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Sala ibrida, operati i primi cinque pazienti

Terminati i collaudi e l’addestramento del personale, giovedì 21 marzo, i primi cinque pazienti hanno potuto usufruire della Sala Ibrida del Policlinico di Modena, tre mesi dopo l’inaugurazione ufficiale del 21 dicembre scorso.

Sono stati operati due pazienti con endoprotesi per aneurisma dell’aorta ed effettuate tre angioplastiche agli arti inferiori complesse, per lesioni occlusive arteriose. In sala erano presenti l’equipe della Chirurgia Vascolare, diretta dal dottor Roberto Silingardi, che ha collaborato con l’equipe anestesiologica diretta dalla dottoressa Elisabetta Bertellini e il personale infermieristico e tecnico del Blocco Operatorio. La sala operatoria ha lavorato complessivamente dalle 8 alle 18.

Ai due pazienti modenesi ultrasettantenni con aneurismi dell’aorta, sono state impiantate altrettante endoprotesi, che vengono inserite per via endo-vascolare, cioè mini-invasiva. “Grazie alle tecnologie contenute nella sala ibrida– ha spiegato il dottor Roberto Silingardi– e in particolare il suo angiografo di ultima generazione, siamo in grado di intervenire su questi aneurismi con endoprotesi di ultima generazione, il cui impianto è facilitato dall’utilizzo di immagini ad altissima risoluzione”. Nel caso specifico sono state impiantate due endoprotesi nell’aorta addominale per escludere il flusso di sangue all’interno dell’aneurisma. Hanno effettuato gli interventi, il dottor Silingardi, insieme ai chirurghi vascolari dottor Stefano Gennai, il dottor Giuseppe Saittae il dottor Antonio Lauricella.

Ai tre pazienti – una donna e due uomini tra i sessanta e i settant’anni – cardiopatici e diabetici, con occlusione dei vasi arteriosi degli arti inferiorisono state effettuate angioplastiche complesse con palloni e stent dedicati.
“Dal punto di vista anestesiologico– commenta la dottoressa Elisabetta Bertellini– le procedure per un intervento in sala ibrida non differiscono  in maniera significativa da quelle di un normale intervento mini-invasivo. La differenza sostanziale sta nella maggiore rapidità e precisione dell’intervento eseguito in Sala Ibrida, grazia alla guida angiografica e alle attrezzature installate, in pazienti con fattori di rischio aumentati, e frequenti co-patologie.  Le apparecchiature per anestesia della sala ibrida sono,  inoltre, tra le più tecnologicamente avanzate”. In sala si sono alternati con la dottoressa Bertellini, l’anestesista dottoressa Lucilla Bavutti.

“Negli anni scorsi avevamo già operato nelle sale ibride di altri ospedali, in Italia e all’estero. Nei mesi scorsi ci siamo tutti sottoposti a un serrato training formativo per imparare a utilizzare le strumentazioni della sala – ha aggiunto il dottor Silingardi– Tutto questo ci aveva certo preparato all’intervento dal punto di vista tecnico. Nessuno, però, ci poteva preparare all’emozione di cominciare a lavorare in una struttura, frutto della generosità di un’intera comunità. Una struttura bellissima e una grande opportunità terapeutica”.

“Il nostro ringraziamento – conclude la dottoressa Bertellini –va a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione e all’utilizzo della nuova Sala Ibrida il cui funzionamento è già completo. In particolare a tutto il personale infermieristico, i tecnici, e l’Ing. Claudio Conti che ha condiviso con noi questa prima entusiasmante giornata.”

Come funziona

La sala ibrida è una sala operatoria ad altissima tecnologia che include apparecchiature diagnostiche dedicate. Nella sala così allestita si possono eseguire procedure chirurgiche e contestualmente effettuare una diagnosi immediata con possibilità di controlli e verifiche dell’andamento dell’intervento, senza spostare il paziente. Questo consente di agire con più precisione, tempestività e sicurezza sul paziente, in quanto l’intervento chirurgico può essere adattato all’evolversi del quadro clinico, controllando il risultato in tempo reale. La sala è pensata per essere compatibile con tecniche chirurgiche multidisciplinari e sempre meno invasive, cioè basate su piccole incisioni chirurgiche con conseguente riduzione delle complicanze e un netto miglioramento dei tempi di recupero del paziente. La Sala Ibrida di Baggiovara è dotata di un sistema diagnostico radiologico digitale di grande potenza (angiografo). Tale apparecchiatura è unica nel suo genere in quanto dotata di tecnologia radiologica combinata con un sistema robotico che lo posiziona sul campo operatorio in maniera sempre ottimale in relazione alla posizione del paziente e dei chirurghi. Le indagini diagnostiche dei vasi sanguigni e tutte le procedure terapeutiche per via endovascolare in tutti i distretti corporei risultano più rapide e precise. È possibile inoltre eseguire una ricostruzione delle immagini simile alla TAC, con ricostruzione tridimensionaledei settori anatomici interessati dall’intervento chirurgico per valutarne il risultato immediato.

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