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Ocse: “Italia terza per disoccupazione, scendono i salari reali”

LʼOrganizzazione segnala un alto livello di insicurezza per quanto riguarda il mercato del lavoro, la cui situazione è “migliorata negli ultimi anni, ma più lentamente che in altri Paesi”

di Andrea Lodi

L’Ocse, nel rapporto sulla disoccupazione nei Paesi Ocse, pubblicato a metà anno, presenta dei dati riguardanti l’Italia che se da un lato evidenziano una timida ripresa dell’economia, dall’altro, evidenziano un “trend” negativo per quanto riguarda la certezza di un lavoro, non solo per i giovani, il cui tasso di disoccupazione si assesta sempre su livelli preoccupanti, ma anche e soprattutto per l’alto rischio di perdita del lavoro da parte di chi giovane non è più.

In Italia il tasso di disoccupazione è sceso all’11,2%, (un lieve miglioramento), ma resta il terzo più alto tra i Paesi Ocse. Ciò che preoccupa in realtà gli analisti dell’Organizzazione, è il fatto che “i salari reali sono scesi dell’1,1% tra il 2016 ed il 2017”.

L’Ocse segnala un alto livello di insicurezza del nostro mercato del lavoro, la cui situazione è “migliorata negli ultimi anni, ma più lentamente che in altri Paesi”.

I salari reali scendono a causa della “stagnazione della produttività e una percentuale significativa di lavoratori a basso reddito con contratti temporanei o di part-time involontario”, sottolineano ancora da Parigi.

La performance del mercato del lavoro italiano è “al di sotto della media Ocse in tutti gli indicatori  – continua il rapporto – e non sorprende che, dato l’ancora elevato tasso di disoccupazione e l’incidenza di contratti a termine, il livello d’insicurezza nel mercato del lavoro, ovvero la probabilità di perdere il posto e restare senza reddito, sia il quarto più alto tra i Paesi Ocse dopo Grecia, Spagna e Turchia”.

L’occupazione in percentuale della popolazione tra i 15 e i 74 anni “è aumentata di 2,3 punti percentuali dal livello più basso nel 2013, arrivando al 50,9% e tornando quasi al livello pre-crisi (51%)”. Le proiezioni Ocse suggeriscono inoltre che “la tendenza positiva continuerà nei prossimi due anni”. Dato, è opportuno sottolineare, determinato anche dal fatto che tra gli occupati vanno considerati anche coloro che, secondo le ultime disposizioni del nostro Parlamento, andranno in pensione ad un’età che si avvicina ai settanta.

L’Italia, con il 35,1% continua ad avere il terzo peggior tasso di disoccupazione giovanile dell’area Ocse, dopo la Grecia (42,8%) e la Spagna (38,7%). La Germania è al 6,4%, come a luglio e la Francia al 23%. Il tasso minimo di disoccupazione giovanile lo registra il Giappone, con il 4,8%.

Secondo l’Ocse, in Italia “la povertà è aumentata di 2,9 punti percentuali: il 13,6% delle persone in età lavorativa vive in famiglie con un reddito inferiore al 50% del reddito medio. Erano il 10,7% nel 2006”.

Fenomeno determinato anche dal fatto che in Italia il sussidio di disoccupazione non è mai stato adeguato al reale bisogno dei disoccupati di lungo periodo. Gli attuali governanti hanno promesso di rivedere il meccanismo, con ciò che hanno definito “reddito di cittadinanza”. Ma pare che la burocrazia – strano a crederci – ne stia rallentando l’applicazione.

Va sottolineato che i dati esposti dall’Ocse, rappresentano una “chiara” situazione Paese che va avanti da tanto, troppo, tempo. L’attuale situazione politica e sociale del nostro Paese, purtroppo, al di là dei timidi segnali di ripresa economica, non è sufficientemente adeguata a gestire una ripresa, che sia determinata da serie politiche socio- economiche che vadano nella direzione di garantire lavoro e redditi adeguati ai propri cittadini.

I nostri politicanti, purtroppo, pare siano impegnati ad occuparsi di migrazione, concessioni da togliere a società private, lotte intestine ai vari raggruppamenti politici ed altre amenità varie, certi ormai, che gestire una situazione del genere non sia facile, in un Paese, dove i cittadini hanno ormai da troppo tempo acquisito la certezza che esistono solo diritti e non doveri. Termine, quest’ultimo, che è diventato ormai un arcaismo. E la politica, per l’appunto, non è di grande aiuto, sia essa di destra o di sinistra, populista o rappresentativa, giustizialista o garantista, da troppo tempo non è in grado di definire un programma, una guida, che possa portare il nostro Paese verso un futuro più consapevole, e togliere quella “nube” di insicurezza più volte menzionata dal rapporto dell’Ocse.

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