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Strade al veleno a Mirandola, Cavezzo, Finale, Medolla, Bomporto, San Felice e San Prospero: esposto in Commissione Antimafia

MIRANDOLA, CAVEZZO, MEDOLLA, BOMPORTO, FINALE, SAN FELICE E SAN PROSPERO – Le hanno chiamate “strade al veleno” e sono tutte quelle strade, piazzali, areee di sosta, costruite usando materiale altamente inquinante, una scelta fatta da alcune aziende per smaltire rifiuti in modo illegale.

Proprio recentemente nelle strade di tredici comuni nel modenese, tra cui Mirandola, Cavezzo, Medolla, Finale, Bomporto, San Felice e San Prospero, e di sei nel mantovano i carabinieri forestali hanno trovato nel “Concrete green” con cui sarebbero stati realizzati piazzali e strade interpoderali usando quantità di sostanze nocive, come nichel, piombo e cloruro, ben al di sopra della soglia di legge. Al Tribunale di Venezia tre imprenditori sono oggi sotto processo per questo reato. Non è ancora chiaro dove siano esattamente i luoghi contaminati, che dovrebbero essere circa 5 a Medolla e una decina a Mirandola e Finale. A Cavezzo si tratta di cantieri privati. Per avere tutte le informazioni occorre che le carte siano rese pubbliche durante il processo. I Comuni di Mirandola, Medolla, San Felice, Finale, San Prospero e Cavezzo saranno presenti come parte civile.

Intanto i Verdi voglio vederci chiaro, e per questo hanno presentato un esposto alla Commissione nazionale antimafia. Ecco il testo:

Al presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sul fenomeno delle mafie,  senatore Nicola Morra

 

Signor Presidente, il sottoscritto Angelo Bonelli nella sua qualità di coordinatore nazionale dei Verdi espone quanto segue.

Molte inchieste dell’autorità giudiziaria hanno evidenziato negli anni come Metalli pesanti, fluoruro, bario, piombo, arsenico, mercurio, diossine o sostanze altamente cancerogene come il cromo esavalente sono stati impastati nei conglomerati da cui si ottiene il cemento e il calcestruzzo, in modo da risparmiare e smaltire scorie che avrebbero dovuto essere sottoposte ad un trattamento di decontaminazione.
Tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna sono oltre 120 i comuni su cui sono stati sversati, sepolti o incapsulati, tra il 2014-2016, oltre 720 mila tonnellate di conglomerato miscelato con sostanze tossiche, chiamato concrete green, come sottofondo stradale secondo la procura distrettuale antimafia di Venezia con un processo iniziato il 20 marzo scorso.
Le organizzazioni mafiose hanno investito le loro risorse su questo business e oltre alle “strade del veleno “ gli esempi sono diversi: ad Acerra, secondo la DDA di Napoli, la camorra avrebbe costruito una scuola materna con cemento miscelato con amianto e scarti di acciaierie e polveri di camini industriali, nella ricostruzione post-sismica in Emilia Romagna l’amianto sarebbe stato miscelato con terra per fare le pavimentazioni, secondo l’inchiesta della procura di Bologna sulle ‘ndrine nella regione.
L’uso di rifiuti tossici nella costruzione di strade, come sopra descritto, non è una pratica isolata: nel passato per la realizzazione dell’autostrada Brebemi e la Valdastico Sud sono state utilizzate per lo smaltimento di rifiuti tossici attraverso la falsificazione de cosiddetti codici rifiuti Cer.

Quello che preoccupa è che società coinvolte in questi traffici continuino a lavorare e per lo più per lo Stato. E’ il caso della società implicata nell’inchiesta giudiziaria sulla Valdastico e ora anche su quella delle “ strade del veleno”.

Questa situazione è inaccettabile e il ministero dell’Ambiente, che ha abrogato il sistema Sistri di tracciabilità dei rifiuti, dovrebbe avviare controlli sistematici sui produttori di questi conglomerati, attivare un sistema di tracciabilità dei rifiuti e controllare la situazione ambientale in particolare delle “strade al veleno” del Nord Est perché c’è il rischio che gli inquinanti presenti nei conglomerati, possano aver determinato un inquinamento per liscivazione di campi attigui al luogo in cui è avvenuto il conferimento dei materiali contaminati.

Quello che preoccupa è che le organizzazioni criminali anche di stampo mafioso possano aver trovato una modalità redditizia e sicura per lo smaltimento delle scorie industriali e di rifiuti tossici, ovvero quello di mischiarli per realizzare conglomerati di calcestruzzo e asfalto con grave rischio per la salute dei lavoratori che realizzano questi prodotti, per la popolazione e per l’ambiente.

Per dare un esempio dell’estensione del problema relativamente solo all’inchiesta sulle strade del Veleno della procura di Venezia e della DDA questi sono alcuni dei comuni coinvolti nell’uso del conglomerato concrete green che veniva venduto a 17 euro contro i 247 dei conglomerati ecologici.

Rovigo: Arquà, Badia Polesine, Bergantino, Calto, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Costa, Fratta, Gaiba, Giacciano con Baruchella, Melara, Occhiobello, Pincara, Salara, San Marino di Venezze, Stienta, Trecenta, Villadose.

 

Verona: Isola della Scala, Albaredo d’Adige, Casaleone, Castagnaro, Cerea, Concamarise, Gazzo Veronese, Legnago, Palù, Sanguinetto, Minerbe, Ronco all’Adige, Roverchiara, Belfiore, Bovolone, Terrazzo, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Roncà, Salizzole, Sorgà, Verona, Villa Bartolomea, Cologna Veneta, Dolcè, Grezzana, Nogara, Oppiano e Pescantina.

Mantova: Magnacavallo, Ostiglia, Poggio Rusco, San Benedetto Po, San Giovanni del Dosso e Sermide

 

Emilia Romagna: Budrio, Calderara di Reno, Casalecchio di Reno, Castel San Pietro, Castello d’Argile, Crespellano, Crevalcore, Galliera, Granarolo, Imola, Loiano, Molinella, Monghidoro, Montevaglio, Ozzano, Pieve di Cento, San Lazzaro di Savona, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi e Zola Predosa. Poggio Renatico, Terre del Reno, Ostellato, Fiscaglia, Lagosanto e Codigoro, Bondeno, Comacchio, Mesola e Copparo, Bomporto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelvetro, Cavezzo, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, Modena, San Felice sul Panaro, San Prospero e Vignola.

Questi sono solo alcuni e non tutti i comuni interessati.

Signor presidente pongo alla sua attenzione l’opportunità di avviare un’inchiesta su tutto il territorio nazionale per:

  • comprendere quanto sia esteso il fenomeno di riutilizzo illegale da parte delle organizzazioni criminali di rifiuti tossici nell’edilizia e nella realizzazione delle infrastrutture del nostro paese,
  • conoscere quali sono i comuni e i territori coinvolti,
  • sapere chi sono le aziende che hanno conferito i rifiuti tossici a società che poi hanno realizzato falsi conglomerati ecologici, violando la legge in materia di gestione e trattamento dei rifiuti,
  • proporre misure per reprimere questo fenomeno criminale,
  • conoscere le ragioni che non hanno portato a fermare l’attività delle aziende coinvolte in questo traffico e smaltimento illegale di rifiuti.

 

Roma 24 aprile 2019

Cordialmente

Angelo Bonelli                                                                                       Coordinatore nazionale dei Verdi

 

 

 

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