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Due denunce al giorno di violenza sulle donne nel Modenese. E in regione è record di casi

Due denunce al giorno di violenza sulle donne nel Modenese. E in regione è record di casi. Nei primi dieci mesi del 2018 sono state 261 le donne vittime di aggressione che si sono rivolte al pronto soccorso del Policlinico di Modena; a questo dato si aggiunge quello registrato, nei primi sei mesi di quest’anno, nel resto della rete ospedaliera provinciale (Baggiovara compreso) dove i casi sono stati 339.

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra domenica 25 novembre, su iniziativa dell’Onu per sensibilizzare l’opinione pubblica di tutto il mondo sul tema delle discriminazioni di genere, l’Osservatorio modenese sulla violenza contro le donne ha raccolto i dati dei servizi sanitari dell’Ausl e dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena. Anche la Regione ha fornito i dati relativi al territorio, da cui emerge come l’Emilia-Romagna sia una delle regioni dove i tassi di violenza contro le donne sono tra i più alti in Italia ma è anche la prima per le denunce di violenze sessuali (15,6 ogni centomila donne), percosse (28,6), lesioni dolose (89,6) e la quarta per i femminicidi (0,6 su centomila). Negli ultimi cinque anni le donne che hanno presentato denuncia per aver subito una violenza sono state oltre 31.000, di cui 14.000 sono state vittime di minaccia, oltre 3.000 di stalking, 1.700 di violenza sessuale, 13.000 di una violenza fisica grave, mentre 66 sono state assassinate.

IL CASO DI MODENA E PROVINCIA

Dall’analisi dei numeri di questi ultimi anni, in linea con quelli del 2018, emerge un incremento degli accessi provocati da violenze all’interno della famiglia e un calo di quelli per violenze praticate da estranei; la fascia di età più colpita riguarda le donne dai 35 ai 44 anni; il 70 per cento degli accessi sono donne italiane.

«L’aumento dei dati delle violenze domestiche – commenta Caterina Liotti, consigliera provinciale con delega alle Pari opportunità – è molto preoccupante essendo la casa il luogo dove, invece, le donne dovrebbero essere più al sicuro. Credo sia un segnale molto evidente di come ci siano ancora rapporti di potere molto disequilibrati all’interno della coppia e di come ancora non si faccia sufficiente educazione sentimentale e relazionale ai giovani affinché non facciano confusione tra i gesti d’amore e quelli del possesso e controllo. Questi ultimi – aggiunge Liotti – quando sistematici sono da riconoscere come azioni di violenza psicologica che spesso sfociano anche nella violenza fisica; occorre proseguire donne e uomini, istituzioni e associazioni insieme nelle azioni di sensibilizzare l’opinione pubblica, a partire dalle scuole, per prevenire ogni forma di violenza sulle donne oltre a potenziare i servizi e le azioni di contrasto perché le donne devono sapere che non sono sole».

Disponibili anche i dati sulle violenze sessuali: il Policlinico di Modena, nei primi dieci mesi del 2018, ha gestito 14 casi di violenza sessuale contro donne maggiorenni; otto i casi nel 2017, 17 casi nel 2016 e 19 casi nel periodo 1 febbraio–31 dicembre 2015, anno in cui è stata avviata all’accettazione ostetrico-ginecologica del Policlinico di Modena la procedura che prevede la centralizzazione nella struttura di tutti i casi di violenza sessuale gestiti dalle strutture sanitarie pubbliche della provincia di Modena.

Per quanto riguarda la rete dei Consultori familiari dell’Ausl di Modena, nel primo semestre del 2018 sono state 78 le donne che hanno chiesto una consulenza psicologica per violenza (179 accessi nel 2017).

Il Centro Ldv-Liberiamoci dalla Violenza, attivato sempre dall’Ausl per l’accompagnamento al cambiamento di uomini autori di violenza, ha registrato, dalla sua attivazione nel 2011, il trattamento di 282 casi. Attualmente gli uomini in trattamento sono 46.

Nel sito dell’Osservatorio (www.violenzadigenere.provincia.modena.it) sono disponibili tutte le informazioni sui servizi e sulle numerose iniziative nel territorio provinciale in occasione della Giornata contro le violenza sulle donne che proseguono fino a dicembre con incontri, seminari, mostre, performance teatrali, spettacoli musicali.

Tra questi un percorso formativo, promosso dalla Provincia, rivolto ai dipendenti degli enti locali sul linguaggio di genere.

 

L’OSSERVATORIO, IL PORTALE CON I DATI, LE RICERCHE E I SERVIZI

L’Osservatorio modenese sulla violenza contro le donne gestisce dal 2017 un sistema informativo provinciale con l’obiettivo di valutare l’efficacia della risposta da parte della rete dei servizi presenti a livello territoriale e distrettuale.

Il progetto è promosso dalla Provincia di Modena con la partecipazione della rete dei servizi sociosanitari e associazioni modenesi.

Lo strumento, inoltre, è coerente con gli obiettivi del Protocollo d’intesa prefettizio per la promozione di strategie condivise finalizzate alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne; si attua attraverso l’attività di un gruppo tecnico di lavoro formato da Provincia, Prefettura, Regione Emilia Romagna, Ausl di Modena, Policlinico di Modena, Ospedale di Sassuolo, gli uffici di piano delle Unioni dei Comuni e dei Comuni modenesi, la Conferenza territoriale sociale e sanitaria della provincia di Modena, l’Ufficio scolastico regionale di Modena, l’Università di Modena e Reggio Emilia, i Centri e gli sportelli antiviolenza del territorio modenese, l’Associazione Donne e Giustizia di Modena.

Il progetto dell’Osservatorio rientra tra le competenze assegnate alle Province dalla legge di riordino dove figurano anche le Pari opportunità.

IL CORSO PER GLI ENTI LOCALI , IL LINGUAGGIO DI GENERE NEGLI ATTI E COMUNICAZIONE

Il percorso formativo “Linguaggio di genere e comunicazione istituzionale” è rivolto al personale delle amministrazioni locali e sarà tenuto dalla professoressa Cecilia Robustelli dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, dipartimento di Studi Linguistici e culturali.

L’obiettivo è fornire gli strumenti operativi necessari per l’adozione di un linguaggio rispettoso dell’identità di genere.

Il corso si articolerà in due moduli che si svolgeranno il 7, 14 e 21 dicembre nella sede della Provincia.

Per informazioni e iscrizioni: 059.209355.

 

COSA ACCADE IN EMILIA-ROMAGNA

I dati delle violenze sulle donne ma anche quelli dell’accoglienza e dell’ascolto, i progetti messi in campo dalla Regione Emilia-Romagna. A un anno dall’istituzione, arrivano i dati dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere. Il report per la prima volta offre un panorama esaustivo su denunce, femminicidi, strutture e le cifre inedite sugli accessi ai Pronto soccorso, oltre a dar conto del lavoro svolto nell’ultimo anno dalla Regione per la formazione degli operatori dei servizi sanitari dell’emergenza e per l’operatività e l’ampliamento dei Consultori, riportando i dati dell’Istat e del Ministero. I dati dell’osservatorio sono stati presentati questa mattina nella sede della Case delle donne per non subire violenza, a Bologna, alla presenza dell’assessora alle Pari opportunità Emma Petitti e del presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna Angela Romanin. Nell’occasione è stato illustrato il progetto del Coordinamento regionale “Donne al centro contro la violenza”. Presente Roberta Mori della Commissione Parità dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.

“Nella nostra regione– ha detto l’assessora Petitti– vi è una lunga tradizione di collaborazione pubblico-privato. E’ una strada che percorriamo per non lasciare soli chi sta sul fronte di questa battaglia. L’impegno di questa Regione sta nel fornire strumenti di prevenzione, educazione e informazione. Cinque anni fa abbiamo approvato la legge sulla parità, quindi il Programma regionale Antiviolenza, poi abbiamo investito risorse con i nostri bandi. E’ nato anche l’Osservatorio che ci ha aiutato a capire in modo più organico come nasce e si sviluppa questo fenomeno. Dal quadro è risultato un dato che mi fa molto piacere: le donne sono più coraggiose, escono dall’ombra, denunciano e sanno di non esser più sole”.
Le cifre
L’Emilia-Romagna è una delle regioni dove i tassi di violenza contro le donne sono più alti in Italia ma è anche la prima per le denunce di violenze sessuali (15,6 ogni centomila donne), percosse (28,6), lesioni dolose (89,6) e la quarta per i femminicidi (0,6 su centomila). Tassi inferiori alla media nazionale si riscontrano invece riguardo allo stalking (23,2).

Nell’ultimo quinquennio le donne che hanno sporto denuncia nella nostra regione per aver subito una violenza sono state oltre 31.000 (dati 2012-2016 – Ministero Interno), di cui 14.000 sono state vittime di minaccia, oltre 3.000 di stalking, 1.700 di violenza sessuale, 13.000 di una violenza fisica grave o gravissima quali percosse, lesioni e tentati omicidio, mentre 66 sono state assassinate.

Nel decennio 2007-2016 – fatta eccezione per le vittime di stalking, che sono cresciute costantemente da quando nel 2009 lo stalking è diventato un reato, i dati registrano una chiara diminuzione delle vittime di questi reati: le vittime di minacce sono scese di quasi 30 punti percentuali dal 2007 al 2016, di 27 per le violenze sessuali, di oltre 30 per le percosse, di 20 per le lesioni, di 8 per i tentati omicidi, mentre il numero di donne uccise è rimasto uguale.

La Regione Emilia-Romagna per contrastare il fenomeno ha messo in piedi un sistema che si basa  su una rete di 56 sportelli per ascolto e presa in carico, 20  Centri Antiviolenza, che forniscono accoglienza, consulenza, sostegno alle donne, anche con figli/e, minacciate o che hanno subito violenza  e 39 Case Rifugio, strutture a indirizzo segreto o riservato che forniscono, a titolo gratuito, alloggio sicuro alle donne con o senza figli minori che subiscono violenza, indipendentemente dal luogo di residenza, per salvaguardarne l’incolumità fisica e psichica. Inoltre, sono sorti in Emilia-Romagna 10 Centri di aiuto per uomini maltrattanti un’esperienza innovative per il trattamento di uomini violenti.

Nel corso del 2017 i Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna hanno registrato 17.235 contatti da parte di 5.345 donne, di cui il 44,6% ha contattato un centro per la prima volta. Delle 5.345, 1.732 sono state indirizzate ad altri servizi, in particolare: circa un migliaio ai servizi territoriali (Servizio Sociale, Forze dell’ordine, Consultori familiari, Pronto soccorso, Sert, altro Centro antiviolenza); 280 ad accoglienza in emergenza/pronta accoglienza e 148 ad accoglienza in casa rifugio. Risultavano in carico presso i Centri antiviolenza 3.520 donne (di cui 2.526 accolte nel 2017).

La Regione Emilia-Romagna attraverso un bando, le cui attività sono state realizzate nel 2017, ha inoltre finanziato 49 progetti per 1 milione di euro per rafforzare le politiche regionali di contrasto alle discriminazioni di genere e alla violenza sulle donne e promuovere una cultura della parità e del contrasto agli stereotipi. Oltre metà dei progetti sono promossi da Enti Locali, il 24% (12 progetti) da associazioni o soggetti del privato sociale e il20,4% (10 progetti) da un Centro Antiviolenza. Sono stati coinvolti circa 24.500 cittadini, tra cui 14.200 studenti, più di 600 insegnanti e 380 genitori e 1600 operatori dei servizi.

Nel 2017 la Regione aveva anche stanziato 240.000 euro per realizzare un progetto formativo finalizzato a migliorare le capacità di accoglienza da parte dei servizi di emergenza e della rete dei servizi territoriali per le donne che subiscono violenza e i loro figli. Fra gli obiettivi: la definizione di protocolli integrati di assistenza e modelli condivisi di intervento. La Regione ha avuto un ruolo di coordinamento del progetto con il coinvolgimento del Servizio politiche sociali e socioeducative, del Servizio Assistenza Territoriale, del Servizio Assistenza Ospedaliera e dell’Area formazione dell’Agenzia Regionale. Nella prima parte del progetto sono stati formati 168 operatori dei servizi di cui 84 dei Pronto soccorsi e 84 dell’area dei consultori e dei servizi sociali.

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