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Rodolfo Ferrari, cento anni fa moriva il grande direttore d’orchestra di Staggia

SAN PROSPERO SUL SECCHIA – Cade il 10 gennaio l’anniversario ad un secolo dalla morte di Rodolfo Ferrari, grandissimo quanto ingiustamente dimenticato musicista di Staggia, frazione di San Prospero.

Dell’enciclopedia Treccani:

 

“FERRARI, Rodolfo. – Nato a Staggia (Modena) nel 1864 da Luigi e da Petronilla Garuti, iniziò gli studi musicali sotto la guida del padre, musicista di mediocre talento che gli impartì le prime lezioni. Trasferitosi poi a Bologna per compiervi un regolare corso di studi, entrò nel liceo musicale “G. B. Martini”, ove fu allievo di A. Busi, sotto la cui guida nel 1882 conseguì il diploma in composizione.
Al termine degli studi decise di dedicarsi alla direzione d’orchestra e iniziò ben presto una brillante carriera, facendosi apprezzare sopratutto nel repertorio wagneriano, tanto da meritarsi l’ammirazione di P. Mascagni, che fu tra i primi a riconoscerne il talento direttoriale. Chiamato dalle maggiori istituzioni concertistiche e dai più importanti teatri italiani e stranieri, si dedicò, oltre che al teatro, anche al repertorio sinfonico. A soli ventiquattro anni fu chiamato a dirigere al teatro Comunale di Bologna, ove presentò l’opera-ballo di F. Clementi La pellegrina e un’ottima edizione del Faust di Ch. Gounod con una compagnia di canto eccezionale formata da A. Stehle, F. Marconi e A. Cotogni.

Fu poi scritturato dal teatro Costanzi di Roma per la prima rappresentazione de L’amico Fritz di Mascagni, che ebbe luogo il 30 ott. 1891 e per dieci repliche riportò un successo strepitoso. Nello stesso teatro il F. propose varie opere straniere, spesso nuove per il pubblico romano, tra le quali si ricordano la versione drammatica della Dannazione di Faust di H. Berlioz (26 dic. 1905) e il Crepuscolo degli dei di R. Wagner (26 dic. 1906) in cui ottenne un successo personale per l’intelligenza interpretativa e l’affiatamento raggiunto dall’orchestra, dal coro e dalla compagnia di canto in tempi peraltro assai brevi, soprattutto in considerazione delle difficoltà presentate dalla partitura wagneriana.
La sua presenza fu assidua in numerosi altri teatri italiani; dopo aver diretto al teatro S. Carlo di Napoli opere di R. Leoncavallo (IMedici), G. Bizet (Ipescatori di perle), Mascagni (L’amico Fritz) e G. Donizetti (L’elisir d’amore) nella stagione 1893-94, fu al teatro alla Scala di Milano, ove nel 1896 diresse la prima assoluta di Andrea Chénier di U. Giordano. Fu poi al teatro Dal Verme di Milano e al teatro Regio di Torino per Le maschere di Mascagni e quindi nel 1910 al teatro Rossini di Pesaro per Aura di A. Zanella. Frattanto fin dal 1919 era stato nuovamente chiamato a dirigere al teatro Comunale di Bologna, ove apparve assiduamente fino al 1915, salvo una interruzione nel 1912, impegnato in opere del repertorio francese, tedesco e russo che alternò a lavori di giovani compositori italiani. Tra l’altro diresse: Arianna e Barbablù di P. Dukas, Salomè di R. Strauss e Boris Godunov di M. Mussorgskij, nonché La rosellina dei Vergoni di B. Petrella, Semirama di O. Respighi e L’amore dei tre re di I. Montemezzi.
L’evento che ebbe comunque maggiore risonanza per la carriera del F. fu la rappresentazione in prima italiana del Parsifal di Wagner allo scadere del privilegio di Bayreuth. Lo spettacolo ebbe luogo il 1º genn. 1914 con un’ora di anticipo sulla rappresentazione data al teatro Costanzi di Roma perché il teatro bolognese potesse avvalersi dell’onore della prima. L’avvenimento fu particolarmente solenne e il F. e gli interpreti furono oggetto di calorose manifestazioni di consenso.
Con l’inizio del conflitto mondiale l’attività del teatro rallentò e il F. tornò a dirigervi soltanto nel 1918 quando, alla morte di Ch. Debussy, volle rendergli omaggio con un concerto sinfonico di sue musiche, cui partecipò anche A. Casella che in quell’occasione si esibì al pianoforte.
Frattanto il F. non aveva trascurato la carriera internazionale e aveva dato impulso ad una attività particolarmente intensa, dirigendo numerose opere italiane nei più importanti teatri del mondo. A Parigi fu insieme con C. Campanini il direttore della stagione italiana organizzata dall’editore Sonzogno al teatro Sarah Bernhardt fra il maggio e il giugno del 1905; in quell’occasione propose al pubblico parigino L’amico Fritz di Mascagni, Il barbiere di Siviglia di G. Rossini e Chopin di G. Orefice. Nel 1917 fu al Metropolitan di New York, ove diresse in prima esecuzione Adriana Lecouvreur di F. Cilea (protagonista Lina Cavalieri), Mefistofele di A. Boito (protagonista F. Chaliapine al suo debutto in quel teatro), le pucciniane Bohème e Madama Butterfly (con G. Farrar ed E. Caruso), Marta di F. von Flotow, Tosca di Puccini, Fedora di U. Giordano (con Caruso e la Cavalieri), Cavalleria rusticana di Mascagni e Rigoletto di G. Verdi.
La sua carriera lo portò inoltre a Buenos Aires, Berlino, Vienna e in altri centri musicali di particolare importanza. Non meno significativa fu l’attività da lui svolta in Italia per la divulgazione delle più significative opere del repertorio internazionale; oltre a quelle già ricordate, vanno menzionate le’prime rappresentazioni italiane di opere come Manon di J. Massenet (Milano, teatro Carcano, 1893), Sigurt di E. Reyer (ibid., teatro alla Scala, 1894), La Navarraise di Massenet (sempre alla Scala nel 1896, ove, sempre nello stesso anno diresse Enrico VIII di C. Saint-Saëns).
Sposò l’ar


pista Cleopatra Serato. Attivo sino a pochi giorni prima della morte, il F. apparve per l’ultima volta in pubblico sul podio del teatro Augusteo di Roma, ove il 1º genn. 1919 diresse un concerto comprendente musiche di L. Cherubini, A. Corelli, A. Dvořák, J. Sibelius e N. Rimskij Korsakov.
Morì a Roma il 10 genn. 1919.
Artista versatile ed eclettico, si dedicò soprattutto al repertorio contemporaneo sia italiano sia straniero, contribuendo alla diffusione della produzione di giovani compositori, le cui opere presentò spesso in prima esecuzione assoluta. Abile concertatore, emerse nel repertorio wagneriano e verista e riusci ad affermarsi in un momento in cui il panorama direttoriale italiano era rappresentato da personalità di grande prestigio internazionale, come A. Toscanini, G. Marinuzzi, A. Guarnieri, V. Gui, T. Serafin, L. Mugnone, e appariva alla ribalta la non meno prestigiosa figura di V. De Sabata. Particolarmente versato nel repertorio francese dell’ultimo Ottocento, si rivolse con interesse agli autori della “giovane scuola italiana” e contribuì all’affermazione di compositori come Mascagni e Leoncavallo, che diresse più volte in Italia e all’estero.

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