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Secchia e Panaro, l’erosione delle sponde e quegli argini insufficienti – LO SPECIALE

SulPanaro.net ha realizzato 4 puntate sulle criticità del nodo idraulico modenese
In questa seconda  puntata il giornalista Marco Amendola mostra quali sono le caratteristiche e le criticità dei corsi del Secchia e del Panaro nei tratti di valle e gli interventi in corso da parte di Aipo 
Scendendo da Sassuolo il Secchia punta in direzione Marzaglia, prosegue a valle sfiorando Concordia sulla Secchia diretto verso il grande fiume Po. Un percorso che si è modificato e che ha modificato la pianura modenese nel corso dei secoli, ma che presenta alcune caratteristiche: fra queste la profonda erosione delle sponde nel tratto sassolese fino alle casse di espansione fra Marzaglia e Campogalliano e la pensilità nel tratto di valle. L’erosione delle sponde è ben visibile nel tratto di di Magreta, in cui il Secchia si è letteralmente divorato ampie porzioni di terreno.
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Evidenziata in giallo la sponda destra erosa dal Secchia in località Magreta, Modena (Immagine Marco Amendola)

Anche il Panaro presenta una situazione di erosione ad entrambe le sponde analoga al Secchia, nel tratto di circa 40 Km che dalle vallate fra Gaiato e Montese scende a Vignola prima di entrare nel sistema idraulico delle casse di espansione situate fra San Damaso e Sant’Anna di San Cesario a sud di Modena.
Fenomeni di erosione causati soprattutto dalle intense attività estrattive che l’uomo ha condotto per decenni lungo i fiumi per produrre materiali inerti per l’edilizia.
Con le precipitazioni intense che si riversano dalla montagna (leggi la puntata 1 qui) le acque dei fiumi arrivano con grande velocità a valle, e nell’avvicinarsi alla pianura in direzione Modena il Secchia e IL Panaro assumono l’aspetto di rettilinei prima di entrare nelle rispettive casse di espansione. All’uscita delle casse di espansione i fiumi Secchia e Panaro si avviano verso il Po all’interno del sistema arginale costruito dall’uomo negli ultimi secoli.
Argini che nel corso dei decenni hanno visto aumentare in modo considerevole le altezze rispetto alla pianura circostante, “fino a diventare delle vere e proprie dighe in terra pensili sul piano di campagna, di altezza massima anche di 10 metri e ad oggi non più significativamente adeguabili in quota per raggiunte condizioni limite strutturali“, si legge nel progetto esecutivo Aipo 2018 relativo al fiume Panaro intitolato “Interventi di adeguamento strutturale e funzionale del sistema arginale tramite interventi di sistemazione morfologica dell’alveo, adeguamento in quota e in sagoma a valle della cassa fino al confine provinciale (MO-E-1346)”, mentre l’argine del Secchia a Concordia raggiunge i 10 – 12 metri di altezza.
Le altezze degli argini raggiunte per mettere in sicurezza il territorio allo stuto attuale non sono ritenute sufficienti da Aipo, e dopo l’alluvione del 2014 l’Agenzia interregionale per il fiume Po ha avviato una serie di lavori di “adeguamento strutturale e funzionale del sistema arginale” per alzare i franchi (altezze) arginali e “garantire il franco di 1 metro, rispetto alla piena di TR 20 anni nello stato attuale” per quanto riguarda il Secchia e “adeguato alla piena cinquantennale di riferimento aumentato di 1 m per garantire il franco idraulico” per il Panaro.
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Adeguamento altezza argine del Secchia in località Ponte Alto a Modena (Immagine Marco Amendola)

Lavori finanziati per 31,8 milioni di euro per il tratto del Secchia dalla cassa di espansione di Campogalliano fino al confine regionale; e per 58 milioni di euro per il tratto del Panaro a valle della cassa fino al confine provinciale. Nuove altezze degli argini che però devono fare i conti con i “manufatti di attraversamento interferenti”, cioè vecchie infrastrutture realizzate quando gli argini erano più bassi. Una situazione ben visibile è il ponte sul Secchia SP413 che collega Modena a Carpi, in cui l’argine ha raggiunto l’arcata del ponte stesso.
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Il Ponte della SP413 Modena Carpi e l’argine del Secchia in località Ponte Alto a Modena (Immagine Marco Amendola)

I fiumi attraversano il territorio di pianura all’interno degli argini, e come valvola di sfogo durante le piena hanno delle zone che vengono definite golene. Le golene non sono altro che delle naturali aree di espansione poste fra il fiume e gli argini. Ma dopo ogni piena le acque depositano dei detriti che finiscono per accumularsi all’interno di queste aree dedicate. Per fare un esempio è come se all’interno di una vasca da bagno si accumulassero dei detriti sul fondo, togliendo volume alla vasca stessa. Un caso evidente di questa situazione si trova nella golena del Secchia a passo del Bacchello, in cui i detriti accumulati negli anni hanno raggiunto il davanzale delle finestre di una antica casa colonica costruita all’interno dell’area golenale.
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La linea rossa indica il livello raggiunto dai detriti sulla casa colonica: hanno toccato il davanzale delle finestre (Immagine Marco Amendola)

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