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Nidi privati della Bassa a rischio chiusura: “Siamo la risposta a bisogni concreti, salvateci”

Scuole e asili sono chiusi dal 24 febbraio scorso per l’emergenza Corona virus e non sappiamo fino a quando. C’è preoccupazione per alcune attività come i PGE, acronimo che sta per Piccolo Gruppo Educativo e che è di fatto un servizio in grado di accogliere (fra sale gioco, cucina e sale nanna) cinque bambini in un appartamento adibito, praticamente un piccolo asilo nido. Ebbene, queste realtà in questo momento sono in crisi e fra loro ci sono anche alcuni PGE della Bassa: Piccolo Nido L’Isola che non c’è Cavezzo, Bimbilandia Massa Finalese, La casa sull’albero di Medolla, La Casa del Bosco di Medolla, Piccolo Nido di San Prospero, les Nounous di Carpi, La casa di fate e folletti di Ravarino.

“Avendo a cuore la salute dei nostri bambini e delle loro famiglie, ci siamo immediatamente adeguati alle ordinanze correlate all’emergenza epidemiologica da Covid-19 provvedendo alla subitanea chiusura dei nostri servizi che, inevitabilmente, ha comportato non pochi disagi alle famiglie che si affidano a noi e che non pagheranno le rette per il servizio non potendone usufruire. Precisiamo a tal proposito che non tutti i Comuni dell’Emilia Romagna hanno provveduto ad avvisare i servizi privati in merito all’obbligo di chiusura, lasciando i titolari in balia di articoli di giornali, e comunicazioni ufficiali sui siti internet delle pubbliche amministrazioni usciti solo tardivamente” una premessa che porta sul tavolo del Consiglio dei Ministri e della Regione la richiesta di aiuto di questi piccoli asili privati. E non sono i soli a chiedere attenzione. Un altro appello disperato è stato fatto dai baby parking e i micronidi della provincia di Cuneo, che hanno scritto: “Esistiamo anche noi!”

Un SOS negli scorsi giorni anche da Genova, dove alcuni asili nidi privati hanno dichiarato di essere a rischio chiusura senza le rette delle famiglie e con gli affitti e le spese ordinarie da affrontare comunque: “Alla preoccupazione per la salute nostra e dei nostri cari si aggiunge, però, oggi anche quella per la situazione economica delle nostre attività. Abbiamo canoni di locazione, mutui, dipendenti e utenze da pagare e noi titolari, una famiglia da mantenere – scrivono le titolari dei nidi privati – Nessuno, purtroppo, sa quanto durerà questa emergenza e non è corretto, né socialmente sostenibile, che questo porti alla chiusura delle nostre attività – prosegue la lettera indirizzata a Ministero, Regioni e Istituzioni varie – Le misure di cui si è trattato fino ad oggi sono prevalentemente rivolte ad educatori con contratti pubblici o che lavorano in grosse cooperative, ma non sono state considerate le piccole realtà che, nonostante siano fondamentali per la società tutta, sia in termini di qualità che di integrazione dei posti pubblici insufficienti rispetto alla richiesta, non vengono nemmeno nominate nei decreti già emanati”. 

“Ci sembra doveroso porre in risalto il lavoro svolto da noi privati in termini di efficienza, efficacia, qualità e sostegno alle famiglie che, per scelta o per necessità, ci affidano i loro bambini. Il servizio pubblico non riesce a coprire il fabbisogno territoriale in termini di posti al nido e alla scuola dell’infanzia, per questo noi privati svolgiamo anche un servizio di pubblica utilità che non può essere trascurato in una situazione di emergenza come questa”. 

“Ricordiamo di seguito le spese che le nostre attività devono sostenere, anche se l’attività è chiusa e non ci sono incassi: utenze, locazioni, spese condominiali, eventuali finanziamenti, tasse e imposte, contributi e stipendi.  Chiediamo pertanto l’applicazione di misure urgenti e certe per le nostre attività imprenditoriali a prevalenza femminile, quali in via esemplificativa: contributi economici diretti alle strutture private proporzionali alle rette non incassate; Un programma biennale che permetta alle strutture private rivolte alla prima infanzia non solo di riaprire ma anche di risollevarsi e continuare ad offrire un servizio di qualità alle famiglie; Un sussidio per le titolari, coordinatrici, referenti e socie che non hanno le caratteristiche per  attingere ai fondi già stanziati; oppure la sospensione del pagamento delle utenze senza more o interessi; o ancora l’approvazione di un protocollo d’intesa per il coordinamento pedagogico intercomunale e di un “Sistema Educativo Integrato Pubblico-Privato con il coinvolgimento pieno e costruttivo dei gestori dei nidi privati che con impegno, sacrifici e grossi investimenti economici, hanno permesso il raggiungimento l’obiettivo dell’accordo di Lisbona”. 

“La Costituzione definisce i cittadini “uguali davanti alla legge, di pari dignità senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali” (art.3) e gli uffici pubblici “organizzati in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione, la determinazione delle sfere di competenza e delle responsabilità dei funzionari” (art.97). Su tali presupposti, quindi, le Amministrazioni Comunali hanno la responsabilità di determinare un sistema di regole e garanzie che consentano equità, efficacia e trasparenza negli interventi attraverso una definizione chiara degli obiettivi, degli standard organizzativi e degli indicatori di qualità, nonché delle modalità di verifica e valutazione della qualità stessa; garantire una corretta gestione del sistema integrato pubblico-privato, progettando, sostenendo e promuovendo azioni tese alla massima collaborazione con i gestori privati, parte integrante del sistema di servizi alla prima infanzia, garantendo, in base ai presupposti accreditamenti e convenzioni che permettono ai Comuni di dare risposte efficaci, efficienti e di altissima qualità. 

“I Nidi Privati e i servizi integrativi per la prima infanzia autorizzati sono una risposta a bisogni concreti, nati in soccorso o per assenza del servizio pubblico o addirittura su richiesta della stessa Pubblica Amministrazione (come descritto in premessa al fine di raggiungere gli obiettivi posti dall’accordo di Lisbona) e pertanto si chiede rispetto e dignità per il lavoro svolto al servizio di tutta le comunità. La necessità è che venga riconosciuto il sostegno richiesto, nulla di più, per continuare a svolgere questo pubblico servizio ricordando che nessun privato riceve e ha mai ricevuto finanziamenti pubblici”. 

“Da parte dei nidi privati e dei servizi integrativi per la prima infanzia autorizzati che svolgono un servizio pubblico c’è la massima comprensione dei problemi economici della Pubblica Amministrazione ma queste attività non possono sostenere anni a venire di bilanci in perdita pur dopo aver messo in atto ogni misura idonea a mantenere sia la qualità del servizio sia i posti di lavoro e contemporaneamente rinunciato a parte dei compensi dei titolari e/o dei soci. Attualmente le misure varate non prendono minimamente in considerazione il nostro settore, sebbene sia stato il primo obbligato alla chiusura forzata. In buona sostanza e per chiarezza, il valore del servizio svolto dalle strutture private è quantificato in migliaia di euro risparmiati in toto dalla Pubblica Amministrazione a fronte di nessun rischio d’impresa da parte di quest’ultima e che non contribuisce minimamente al costo del servizio (zero contributi alle strutture). Siamo certi che troverete le modalità di sostegno più idonee e compatibili con le risorse finanziarie regionali e statali che permetteranno di non far chiudere i nostri servizi e di risollevarci non appena questo brutto momento sarà finito”. 

 

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