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Vertenza Frama Action ultimo atto: scattano i licenziamenti

NOVI DI MODENA – “Si chiude oggi la vertenza Frama Action di Novi di Modena dopo l’incontro di stamattina tra azienda e Fiom/Cgil e Fim/Cisl che ha portato ad un mancato accordo. Ciò significa che da domani i lavoratori di Frama saranno licenziati senza nessuna altra rete di protezione aggiuntiva rispetto agli strumenti ordinari (indennità di disoccupazione)”.

Così scrivono in una nota Cesare Pizzolla, segretario Fiom/Cgil Modena, e Angelo Dalle Ave della segreteria Fiom/Cgil Modena a conclusione dell’ennesimo incontro andato a vuoto.

Prosegue la nota:

Ancora una volta la proprietà (anche oggi non presente al tavolo) e chi la rappresentata, ha dimostrato tutta la propria arroganza e irresponsabilità nei confronti dei lavoratori continuando a dire NO a tutte le soluzioni proposte sia da parte del sindacato che delle istituzioni.
Si tratta del primo mancato accordo nel settore metalmeccanico della nostra provincia, i lavoratori hanno condiviso la scelta di non firmare, in quanto la loro dignità non si può comprare solo con pochi spiccioli.
Per la Fiom/Cgil e i lavoratori la vertenza continua, nonostante l’arrivo delle lettere di licenziamento, dando assistenza legale ai lavoratori sia per quanto riguarda l’impugnazione del licenziamento, sia per quanto riguarda la difesa dalle eventuali denunce.
Il caso Frama assume una valenza generale e per questo la Fiom/Cgil di Modena lancerà una sottoscrizione volontaria tra tutti i metalmeccanici modenesi per raccogliere fondi a sostegno delle spese che i lavoratori dovranno sostenere.
Venerdì prossimo 15 marzo, la Fiom/Cgil e i lavoratori Frama saranno in Fiera a Milano al MadeExpo per protestare contro Hella e rendere espliciti anche ai clienti le modalità con cui la multinazionale austriaca ha gestito la chiusura dello stabilimento modenese in totale disinteresse delle sorti dei lavoratori e del territorio.

La vertenza Frama evidenzia ancora una volta che, o si cambiano le regole del gioco, o sarà sempre più difficile difendere i lavoratori che perdono il lavoro per scelta unilaterale dell’impresa.
Questo sistema di regole e leggi non regge, perché mette il lavoratore in una situazione di netta inferiorità, a maggior ragione se ci si trova di fronte ad un’azienda senza scrupoli come Hella che non tiene in alcun conto la responsabilità sociale d’impresa.
Con la loro protesta durata 3 mesi i lavoratori si sono sostituiti allo Stato, insieme alle istituzioni locali hanno lottato perché Hella non chiudesse, mentre invece dovrebbe essere lo Stato il primo soggetto ad entrare in campo per convincere le aziende a rimanere sul territorio.
La Fiom/Cgil e i lavoratori riconoscono invece un impegno importante svolto dal Comune di Novi e dalla Regione Emilia Romagna a sostegno delle istanze dei lavoratori.

E ancora:

La vicenda Frama conferma l’insufficienza anche del Decreto Dignità in riferimento alle delocalizzazioni, in quanto, pur essendo una misura importante, non è sufficiente ad evitare le stesse: non è solo con la restituzione degli eventuali contributi pubblici ricevuti, che si risolve il problema delle delocalizzazioni.
Per di più, sempre per effetto del sistema di leggi, è possibile denunciare i lavoratori che manifestano per il posto di lavoro, e il Decreto Sicurezza in questo senso ha inasprito le pene per le proteste di lavoro.
Se si arriva anche solo a pensare di denunciare e chiedere danni ai lavoratori, grazie a leggi che assecondano questa impostazione, è una sconfitta per tutto il sistema.
Le aziende si avvalgono del sistema di leggi attuali per chiudere/spostare gli stabilimenti senza obblighi di nessun tipo verso i lavoratori, se non quello di rispettare i 75 giorni della procedura. I lavoratori sono di fronte al ricatto se accettare il volere aziendale o opporsi attraverso la causa legale.

A fronte delle tante aziende serie della nostra provincia che investono e hanno rispetto del territorio, la Fiom/Cgil chiede alle Associazioni d’Impresa che posizione intendono assumere per evitare il ripetersi di altre Frama, Kverneland, Vapor Europe e Sagencom (solo per citare le ultime aziende modenesi che hanno de localizzato) e per isolare quelle aziende e multinazionali che invece vengono a Modena solo per “fare shopping” (acquisire i marchi/prodotti e poi chiudere) e non per creare sviluppo e occupazione.

Sulla vicenda è intervenuta anche l’assessora regionale alle Attività produttive Palma Costi che così ha scritto in una nota:

Sono state settimane di intensi incontri per cercare di trovare un’equa soluzione alla vertenza, che la Regione e il Comune di Novi hanno seguito fin dall’inizio con forte preoccupazione per le ricadute in un territorio che si trova ancora nella delicata fase di completamento delle opere di ricostruzione post sisma e che di certo non ha bisogno di veder impoverito il proprio tessuto produttivo. Oggi ci troviamo di fronte a un esito non voluto e di cui è responsabile una proprietà che ha rifiutato ogni confronto e non ha mai fatto emergere la necessaria sensibilità verso i territori e le persone coinvolte.

Rispettiamo le decisioni che i 14 lavoratori interessati dalla procedura di licenziamento decideranno di assumere. La nostra attenzione ora è rivolta al processo di ricollocazione per i dipendenti interessati e al sostegno di quelle imprese che si impegneranno per un intervento di reindustrializzazione del sito o, comunque, nel territorio per creare nuova occupazione.

Per l’assessora regionale – si legge nella nota – la scelta della proprietà di non aprire nessun confronto con le istituzione e le parti sociali per verificare la percorribilità di soluzioni in grado di garantire la continuità produttiva, avvalendosi anche del sostegno della Regione per le sue  competenze in materia di sostegno allo sviluppo e in particolare all’innovazione, accompagnata dalla preclusione all’utilizzo di ogni forma di ammortizzatore sociale per accompagnare la transizione viste le difficoltà dichiarate dall’azienda, “ha fin dall’inizio reso difficilissimo il confronto, facendo emergere in modo sempre più chiaro la volontà della proprietà  di chiudere il sito italiano, delocalizzare alcune produzioni all’estero e abbandonare al loro destino i lavoratori e le loro famiglie”.

“Il comportamento tenuto durante tutti gli incontri da parte dell’amministratore delegato di Frama e dai suoi consulenti legali– ha concluso l’assessora- non ha mai fatto emergere quella sensibilità verso i territori e le persone coinvolte nelle aziende del gruppo Hella che pure fu dichiarata dalla proprietà, rappresentata dal Andrea Kraler, nel corso dell’unica occasione in cui si è presentata al tavolo di salvaguardia occupazionale”.

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