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Concordia, ecco come sarà il nuovo impianto di biometano

CONCORDIA SULLA SECCHIA, MIRANDOLA E SAN POSSIDONIO –  In prima istanza si era diffusa la voce che si trattasse di un inceneritore di rifiuti, quindi un impianto molto impattante e inquinante. Non è affatto così, e finalmente si chiariscono i dettagli della nuova centrale di biometano che è stato richiesto di costruire alle porte di Concordia.

Si tratta sostanzialmente di un impianto di biometano, una centrale nutrita a biomasse che non brucia nulla ma lascia macerare i rifiuti che mettiamo nell’organico. Produce energia sotto forma di gas: l’impatto,rispetto a un inceneritore, è decisamente minore tanto che questo tipo di impianti non è finora stato messo in discussione dagli ambientalisti. Il problema principale di questo sistema di produzione di gas per l’eneria è la puzza. Il cattivo odore, per un impianto di grandi dimensioni come quello di cui si sta parlando, riguardarebbe molti residenti e molte aziende, con un disagio continuo visto che la centrale a biomasse lavorerebbe giorno e notte, 24 ore su 24.

Per non parlare del traffico che porteranno i camion (almeno una ventina al giorno) che faranno arrivare all’impianto il materiale da “digestare” su e giù per le strade della zona. Le nuove assunzioni, per quel che è dato sapere al momento, riguarderanno una decina di lavoratori.

Tutte queste informazioni si trovano on line,sul sito della Regione dove vengono pubbiche le richieste di Valutazione impatto ambientale. Lunedì se nè parlato solo di sfuggita nel corso dell’incontro del sindaco con i consiglieri comunali, ma è stata fissata una riunione specifica della Commissione Territorio e Ambiente il 17 ottobre, alle ore 18. In questa Commissione sarà presente la ditta che intende realizzare l’impianto di biogas e a questa verranno poste tutte le domande del caso.

L’azienda proponente si chiama Bio Bimat, che tra i soci vede un paio di volti noti dell’edilizia modenese passati evidentemente al business dei rifiuti. Presidente del consiglio di amministrazione è Alessandro Venturini; in cda assieme a Vitaliano Turchi (ex presidente del Collegio edili di Modena) e a Riccardo Mingori (ha tirato su nel modenese i complessi di Esselunga, Brico e Aldi) siede anche Claudio Bassanetti, già dirigente Confindustria.

Il maxi impianto di Concordia

Sorgerà al confine tra i Comuni di Concordia e San Possidonio, in via Delle Mondine, a ridosso della Provinciale 8 nell’area dell’ex Kermar, a una manciata di chilometri di Mirandola. Si tratta di una zona dove si trovano già diverse abitazioni e attività lavorative. Poco distante, la provinciale è molto trafficata. Molto diversa, insomma, da una situazione di aperta campagna lontana da tutto e tutti.

Ma è proprio qui che la Bimat di Modena vuole tirare su il nuovo impianto. Rientra – questa la definizione tecnica – nella categoria degli impianti integrati anaerobico/aerobico di recupero rifiuti urbani e speciali non pericolosi per la produzione di biometano e ammendante compostato misto/biostabilizzato. Sarà di grandi dimension, “mangerà” fino a 80mila tonnellate di rifiuti urbani e 20mila di sfalci e produrrà fino a  7 milioni di metri cubi annui di metano e 20mila tonnellate di ammendante composto misto.

Ma ecco una dettagliata spiegazione dell’impianto fatta dalla stessa azienda Bimat

L’impianto progettato per la produzione di biometano a Concordia sulla Secchia, nella zona industriale ex Kermar, rappresenta la migliore tecnologia disponibile per massimizzare il recupero dei materiali, nell’ottica delle best practice di economia circolare e nel rispetto delle indicazioni delle Normative sulla Riduzione e Prevenzione Integrate dell’Inquinamento previste a livello europeo e nazionale, spiega unanota dell’azienda.

L’impianto, che sarà realizzato da Bio Bimat Srl (società –  si definisce nella nota – controllata da solidi e conosciuti imprenditori del territorio) con un investimento di circa 30 milioni di euro, riceverà circa 80 mila tonnellate di Forsu/anno, che garantiranno una produzione di 6,4 milioni di metri cubi di biometano l’anno. Il materiale derivante dalla digestione anaerobica sarà ulteriormente lavorato per l’ottenimento di ammendante naturale. Solo il 10%-15% del totale complessivamente conferito sarà rifiuto biologicamente inerte (plastiche, metalli, vetro) da destinare al recupero presso aziende specializzate.

La produzione di biometano avviene attraverso un processo naturale di digestione anaerobico/aerobico, senza combustione né emissioni di fumi in atmosfera.

Impianti di questo tipo – prosegue il comunicato stampa –  riducono le emissioni in atmosfera: la quantità di CO2 immessa in atmosfera è nell’ordine del 25-30% di quella che sarebbe rilasciata senza nessun trattamento.

Il progetto di Bio Bimat è in linea con le esperienze più avanzate di economia circolare e coerente con gli obiettivi della Regione Emilia-Romagna, la prima in Italia a dotarsi di una legge sull’economia circolare. Il saldo ambientale, in termini di minori emissioni di CO2, è estremamente positivo: il biometano prodotto evita l’utilizzo di  combustibili fossili pari a  circa 5.000 TEP e l’emissione in atmosfera di circa 13 mila tonnellate di CO2.

Le tecnologie che saranno impiegate sono di ultima generazione ed applicate con l’obiettivo di ridurre l’impatto sul territorio: la biomassa conferita sarà rapidamente processata per evitare dispersione di odori, tutti i reflui liquidi di processo saranno trattati da un depuratore e la quasi totalità del volume di acqua trattata sarà riutilizzata nel processo.

Per quanto riguarda gli accorgimenti progettuali per la massima riduzione delle emissioni odorigene: i serbatoi di stoccaggio sono dotati di captazione delle arie a capacità odorigena, tutti i capannoni in cui avvengono le varie fasi di lavorazione sono mantenuti costantemente in depressione mentre l’aria estratta viene inviata a impianti di trattamento composti da impianti di lavaggio aria in controcorrente con successiva biofiltrazione, prima dell’immissione in atmosfera, tutti impianti a funzionamento in ciclo chiuso. Tutti i capannoni sono dotati di doppi portoni chiudibili, l’edificio che accoglie i mezzi e stato suddiviso in modo tale da consentire di operare sempre in ambienti chiusi, confinati e sottoposti ad aspirazione forzata delle arie, mantenendo divise le attività ed i conseguenti carichi odorigeni che ne derivano.

Il sistema di trattamento dell’aria, presentato in Conferenza dei servizi, dove non sono emersi rilievi, prevede inoltre per ciascuna linea di trattamento delle arie esauste l’installazione di un biofiltro di tipo chiuso.

L’aria convogliata nei biofiltri sarà precedentemente trattata con un impianto scrubber ad acqua per ridurre polveri in sospensione eventualmente presenti.

Il sistema di trattamento aria, nella sua interezza, è stato dimensionato nel rispetto delle caratteristiche impiantistiche minime necessarie al rispetto delle normative in materia delle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia.

Il completamento della viabilità nei dintorni dell’impianto, già prevista nel piano urbanistico attuativo, consentirà il miglioramento della mobilità dei mezzi in accesso e in uscita, contenendo l’impatto del traffico sulle strade circostanti anche attraverso un controllo più puntuale del tratto stradale.

I proponenti il progetto confermano, nell’ottica della massima trasparenza e per la valorizzazione di un impianto che produrrà benefici ambientali, la loro disponibilità ad una serie di incontri di conoscenza del progetto con cittadini, istituzioni locali, forze politiche e associazioni d’impresa e sociali, a cominciare dalle imprese e dalle famiglie localizzate e residenti nelle vicinanze della centrale.

L’impianto progettato per la produzione di biometano a Concordia sulla Secchia, nella zona industriale ex Kermar, rappresenta la migliore tecnologia disponibile per massimizzare il recupero dei materiali, nell’ottica delle best practice di economia circolare e nel rispetto delle indicazioni delle Normative sulla Riduzione e Prevenzione Integrate dell’Inquinamento previste a livello europeo e nazionale.

L’impianto, che sarà realizzato da Bio Bimat Srl (società controllata da solidi e conosciuti imprenditori del territorio) con un investimento di circa 30 milioni di euro, riceverà circa 80 mila tonnellate di Forsu/anno, che garantiranno una produzione di 6,4 milioni di metri cubi di biometano l’anno. Il materiale derivante dalla digestione anaerobica sarà ulteriormente lavorato per l’ottenimento di ammendante naturale. Solo il 10%-15% del totale complessivamente conferito sarà rifiuto biologicamente inerte (plastiche, metalli, vetro) da destinare al recupero presso aziende specializzate.

La produzione di biometano avviene attraverso un processo naturale di digestione anaerobico/aerobico, senza combustione né emissioni di fumi in atmosfera.

Impianti di questo tipo riducono le emissioni in atmosfera: la quantità di CO2 immessa in atmosfera è nell’ordine del 25-30% di quella che sarebbe rilasciata senza nessun trattamento.

Il progetto di Bio Bimat è in linea con le esperienze più avanzate di economia circolare e coerente con gli obiettivi della Regione Emilia-Romagna, la prima in Italia a dotarsi di una legge sull’economia circolare. Il saldo ambientale, in termini di minori emissioni di CO2, è estremamente positivo: il biometano prodotto evita l’utilizzo di  combustibili fossili pari a  circa 5.000 TEP e l’emissione in atmosfera di circa 13 mila tonnellate di CO2.

Le tecnologie che saranno impiegate sono di ultima generazione ed applicate con l’obiettivo di ridurre l’impatto sul territorio: la biomassa conferita sarà rapidamente processata per evitare dispersione di odori, tutti i reflui liquidi di processo saranno trattati da un depuratore e la quasi totalità del volume di acqua trattata sarà riutilizzata nel processo.

Per quanto riguarda gli accorgimenti progettuali per la massima riduzione delle emissioni odorigene: i serbatoi di stoccaggio sono dotati di captazione delle arie a capacità odorigena, tutti i capannoni in cui avvengono le varie fasi di lavorazione sono mantenuti costantemente in depressione mentre l’aria estratta viene inviata a impianti di trattamento composti da impianti di lavaggio aria in controcorrente con successiva biofiltrazione, prima dell’immissione in atmosfera, tutti impianti a funzionamento in ciclo chiuso. Tutti i capannoni sono dotati di doppi portoni chiudibili, l’edificio che accoglie i mezzi e stato suddiviso in modo tale da consentire di operare sempre in ambienti chiusi, confinati e sottoposti ad aspirazione forzata delle arie, mantenendo divise le attività ed i conseguenti carichi odorigeni che ne derivano.

Il sistema di trattamento dell’aria, presentato in Conferenza dei servizi, dove non sono emersi rilievi, prevede inoltre per ciascuna linea di trattamento delle arie esauste l’installazione di un biofiltro di tipo chiuso.

L’aria convogliata nei biofiltri sarà precedentemente trattata con un impianto scrubber ad acqua per ridurre polveri in sospensione eventualmente presenti.

Il sistema di trattamento aria, nella sua interezza, è stato dimensionato nel rispetto delle caratteristiche impiantistiche minime necessarie al rispetto delle normative in materia delle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia.

Il completamento della viabilità nei dintorni dell’impianto, già prevista nel piano urbanistico attuativo, consentirà il miglioramento della mobilità dei mezzi in accesso e in uscita, contenendo l’impatto del traffico sulle strade circostanti anche attraverso un controllo più puntuale del tratto stradale.

I proponenti il progetto confermano, nell’ottica della massima trasparenza e per la valorizzazione di un impianto che produrrà benefici ambientali, la loro disponibilità ad una serie di incontri di conoscenza del progetto con cittadini, istituzioni locali, forze politiche e associazioni d’impresa e sociali, a cominciare  -chiudono dalla Bimat – dalle imprese e dalle famiglie localizzate e residenti nelle vicinanze della centrale.

 

Il progetto è stato depositato per la procedura di Valutazione di impatto Ambientale a giugno, ed è possibile presentare osservazioni alla Regionefino al 5 novembre.

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