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L’intelligenza artificiale creerà nuovi posti di lavoro?

di Andrea Lodi

I dubbi di alcuni ricercatori

L’intelligenza artificiale si trova sul banco degli imputati, così come la è stata l’automazione a partire dagli anni “80. La quarta rivoluzione industriale, che in Italia si sta attuando con ottimi risultati dal punto di vista degli investimenti aziendali (leggasi l’articolo pubblicato su questo giornale il 27/6/18), pone dei seri quesiti in merito all’impatto occupazionale che essa avrà sulle nostre imprese.

Se è vero che in questa prima fase di Industria 4.0 le imprese stanno assumendo nuovo personale, (anche grazie agli incentivi economici) soprattutto con qualifiche adeguate all’implementazione di “sistemi intelligenti” che vanno ad impattare sull’intero sistema gestionale, ciò che preoccupa gli osservatori riguarda il futuro.

Alcuni ricercatori dell’Università di Oxford hanno previsto che il 35% dei posti di lavoro nel Regno Unito saranno a rischio nei prossimi due decenni a causa del sempre maggiore livello di automazione.

L’intelligenza artificiale una opportunità per la crescita delle imprese

Non dello stesso parere sono i loro colleghi d’oltre oceano. Secondo un’indagine realizzata da Gartner, importante società di ricerche americana, l’intelligenza artificiale, non solo non rappresenterà un problema per le dinamiche occupazionali, ma dovrebbe essere una opportunità per migliorare la produttività ed il posizionamento competitivo delle nostre imprese. Il numero di posti di lavoro interessati dall’IA varia a seconda del settore: fino al 2019 l’assistenza sanitaria, il settore pubblico e l’istruzione vedranno una domanda di lavoro in continua crescita, mentre le imprese di produzione saranno quelle maggiormente colpite, nel breve periodo.

Ma è nel lungo periodo che la situazione dovrebbe cambiare. I benefici che deriveranno dall’IA, infatti, sono proporzionati agli investimenti che le imprese realizzeranno in tale segmento. In Italia gli investimenti su Industria 4.0 nel settore della “automazione avanzata” corrispondono all’8% del totale, contro il 64% dell’”Industrial Internet e IOT”; un numero che dovrà sicuramente crescere.

Intelligenza artificiale e nuovi posti di lavoro

Secondo le analisi svolte da Gartner, già a partire dal 2020, nei successivi cinque anni, l’IA metterà a rischio, a livello mondiale, circa 1,8 milioni di posti di lavoro, contro 2,3 milioni di nuovi posti di lavoro, con un trend in forte crescita nell’arco dell’intero decennio. Non solo: nel 2021 si prevede che l’IA aumenterà di 2.900 miliardi il valore delle imprese, con un recupero di produttività stimato sui 6,2 miliardi di ore di lavoro.

 “Molte innovazioni significative in passato sono state associate a un periodo di transizione di perdita del lavoro temporaneo, seguito dal recupero; ecco perché la trasformazione aziendale e l’IA seguiranno probabilmente questa rotta” ha affermato Svetlana Sicular, research vice president di Gartner. L’intelligenza artificiale migliorerà la produttività di molti posti di lavoro, eliminando milioni di posizioni di medio e basso livello, ma anche creando milioni di nuove posizioni di alta qualifica.

La ricerca in Italia

L’Italia ha oggi tre dei cento laboratori di intelligenza artificiale più importanti al mondo. Eppure fatica, al pari di altri Paesi europei, a competere con colossi del calibro di Stati Uniti e Cina. Per farlo deve muoversi unita, e lo fa raggruppando sotto uno stesso ‘tetto’, tutte le eccellenze italiane del settore. La casa comune dell’IA italiana è rappresentata dal nuovo Laboratorio Nazionale di Intelligenza Artificiale e Sistemi Intelligenti coordinato dal Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica (Cini). A guidarlo è Rita Cucchiara, professoressa dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che afferma: “ci siamo resi conto che in Italia, nella ricerca, siamo bravi. Non siamo i migliori al mondo ma siamo tra i migliori, e ce ne accorgiamo perché i nostri studenti vengono acquisiti immediatamente all’estero. Però siamo sempre stati molto divisi: sei associazioni e altri rami di ricerca, insomma, serviva un laboratorio nazionale che unisse intelligenza artificiale e sistemi intelligenti, un qualcosa che mettesse insieme hardware e software”.

Che intelligenza artificiale sia, e se fatta in modo intelligente, è ancora meglio.

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