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Presepe oltre le polemiche politiche: ecco cosa rappresenta e da dove nasce la tradizione

Una volta il dibattito era: “Albero o presepe? Oppure tutt’e due?”. Adesso però il presepe balza sempre più spesso agli onori delle cronache, perchè diventa oggetto di polemica politica.
E’ accaduto a Mirandola, dove il Comune – abbiamo raccontato –  ha donato diversi presepi in gesso alle scuole cittadine. A Nonantola la Natività ei bambini delle medie è finita sott’attacco del ledaer della Lega Matteo Salvini. E’ accaduto a San Felice dove non tutti hanno gradito un nostro articolo sul presepe fatto dai bambini stranieri.
Ma cosa rappresenta davvero il presepe? E perchè è diventato così importante oggi? Lo abbiamo chiesto a una medievalista, la scrittrice Elisa Guidelli, autrice del “Il Romanzo di Matilda”. Scoprendo chegià dalla sua prima proposizione, nel Duecento da parte di San Francesco, ci furono problemi…

Poco o nulla si inventa di sana pianta. Certo, di solito arriva un lampo di genio, un’intuizione, ma si basa quasi sempre su ciò che si è visto e conosciuto viaggiando, incrociando genti differenti, facendo esperienza, ricercando nella storia e nella tradizione di coloro che ci hanno preceduto in questo mondo. È umano perfezionare qualcosa che già esiste, attualizzarlo, renderlo migliore o adatto all’epoca in cui si vive. È naturale e se non funzionassimo così, avremmo perso per la strada tante, troppe tradizioni e conoscenze che ci rendono ciò che siamo.

Nemmeno un grande personaggio come San Francesco si sottrae a questa regola: da molti ritenuto il “creatore” e l’inventore del Presepe come noi lo conosciamo oggi, in realtà venne ispirato da un suo viaggio in Terra Santa, dove si imbatté nel 1222 in una Natività a Betlemme e ne rimase talmente colpito che quando tornò in Italia, ne parlò a Papa Onorio III e gli chiese il permesso di riproporre le celebrazioni del Santo Natale successivo con l’aiuto di una scena vivente della natività. Il papa, che era rigidamente legato alle regole, gli disse di sì, a una condizione: che la messa si tenesse all’aperto, dal momento che non era possibile tenere una rappresentazione sacra all’interno della chiesa.

Così, Francesco organizzò il primo Presepe vivente in una grotta della sua Umbria, a Greccio, e rielaborò in un solo momento una cultura e una tradizione che veniva ben più da lontano, da quei primi cristiani che, ancora clandestini, nelle catacombe dipingevano le scene della nascita di Cristo o si ritrovavano a pregare davanti ai bassorilievi che raffiguravano Gesù, i suoi genitori, i Magi. Non c’erano il bue e l’asinello nei racconti dei Vangeli di Luca e Matteo, quello è stato un errore di traduzione che ha permesso anche agli animali di entrare nel riquadro sacro, giusto per adempire a una funzione logico-pratica: quella di riscaldare i protagonisti che dovevano ripararsi dal freddo della notte.

Da quel primo Presepe del Natale del 1223, è passata molta acqua sotto ai ponti: Arnolfo di Cambio nel 1283 fu il primo a scolpire ben otto statue di legno per raffigurare tutti i personaggi, che oggi si possono trovare nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Il suo presepe non è completo, qualcosa è andato perso, ma l’iconografia è perfetta. A lui il compito prestigioso era stato commissionato da papa Niccolò V per ricordare il Presepe di Francesco. Da lì il Presepe, nome che altro non deriva che dal latino praesaepe, “mangiatoia”, ha superato i secoli, diventando nel Quattrocento da tradizione squisitamente artistica a tradizione popolare, e diffondendosi anche nelle case lungo tutto il corso di Cinque e Seicento, non solo in quelle nobiliari ma anche in quelle più umili, e dando il via dal Settecento alle grandi tradizioni regionali italiane. Ogni passaggio ha arricchito di sfumature ciò che era cominciato, spoglio e minimale, nei primi secoli dopo la morte di Cristo.

Napoli, Genova, Bologna, Roma, tante regioni italiane hanno la loro personale tradizione sul Presepe. Che non è stato cancellato da altre celebrazioni e soprattutto si è affiancato all’Albero di Natale, mito pagano trasformato in chiave nuova, che come tanti altri simboli è sopravvissuto nel corso dei secoli per continuare a rallegrare e a riscaldare i cuori di noi uomini e donne contemporanei. Una ricchezza che è di tutti, per ritrovare storie, leggende e tradizioni che non andranno perse finché ci sarà qualcuno che le racconterà.

Elisa Guidelli

Il presepe di Arnolfo Di Cambio

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