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Coronavirus, la rivolta delle carceri: da Modena a Roma a Foggia, monta la protesta

La rivolta nel carcere di Modena durante l’emergenza Coronavirus ha provocato sconcerto, e non è stato l’unico episodio. Altre 27 carceri infatti sono in rivolta, a Foggia con evasioni di massa e furti di automobili, a San Vittore coi detenuti saliti sui tetti. Su questo delicato argomento, hanno rilasciato dichiarazioni diverse parti politiche: riportiamo quelle del deputato della Lega, Jacopo Morrone, di Stefano Lugli, Segretario regionale PRC Emilia-Romagna, di Enrico Aimi, senatore e capogruppo in Commissione Affari Esteri per Forza Italia, di Giovanni d’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, di Francesca Gambarini, responsabile di Cambiamo! per l’Emilia Romagna, di Piergiulio Giacobazzi, Capogruppo Forza Italia Consiglio comunale Modena, della CGIL e di Gian Carlo Muzzarelli, sindaco di Modena.

Morrone (Lega): stop sorveglianza dinamica, Governo ascolti proposte Lega

“In relazione all’emergenza sanitaria nazionale e alle gravi violenze che si stanno verificando negli istituti penitenziari, appare incredibile che si continui a mantenere il sistema di organizzazione della vita detentiva fondato sulle “celle aperte” e la “sorveglianza dinamica”. Tale modello di gestione, infatti, comporta un’ampia libertà di movimento dei detenuti nell’ambito degli istituti, per otto o anche dodici ore al giorno. È evidente che, in tal modo, è molto difficile impedire assembramenti nei cortili passeggi o nei corridoi delle sezioni e, comunque, si incrementano i contatti fra detenuti assegnati a celle diverse. Tutto ciò appare in evidente contrasto con le più recenti direttive del Governo volte alla prevenzione del diffondersi del coronavirus. Anche dal punto di vista della sicurezza, è chiaro che l’organizzazione a celle aperte non è, allo stato, sostenibile. Basti pensare alle numerose e preoccupanti azioni di protesta violenta e di aperta rivolta, verificatesi in troppi istituti penitenziari. Tali azioni si sarebbero potute prevenire e contrastare meglio se si fosse ripristinato un sistema di gestione dei detenuti più “chiuso” e controllato.
Pertanto, al fine di proteggere la salute dei detenuti e per tutelare l’ordine e la sicurezza degli istituti penitenziari, si chiede l’immediata adozione di misure straordinarie quali : la sospensione del sistema fondato su celle aperte e sorveglianza dinamica, fino al termine delle esigenze di sicurezza e sanitarie. L’ organizzazione dell’accesso ai cortili passeggi per piccoli gruppi, in modo da ridurre i rischi di contagio. L’ applicazione dell’art. 41-bis, comma 1, dell’ordinamento penitenziario, agli istituti, o parti di istituto, ove – come prevede tale disposizione – si sia verificata una rivolta o comunque vi siano state gravi situazioni di emergenza; infine, la predisposizione di sezioni per le assegnazioni e i raggruppamenti cautelari di detenuti pericolosi, ai sensi dell’art. 32 del d.P.R. n. 230 del 2000, per tutte le altre strutture penitenziarie”.

LUGLI, STRAGE DOPO LA RIVOLTA NEL CARCERE DI MODENA. CHIEDIAMO CHIAREZZA SU QUANTO ACCADUTO E INVITIAMO GOVERNO E REGIONE AD ADOTTARE MISURE A TUTELA DEI DIRITTI DEI DETENUTI ANCHE NELL’EMERGENZA CORONAVIRUS:

Non sappiamo ancora cosa sia accaduto nel carcere di Modena ma è sconvolgente leggere che la rivolta scoppiata nella giornata di domenica 8 marzo abbia avuto come esito la morte di sei detenuti e agenti sequestrati e picchiati. Una strage dalle proporzioni enormi che non ci lascia indifferenti. Le associazioni a tutela dei diritti dei detenuti avevano messo in guardia le istituzioni e i responsabili politici della situazione esplosiva che l’emergenza sanitaria da coronavirus avrebbe provocato nelle carceri, ma i loro appelli sono stati inascoltati con la conseguenza che l’annuncio pasticciato del decreto governativo ha dato il via a rivolte generalizzate.

A noi pare evidente che se la limitazione delle libertà personali è di difficile applicazione per chiunque lo sia ancora di più per chi vive una situazione di restrizione in carcere in condizioni di sovraffollamento. Condizioni in cui le raccomandazioni alla distanza interpersonale di un metro non sono applicabili e in cui i contatti con i familiari e il mondo esterno sono sospesi o rarefatti rendendo ancora più duro lo scontare della pena.

Il paese sta vivendo una situazione eccezionale e inedita, e tale condizioni deve coinvolgere anche il mondo dei penitenziari. Chiediamo a Governo e Regione la rapida individuazione delle misure più idonee a garantire la limitazione della diffusione del contagio da coronavirus nelle carceri, non escludendo a priori il ricorso alla detenzione domiciliare. Inoltre chiediamo provvedimenti immediati per consentire ai detenuti di fare e ricevere telefonate per avere contatti con il mondo esterno a tutela del benessere psicofisico dei reclusi come dei loro famigliari all’esterno.

Chiediamo ci sia un’inchiesta rapida su quanto accaduto nel carcere di Modena, e fin da ora respingiamo le richieste di ulteriori misure repressive per i detenuti che Lega e Fratelli d’Italia stanno chiedendo a gran voce senza porsi il tema delle ragioni delle proteste che stanno scuotendo le carceri italiane.

Enrico Aimi, senatore e capogruppo in Commissione Affari Esteri per Forza Italia:

La rivolta nel carcere di Modena presenta un conto gravissimo con sei detenuti morti: adesso il rischio è che si inneschi una reazione a catena, mentre il Ministero della Giustizia, colpevolmente, sottovaluta la situazione. Quanto sta accadendo a Modena – e in diverse carceri d’Italia – mostra l’inadeguatezza di un sistema politico che, anche nella fase di emergenza coronavirus, ha sottovalutato le conseguenze delle proteste che, si poteva facilmente prevedere, sarebbero scoppiate nelle carceri. I nostri istituti penitenziari, già cronicamente sovraffollati e con gravi situazioni di sottorganico, non sono mai stati al centro dell’attenzione di questo Governo. Abbiamo chiesto a più riprese che si varassero azioni per trasferire i detenuti stranieri nelle “patrie galere”. Le aggressioni ai danni del personale, che lavora sempre con grande spirito di abnegazione, già da tempo erano all’ordine del giorno senza che si sia mai preso un solo provvedimento al riguardo. Oggi prendiamo atto che al Governo abbiamo a che fare con dilettanti allo sbaraglio, che minimizzano la questione. Presenterò una interrogazione urgente su quanto accaduto, sperando che finalmente chi ha la responsabilità di governo batta un colpo, se ne è capace. In caso contrario, si dimetta.

Giovanni d’Agata: Le rivolte nelle carceri italiane per il coronavirus: necessaria amnistia per prevenire epidemia. Incendi, evasioni e almeno 5 morti, dal Nord al Sud è caos nei penitenziari per le nuove misure restrittive anti-contagio:

Da ieri in diverse carceri italiane vi sono sommosse causate dalle misure introdotte per il contagio da cornavirus che non hanno fatto infuriare i prigionieri. Da questa mattina è in corso una rivolta al carcere di San Vittore di Milano e una quindicina di detenuti sono saliti sul tetto. Sul posto sono arrivate le volanti di polizia. Dalla strada adiacente al carcere si vedono carta e stracci a cui è stato dato fuoco attaccati alle grate di una finestra e getti d’acqua per contenere le fiamme. Nel carcere di Foggia dove alcuni detenuti stanno riuscendo ad evadere venendo bloccati poco dopo all’esterno dell’istituto penitenziario dalle forze dell’ordine. A quanto si apprende i detenuti hanno divelto un cancello della ‘block house’, la zona che li separa dalla strada. Molti detenuti si stanno arrampicando sui cancelli del perimetro del carcere. Sul posto polizia, carabinieri e militari dell’esercito. Un tentativo di evasione è stato segnalato anche al carcere Ucciardone a Palermo. Alcuni detenuti per protesta hanno tentato di svellere la recinzione dell’istituto di pena per cercare di fuggire. Il carcere è circondato dai carabinieri e polizia in tenuta antisommossa. Anche le mura del carcere sono presidiate. La rivolta scoppiata a Modena nel carcere di Sant’Anna ha avuto un esito tragico: tre morti e diversi detenuti ricoverati con ferite. Sei sono considerati più gravi, portati nei pronto soccorsi cittadini e di questi quattro sono in prognosi riservata, terapia intensiva. In tutto sono 18 i pazienti trattati, in gran parte per intossicazione. Ferite lievi anche per tre guardie e sette sanitari. Per un’overdose da psicofarmaci hanno perso la vita anche due detenuti istituti penitenziari di Verona e Alessandria. I due avevano approfittato delle proteste nelle carceri, esplose in seguito alle nuove disposizioni per il coronavirus, per sottrarre psicofarmaci dall’infermeria. Lo riferisce il segretario del Sindacato di Polizia penitenziaria (Spp) Aldo Di Giacomo. Per Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, data l’eccezionale emergenza che stiamo vivendo, sarebbe auspicabile che il nostro Parlamento emani provvedimenti di amnistia o di indulto. D’altro canto, persino nella Repubblica iraniana, in queste ore, è stata disposta la scarcerazione di 54.000 detenuti negativi al test coronavirus con pena residua da scontare non superiore a cinque anni. I provvedimenti di grazia sarebbero coerenti con l’emergenza  di cui peraltro non conosciamo ancora le vere dimensioni.

Gambarini (Cambiamo!): “Situazione intollerabile. Il ministro intervenga”

“Quanto sta accadendo nelle carcere di tutta Italia, da nord a sud, sembra un copione di un film. Detenuti in fuga, detenuti che salgono sui tetti per protesta, detenuti che devastano le carceri… In tutto questo registriamo 6 morti a Modena.  Sembra un incubo ma invece è la realtà”. Lo scrive in una nota Francesca Gambarini, responsabile di Cambiamo! per l’Emilia Romagna. “Doveroso è ringraziare gli agenti della polizia penitenziaria e il personale sanitario che si trova a dover affrontare anche questo problema – prosegue – . Se i detenuti sono preoccupati per la salute, non dovrebbero fare altro che attenersi ai protocolli previsti dalla legge, invece di mettere a rischio la salute pubblica. Finita l’emergenza, non sarà più rinviabile mettere mano al problema delle carceri: sovraffollamento e dotazione organica della polizia penitenziaria non possono più passare in secondo piano. Chiedo al ministro della Giustizia di prendere immediatamente provvedimenti contro chi ha causato questo situazione e di mettere in campo tutti gli strumenti possibili per tutelare gli agenti”

Carcere Modena, Giacobazzi (FI): ‘Discussione su organici e sicurezza non più rinviabile. Ministro politicamente latitante, il sindaco bussi alla sua porta”

“Nel rispetto delle sei vittime della tragica rivolta nel carcere di Modena, e nella piena vicinanza al personale di tutte le forze di polizia, ed in particolare di quella penitenziaria, impegnate pericolosamente in queste ora nella gestione dell’emergenza, ci asterremo da polemiche politiche. Ma è chiaro che il tema, da sempre sottovalutato e di fatto rimosso dall’amministrazione comunale di Modena, legato al sovraffollamento del carcere e alla endemica carenza negli organici di Polizia Penitenziaria, deve, passata l’emergenza, essere al centro della discussione consigliare. Da parte del Ministro Bonafede registriamo una imbarazzante silenzio sull’intera vicenda, oltreché una cronica sottovalutazione dei problemi.
Per questo facciamo appello al sindaco, che recentemente proprio in consiglio comunale ci aveva ricordato l’entità della carenza di organico della polizia penitenziaria, e sempre pronto a ribadire il canale privilegiato con il governo giallo-rosso, di bussare alla porta del ministro chiedendogli di occuparsi di Modena. Anche nel momento in cui la normalità sarà ristabilita,  e il carcere svuotato e ristrutturato dopo la devastazione, i problemi di sicurezza rimarrebbero tali e capaci di generare ulteriori situazioni esplosive se non ci si mettesse mano. E questo non è accettabile. Per questo chiederò con un atto formale che il consiglio comunale esprima un segnale ed un mandato forte al sindaco per portare all’attenzione del ministro un problema la cui soluzione non è più rinviabile”

LA CGIL ESPRIME DOLORE PER L’ACCADUTO E CHIEDE UNA PROFONDA RIFORMA DEL SISTEMA PENITENZIARIO

La Cgil Modena non può che esprimere grande dolore per quanto accaduto nelle ultime ore presso la Casa Circondariale Sant’Anna di Modena, dove in seguito alle violente proteste dei detenuti, in particolare per le restrizioni ai colloqui dovute all’emergenza coronavirus, sei persone hanno perso la vita. Gli accertamenti che già sono in essere da parte delle autorità competenti verificheranno con precisione come e perché sia stato possibile un così tragico epilogo; come sindacato e come forza sociale di questo territorio, non possiamo però esimerci dall’affermare con nettezza che questi eventi non devono e non possono accadere.
Da diversi anni in particolare la Funzione Pubblica Cgil Modena denuncia lo stato di abbandono e la lontananza del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dagli istituti penitenziari e da tutte le figure professionali che ci lavorano, producendo condizioni di lavoro che troppo spesso vanno ben oltre il livello di tollerabilità.
Non prestare ascolto alla qualità del lavoro di tutte le figure che operano in queste realtà e restare sordi alle richieste di ampliamento dell’organico e adeguamento delle strutture non è solo una mancanza di attenzione per la salute e la sicurezza dei lavoratori coinvolti, ma è anche un segno di scarso interesse verso le condizioni di detenzione e la tutela dei diritti del carcerato.
Chiediamo quindi alle istituzioni e alle forze politiche di prendersi carico dell’attuale difficile situazione in cui versano le carceri italiane, affinché si intervenga con un vera e 2 riforma del sistema penitenziario, ormai non più rinviabile, in grado di mettere al centro il lavoro di tutte le figure professionali e la funzione redentiva, di formazione e di reinserimento del sistema detentivo italiano.

CARCERE, SINDACO: “CHIAREZZA SU CAUSE E RESPONSABILITÀ. Ma no a speculazioni politiche”, sottolinea Muzzarelli che ha espresso solidarietà agli agenti e cordoglio per le vittime. “Assistito a violenze inaccettabili”:

“Fare chiarezza sulle cause e sulle responsabilità, ma senza speculazioni politiche che, però, purtroppo stanno già avvenendo”. Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli interviene sulla rivolta nel carcere cittadino esprimendo, a nome di tutta la città, solidarietà agli agenti di polizia penitenziaria, a tutti gli operatori della struttura e al personale sanitario, agli operatori delle forze dell’ordine, tra i quali anche quelli della Polizia locale, tra i primi a giungere sul posto domenica.

Il sindaco ha espresso anche cordoglio per le vittime e per le loro famiglie richiamando l’attenzione sulla necessità che nelle carceri venga sempre rispettata la dignità dei detenuti e che il loro comportamento sia corretto.

“Ho seguito le fasi più drammatiche della vicenda – spiega il sindaco – in stretto contatto con la Prefettura e recandomi anche sul posto, nella serata di domenica, insieme alla comandante della Polizia locale. Le violenze a cui abbiamo assistito sono inaccettabili, ma deve essere fatta estrema chiarezza su come si sia arrivati a questo punto e su quali siano le responsabilità. I provvedimenti assunti nell’ambito dell’emergenza Covid 19, comunque, sono a tutela della salute pubblica – sottolinea Muzzarelli – e devono essere responsabilmente rispettati da tutti”.

Rispetto alle polemiche politiche, il sindaco aggiunge: “Ho già detto che chiarezza deve essere fatta, anche sulle responsabilità, ma chi in questo momento così serio per tutto il Paese pensa di speculare su queste situazioni dimostra solo di non aver alcun senso dello Stato”.

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