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Collina compie 60 anni, più che un arbitro un’istituzione

da | Feb 13, 2020 | Calcio, Sport e Motori | 0 commenti

Nasce a Bologna il 13 febbraio 1960, arbitro effettivo tra il 1977 e il 2005. Inizia dalla Serie C nel 1988 per poi passare tra il 1991 e fino a fine carriera in Serie A e B. Dal 1995 arriva a dirigere anche le gare internazionali, dei match di massimo livello. Pierluigi Collina compie 60 anni e ha ancora molto da insegnare alle nuove generazioni di sportivi e arbitri.

«Reggevo bene la pressione. Le aspettative, però, erano sempre altissime. Non potevi prendere un giorno di riposo. Intendo che non potevi dire se oggi mi impegno un po’ meno fa lo stesso. Mercoledì United-Real di Champions e domenica la Serie B: mi è successo. E per me erano entrambe finali. Anche se a ripensarci oggi un po’ mi spiace una cosa. Se per te tutte le partite sono uguali, finisci col viverle in modo normale. E così i ricordi di una finale mondiale sono meno definiti».

La Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, Iffhs, che per ogni anno solare attribuisce un premio al miglior direttore di gara del mondo, lo ha indicato al primo posto per sei anni consecutivi, tra il 1998 e il 2003, e altre quattro volte lo ha inserito tra i primi dieci, in seconda posizione nel 2004.

«Parliamo del ‘coraggio’, del coraggio di decidere, di prendere decisioni difficili, importanti, così importanti da mettere l’arbitro in condizioni di farsi notare, di diventare un protagonista, non il protagonista della partita»

Pierluigi Collina, più che un arbitro, è un’istituzione: ha scritto e descritto il suo lavoro e la sua vita in un libro “Le mie regole del gioco”, un volume che non è la semplice autobiografia di un italiano conosciuto in tutto il mondo, ma lo specchio del suo modo di pensare e vivere lo sport.

E sul VAR, le sue ultime dichiarazioni permettono di capire molto di lui, della sua carriera e delle sue scelte.

«Il Var aiuta a decidere più in fretta ma è sempre l’arbitro che deve decidere. Come se la tecnologia non esistesse. L’obiettivo è non averne bisogno perché le decisioni sono corrette ed è per questo che lavoriamo attraverso una dura preparazione. Deve essere semplicemente un mezzo di aiuto per correggere un errore. Se rimpiango di aver arbitrato senza Var? Ai miei tempi non c’erano neanche le 40 telecamere in 5K».

I migliori auguri dalla redazione di SulPanaro.net

 

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