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Discarica Finale Emilia, dal M5S no al “polo pattumiera” voluto da Hera

Invertire la tendenza che ha fatto del territorio di Finale Emilia, nel modenese, un “polo pattumiera” della regione. Lo chiede alla giunta della Regione in un’interpellanza Giulia Gibertoni (M5s) riferendosi alla realizzazione della nuova discarica in via Canaletto Quattrina che, a suo dire, costituirebbe la “definitiva pietra tombale” del territorio.

Il progetto, di Feronia srl, società partecipata al 70% da Herambiente, accompagnato da relativa procedura di valutazione ambientale, consisterebbe in un’operazione di landfill mining della discarica attualmente in fase di gestione post operativa e il suo ampliamento per ottenere una volumetria aggiuntiva di 1.860.000 metri cubi.

“Quella di Finale Emilia -specifica Gibertoni- è una localizzazione particolarmente inadatta ad ospitare una discarica per rifiuti speciali. La discarica è infatti posizionata nella piana alluvionale tra i fiumi Secchia e Panaro, zona potenzialmente a rischio idraulico, e anche a rischio sismico come ampiamente dimostrato dal terremoto del 2012”. Non solo, la discarica presenterebbe anche “profili di pericolosità dal punto di vista dell’inquinamento delle acque”, senza dimenticare il fatto che la sua vicinanza ai centri abitati causerebbe, con l’incremento di traffico di mezzi pesanti, un peggioramento della qualità dell’aria. “Il territorio di Finale Emilia -prosegue Gibertoni- è già colpito da diverse realtà con impatti ambientali significativi come l’impianto di Enel Green Power, Ecoblocks, Aimag, altri impianti a biogas e quello del Piano Cave e del Polo Ceramico” – alcuni di questi autorizzati, tra l’altro, “senza procedure di valutazione di impatto ambientale e sanitario” specifica la consigliera. L’allargamento della discarica risponderebbe, secondo la consigliera, più agli interessi di Hera (anche in termini di remunerazione degli investitori) piuttosto che a quelli dei cittadini e delle aziende del territorio. In più, la discarica verrebbe utilizzata solo dal punto di vista residuale. Questo significherebbe che “i comportamenti virtuosi dei finalesi in termini di diminuzione dei rifiuti prodotti ed aumento della percentuale di rifiuto differenziato non avrebbero nessun impatto positivo sul loro stesso territorio”. Più che realizzare nuovi impianti di smaltimento, sarebbe necessario prevedere il miglioramento di quelli già esistenti e la progressiva dismissione di altri, così come suggerito nel Piano regionale di gestione dei rifiuti, chiarisce Gibertoni che chiede alla Regione quale sia “lo stato attuale dei parametri ambientali e sanitari della popolazione di Finale Emilia” e, a partire dai dati di monitoraggio e dagli studi sanitari, “se non si ritenga necessaria una riqualificazione di questo territorio martoriato”.

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