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Mirandolexit, i sindacati: “Si rischia di perdere più di 30 milioni di euro”

MIRANDOLA, CAVEZZO E CONCORDIA, FINALE EMILIA, CAMPOSANTO, MEDOLLA, SAN POSSIDONIO, SAN PROSPERO E SAN FELICE- In un comunicato congiunto Cgil, Cisl e Uil esprimono forte preoccupazione per l’attuale incertezza politica che sta investendo l’Ucman, definita dai sindacati come “nuova lacerazione del tessuto sociale del nostro territorio”.

Massimo Tassinari, Carlo Alfonso Preti ed Enio Superbi (rispettivamente coordinatore di Cgil Area Nord modenese, coordinatore zona Mirandola Cisl Emilia Centrale e coordinatore Uil Area Nord) ritengono che “l’Ucman è un’istituzione che ha sicuramente molte lacune e necessita di miglioramenti, ma ha garantito nel tempo risposte socio/sanitarie indispensabili e distribuite equamente”.

Nel dettaglio, il pensiero delle rappresentanze sindacali va subito alle risorse stanziate ( circa 30 milioni di euro l’anno) che subirebbero inevitabilmente una pericolosa riduzione senza i contributi regionali: uno scenario allarmante se si considera la politica di bilancio restrittiva già messa in atto dallo Stato.

“Ci chiediamo come potrebbero essere realizzati i Piani Sociali di Zona che regolano l’assistenza domiciliare, gli assegni di cura, le microstrutture, i trasporti sociali, gli interventi per la non-autosufficienza e l’edilizia popolare”.

Una particolare attenzione alla sanità, che oggi “non può certo essere pensata a livello comunale” e che non potrà di certo trarre beneficio da un clima tanto incerto e da posizioni interne contrastanti.

Infine l’invito alle forze politiche a “superare le divisioni storiche fra campanili per unire invece le forze cercando di sviluppare a pieno le potenzialità dell’Unione”.

Il testo del comunicato stampa congiunto

Dopo l’emergenza virus, ci mancava soltanto una nuova lacerazione al tessuto sociale del nostro territorio prodotta dalla possibile uscita del Comune di Mirandola dall’Unione dei Comuni dell’Area Nord,  cosa che porterebbe inevitabilmente alla fine di questa esperienza.

Parliamo di una istituzione che ha sicuramente molte lacune e necessita di migliorare la propria organizzazione per produrre servizi più efficaci.

Vissuta, inizialmente, come un appesantimento burocratico, nel tempo, però, ha garantito risposte socio/sanitarie indispensabili, distribuite equamente, ma sopratutto di qualità per gli anziani, l’infanzia e le persone fragili.

Lo stanziamento di risorse ingenti, circa 30 milioni di euro l’anno, subirebbe una pericolosa riduzione con il venir meno dei contributi regionali e ogni Comune dovrebbe trovare risorse proprie, per garantire le stesse prestazioni di oggi, ben sapendo che siamo ancora in presenza di tagli da parte dello Stato.

La nostra preoccupazione va subito agli aumenti delle rette e delle tariffe a carico dei contribuenti, necessari per colmare la mancanza delle cosiddette “economie di scala”, realizzate concentrando le attività. Ci chiediamo come potrebbero essere realizzati i Piani Sociali di Zona che regolano l’assistenza domiciliare, gli assegni di cura, le microstrutture, i trasporti sociali, gli interventi per la non-autosufficienza e l’edilizia popolare.

E la sanità, che oggi non può certo essere pensata a livello comunale, come potrebbe migliorare di fronte a richieste provenienti da posizioni spesso contrapposte?

A parere di Cgil, Cisl e Uil confederali, andava individuato un assessore alla Sanità in Ucman fin da subito e non comprendiamo le dinamiche che lo hanno impedito, pur sapendo che il Presidente può disporne la nomina in piena autonomia, perfino indicando sé stesso.

Condanniamo decisamente l’attacco rivolto al personale dipendente che abbiamo letto sui giornali, qualsiasi ruolo ricopra, perché lo troviamo offensivo della professionalità espressa e lesivo dell’onestà intellettuale, che fino a prova contraria, non può essere incolpato di azioni mai riscontrate.

E a proposito di personale, ci lascia molto perplessi la superficialità, che pare emergere, nel trascurare il tema della ricollocazione, nei comuni di provenienza, dei dipendenti, compresi quelli assunti direttamente dall’Unione, che risulta molto difficile per la normativa vigente.

Riteniamo molto più utile superare le divisioni “storiche” fra  campanili, per unire invece le forze, cercando di sviluppare a pieno le potenzialità dell’Unione, investendo per dare un futuro ai servizi, al solo scopo di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini.

 

LEGGI ANCHE, IL NOSTRO SPECIALE MIRANDOLEXIT

Il sasso l’ha lanciato il deputato mirandolese della Lega Guglielmo Golinelli: l’Unione Comuni Area Nord – Mirandola, San felice, Finale Emilia, Concordia, Medolla, Cavezzo,Camposanto, San Prossidonio e San Prospero –  è “un ente azzoppato, più un peso che un beneficio”, da cui uscire è visto come “inevitabile”.
Ma il malumore di Mirandola per i troppi oneri che le vengono attribuiti all’interno dell’Unione è storia antica. E se già l’Unione zoppicava quando era monocolore, tutta Pd, ora che è arrivata l’alternanza in tre Comuni su nove, con la Lega al governo, sembra implosa nell’ingovernabilità.

Una Unione, quella tra i nove Comuni della Bassa Modenese, che peraltro non è mai stata completata visto che ancora Cavezzo e Finale Emilia hanno i loro Vigili Urbani, e Finale Emilia ancora gestisce da sè gli asili nido. Il Comune di Cavezzo non si sta occupando della polizia municipale come previsto e Concordia è senza ragioneria nonostante la delega del sindaco Luca Prandini proprio alla ragioneria.

E che dire dei malumori dei sindacati sul fronte lavoro, dove su 200 dipendenti dell’Unione sono ritenuti troppi i dirigenti, e cè troppa disparità sul trattamento economico con gli altri lavoratori, che sono soprattutto maestre?
E poi, chi comanda nell’Unione?  Chi è la voce politica a capo dell’esecutivo? Pur essendoci una presidenza, non ha la stessa forza che aveva un sindaco nei confronti dei dipendenti comunali.

Tutto è scoppiato, però, sull’onda della rabbia per la delega alla Sanità che era stata tolta al sindaco di Mirandola, neo presidente Ucman, Alberto Greco.

La pazienza è finita davvero? Mirandola, San Felice, Finale Emilia, Concordia, Medolla, Cavezzo,Camposanto, San Prossidonio e San Prospero hanno ancora voglia di stare insieme? O si preferisce riesumare il vecchio progetto di Comune Unico, senza Finale Emilia e San Possidonio che non troppo tempo fa era propugnato dal Pd?

Ecco tutti gli articoli del nostro speciale Mirandolexit, così come è stata ribattezzata la volontà di Mirandola di uscire dall’Ucman.

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Il dibattito sulla Mirandolexit

Le denunce dei sindacati

Il progetto Comune Unico

I problemi del 2019/1 La lunga, difficile, marcia per scegliere il presidente

I problemi del 2019/2 La diserzione

 

 

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