dai 150 ai 200 km, sempre in giornata. Occorre avere molta resistenza per sopportare un viaggio così, riuscire a stare molte ore in sella.
Altro aspetto fondamentale è la condizione mentale. Bisogna sapersi ascoltare, andare quando si può, e rallentare quando sentiamo che è il momento di farlo, senza mai forzare. Un lungo viaggio è fatto soprattutto attraverso il raggiungimento di un equilibrio interiore, che nasce dall’entrare in contatto profondo con sé stessi. Ad ogni modo non ritengo di essere in procinto di compiere una grande impresa, ma solo un grande viaggio. Un classico giro in bici che durerà 30 giorni.
Non ci trovo nulla di eccezionale, voglio dire, andare sulla luna è un’impresa. Nei giri che faccio vale la prova con sé stessi, è un richiamo, viene da dentro, un esperienza da provare e che, nel mio caso, rende la vita degna di essere vissuta. Poi cerco di unire la mia voglia di andare, la curiosità che questi viaggi suscitano, ad una finalità benefica, per dare una possibilità a qualcuno che ha bisogno, raccogliendo fondi per specifici progetti. Penso che fare del bene agli altri, in silenzio, sia un privilegio che ci fa stare meglio con noi stessi.
Per questo tutti i viaggi che ho fatto finora sono stati a mie spese, non accetto soldi per me, ma chiedo che eventuali donazioni vadano ai progetti che condivido e sostengo. Come quello di quest’anno, a favore dell’Azienda Agricola e Sociale Villa Forni, di Cognento (MO), molto attiva nell’offerta ai ragazzi diversamente abili (agricoltura sociale, pet terapy, ippoterapia, attività laboratoriali, etc.).
La famiglia Forni, una pietra miliare nella storia modenese, ha in essere un ambizioso progetto in più fasi che prevede inizialmente la costruzione di un grande pollaio all’avanguardia per galline ovaiole. Grazie alle uova, e alla farina di grano pregiato (miscela di semi antichi) diversi ragazzi disabili potranno cimentarsi nella preparazione di pasta fresca, rigorosamente nel rispetto della tradizione modenese, e trovare un ruolo se non un lavoro vero e proprio. Sarei felice se il mio viaggio, grazie al sostegno delle persone che mi seguono, potesse dare un concreto aiuto a chi, come i Forni, si spende per aiutare chi ha meno di noi.
Per sostenere iniziativa: Iban IT43I0538723300000002619163. Grazie. Gaddi Davide

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