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Incendio alla caserma di Mirandola, l’aveva già fatto a Roma

incendio sede vigili urbani mirandola due morti e 19 feritiMIRANDOLA – L’aveva già fatto a Roma. Emergono particolari inquietanti nella figura del giovane maghrebino di 18 anni che è stato accusato di aver dato fuoco alla sede dei Vigili Urbani di Mirandola e di aver provocato la morte di due persone. C’è infatti una denuncia per danneggiamento a una caserma dei Carabinieri di Roma nel suo excursus criminale.

Un precedente specifico che indica un odio generalizzato verso le istituzioni che rappresentano lo Stato. Forse proprio questo odio ha armato col fuoco la mano del ragazzo. A farne le spese sono state due persone, la signora Marta Goldoni di 84 anni e la signora Yaroslava Kryvoruchko di 74 anni, badante di origine ucraina che l’assisteva. Altre due sono in gravi condizioni. Sedici sono gli intossicati, tra cui tre bambini.

Del giovane autore di questo tragico atto criminale si sa poco. Le sue impronte digitali sono state rilevate per la prima volta in Italia un anno e mezzo fa. E’ stato censito per la prima volta a Roma nel settembre 2018, proveniente da Lampedusa, poi è riapparso a Genova e risulta un accompagnamento alla frontiera a Ventimiglia per l’espulsione. Ma lui in qualche modo torna in Italia e pochi mesi dopo è a Roma. Pare che sia stato accolto in varie case famiglia per minorenni della capitale, da cui è regolarmente fuggito. Nel frattempo arricchiva il suo curriculum criminali di danneggiamenti e reati contro il patrimonio, tutte cose di lieve entità, ma abbastanza per fargli guadagnare l’espulsione. A Roma lo fermeranno l’ultima volta il 14 maggio e gli consegnano un decreto di espulsione. Ogni volta che viene fermato dà un nome, un’età e una nazionalità diversa. L’ultimo, quello dichiarato a Mirandola, è Hamed Amin, il suo vero cognome è Otman e l’altra certezza che si ha è sulla sua età, 18 anni, perchè è stata accertata dagli esami auxologici.

Perchè era ancora in Italia? Dal Ministero dell’Interno fanno sapere che «il giovane marocchino ritenuto responsabile dell’incendio non poteva essere allontanato dal territorio. Al momento della notifica del decreto di espulsione della questura di Roma lo scorso 14 maggio aveva infatti espresso l’intenzione di chiedere asilo. Per questo motivo non è stato allontanato dall’Italia». Il Viminale aggiunge che «ora lo aspetta il carcere». «Sarà infatti sottoposto – spiegano dal Ministero – alla procedura accelerata di esame della sua istanza di protezione internazionale secondo quanto stabilito dal Decreto Sicurezza».

Intanto, con il Pubblico Ministero di Modena il ragazzo martedì pomeriggio ha fatto scena muta. Difeso d’ufficio dall’avvocato Fernando Giuri, non ha dato spiegazioni sul perchè sia arrivato a Mirandola. Era venuto a trovare un amico? O se ne stava andando verso la Germania col treno? O qualcuno lo ha portato qui da Roma e poi lo ha scaricato sullo stradone di Camposanto dove lo ha raccolto l’ambulanza che lo ha condotto nella maledetta notte tra lunedì e martedì all’ospedale di Mirandola? Da lì, poche ore dopo, il giovane si è staccato la flebo dal braccio ed è scappato. Alle due di notte è nel Comando dei Vigli Urbani di Mirandola ad accatastare mobili, carte e cartoni per dare fuoco a tutto.

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