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Mirandolexit, Zaghi (Lega Finale Emilia): “I Comuni sono liberi di valutare se proseguire o no”

“I Comuni sono liberi di valutare se proseguire o no”. Così Agnese Zaghi, consigliera comunale della Lega a Finale Emilia, commenta l’ipotesi di Mirandolexit lanciata dal compagno di partito Guglielmo Golinelli.

Scrive Zaghi:

 

In unione il consigliere Golinelli ha espresso i dubbi che molti di noi si sono posti per anni, sostenendo con coerenza le criticità che sono sempre state riscontrate negli anni passati dai consiglieri di Centro-Destra.
L’unione è un organo che impegna finanziariamente ed economicamente importanti poste dei bilanci dei singoli comuni, e per anni è sopravvissuto anche grazie ad una normativa che favorisce lo sviluppo e la costituzione delle unioni e delle fusioni dei comuni.
Il progetto iniziale alla base della nostra Unione avrebbe previsto alla fine del percorso il raggiungimento della fusione dei 9 comuni, ma come anche lo studio di fattibilità commissionato due anni fa’ ha evidenziato, non sarebbe risultata la scelta più appropriata anche in considerazione della notevole estensione del territorio dell’area nord, in virtù del fatto che in diversi casi le fusioni hanno portato più danni che benefici.
Conferire i servizi in Unione non rappresenta in automatico per ogni singolo comune un sicuro miglioramento di gestione, alcuni servizi funzionano, altri meno ma, preme sottolineare che nella maggior parte dei casi, soprattutto per i piccoli comuni, il conferimento è stato necessario, pena la sopravvivenza del Comune stesso.
Anche per questo Finale non ha mai voluto conferire tutti i servizi come hanno fatto altri Comuni, questo atteggiamento politico riscontrato anche nelle amministrazioni precedenti di Sinistra, appoggiate dallo stesso Ratti, evidenzia l’insicurezza di intraprendere questo percorso creato e favorito dal loro stesso partito. Anche Cavezzo, infatti, condotto da sempre dalla sinistra, ha preferito come Finale, mantenere alcuni servizi interni ritenuti per loro strategici.
Capita più volte infatti, che conferendo i servizi si perda il controllo di gestione e di indirizzo da parte delle singole amministrazioni, ed il conferire servizi non è detto rappresenti sempre la scelta più vantaggiosa da un punto di vista economico e funzionale. Basta citare il funzionamento di ASP (Azienda Pubblica ai Servizi alla Persona) che è un Ente al di fuori dell’Unione ma che ha come soci gli stessi Comuni e svolge egregiamente il proprio compito. Esistono quindi altre modalità per venire incontro alle esigenze dei singoli comuni e dei servizi offerti ai loro abitanti.
Il Sindaco nei tre anni passati si è sempre confrontato partecipando attivamente alla vita dell’Unione nonostante politicamente emarginato, e con una dotazione di servizi minima rispetto agli altri Comuni. Infatti l’eventuale uscita dall’Unione di Finale Emilia potrebbe essere una operazione che non pregiudicherebbe più di tanto il funzionamento dei servizi essenziali della nostra Comunità, in virtù del fatto che i più importanti settori sono rimasti in capo al Comune (Scuola, Assistenza sociale, Ragioneria, Polizia Municipale, Personale).
Quindi le preoccupazioni del consigliere Ratti sono esagerate, però è evidente che se non interviene un “cambio di passo” rispetto fino a quanto è stato fatto fino ad ora, a livello di gestione organizzativa dell’Unione dell’Area Nord, ciascun comune sarà libero di valutare se proseguire o no in questa direzione. Non ci saranno decisioni affrettate ma nemmeno veti di carattere politico se qualche comune deciderà di abbandonare l’unione. L’ipotesi di una dissoluzione dell’unione sarà possibile valutarla in base all’andamento e all’efficienza che si otterrà nei prossimi anni. Sarebbe comunque auspicabile che le decisioni organizzative e di gestione dovrebbero essere prevalentemente imputate ai Comuni di maggiore peso in termini di popolazione residente come Mirandola, Finale e San Felice.

 

LEGGI ANCHE, IL NOSTRO SPECIALE MIRANDOLEXIT

Il sasso l’ha lanciato il deputato mirandolese della Lega Guglielmo Golinelli: l’Unione Comuni Area Nord – Mirandola, San felice, Finale Emilia, Concordia, Medolla, Cavezzo,Camposanto, San Prossidonio e San Prospero –  è “un ente azzoppato, più un peso che un beneficio”, da cui uscire è visto come “inevitabile”.
Ma il malumore di Mirandola per i troppi oneri che le vengono attribuiti all’interno dell’Unione è storia antica. E se già l’Unione zoppicava quando era monocolore, tutta Pd, ora che è arrivata l’alternanza in tre Comuni su nove, con la Lega al governo, sembra implosa nell’ingovernabilità.

Una Unione, quella tra i nove Comuni della Bassa Modenese, che peraltro non è mai stata completata visto che ancora Cavezzo e Finale Emilia hanno i loro Vigili Urbani, e Finale Emilia ancora gestisce da sè gli asili nido. Il Comune di Cavezzo non si sta occupando della polizia municipale come previsto e Concordia è senza ragioneria nonostante la delega del sindaco Luca Prandini proprio alla ragioneria.

E che dire dei malumori dei sindacati sul fronte lavoro, dove su 200 dipendenti dell’Unione sono ritenuti troppi i dirigenti, e cè troppa disparità sul trattamento economico con gli altri lavoratori, che sono soprattutto maestre?
E poi, chi comanda nell’Unione?  Chi è la voce politica a capo dell’esecutivo? Pur essendoci una presidenza, non ha la stessa forza che aveva un sindaco nei confronti dei dipendenti comunali.

Tutto è scoppiato, però, sull’onda della rabbia per la delega alla Sanità che era stata tolta al sindaco di Mirandola, neo presidente Ucman, Alberto Greco.

La pazienza è finita davvero? Mirandola, San Felice, Finale Emilia, Concordia, Medolla, Cavezzo,Camposanto, San Prossidonio e San Prospero hanno ancora voglia di stare insieme? O si preferisce riesumare il vecchio progetto di Comune Unico, senza Finale Emilia e San Possidonio che non troppo tempo fa era propugnato dal Pd?

Ecco tutti gli articoli del nostro speciale Mirandolexit, così come è stata ribattezzata la volontà di Mirandola di uscire dall’Ucman.

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Il dibattito sulla Mirandolexit

Le denunce dei sindacati

Il progetto Comune Unico e quello di Fusione dei Comuni

I problemi del 2019/1 La lunga, difficile, marcia per scegliere il presidente

I problemi del 2019/2 La diserzione

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