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Il medico mirandolese Giorgio Benatti combatte il Coranavirus in prima linea all’ospedale di Parma

MIRANDOLA- Da Mirandola il dottor Giorgio Benatti combatte il Coronavirus in prima linea all’ospedale di Parma. “Non ci sentiamo eroi, esercitiamo questa professione con dedizione, competenza e responsabilità. Ma non vi dimenticate di noi quando tutto questo sarà finito”: quando sono scoppiati i primi focolai di Coronavirus a Codogno (in Lombardia), il giovanissimo dottore Giorgio Benatti aveva iniziato da appena dieci giorni il suo incarico annuale come cardiologo all’ospedale Maggiore di Parma.

Potrebbe essere uno dei tanti cervelli in fuga e invece, in piena emergenza, da Mirandola al Maggiore, il dottor Benatti passa le sue giornate con camice, mascherina e guanti al Pronto Soccorso.

Dottor Benatti, cosa vuol dire essere un medico e vivere in prima persona l’emergenza Covid-19?

Sul finire di febbraio, nel giro di pochi giorni, la quotidianità del nostro lavoro è stata completamente stravolta. Abbiamo iniziato a indossare le mascherine e applicare il distanziamento sociale anche tra noi colleghi. La nostra attività, come quella delle altre specialistiche, si è contratta sensibilmente, anche a causa della sospensione di tutte le prestazioni elettive e ambulatoriali.

Allo stesso tempo, l’ospedale (il Maggiore di Parma) veniva investito da una crescita esponenziale di accessi per Covid-19, che ha imposto una progressiva riorganizzazione dei reparti rispetto alla loro suddivisione di sempre. Una situazione a cui nessuno era preparato e che i sanitari in servizio non immaginavano di poter vivere nella propria vita professionale.

Fin dalle prime fasi si è verificata una risposta unanime e tempestiva da parte di tantissimi colleghi appartenenti a diverse specialistiche che, con spirito di abnegazione e grande senso di responsabilità, hanno voluto offrire il proprio contributo in un’emergenza che riguardava tutti trasversalmente. E questo è vero per i medici, ma è altrettanto vero per infermieri e operatori socio-sanitari.

Intere aree e interi padiglioni sono stati convertiti a strutture completamente dedicate a pazienti Covid-19: ma all’inizio, soprattutto nelle prime tre settimane di marzo, si aveva l’impressione di rincorrere l’evoluzione dell’epidemia e non di precederla. Mi spiego meglio: sembrava che il meccanismo vizioso di incremento continuo degli accessi e la conseguente ridestinazione di nuovi posti letto dedicati a ospitare questi malati, non dovesse aver fine e potesse portare rapidamente alla saturazione delle risorse disponibili. Per fortuna le misure di isolamento sociale hanno portato l’effetto sperato e la curva di crescita ha rallentato e da ultimo si è invertita.

Si è parlato moltissimo di carenza di personale nelle strutture sanitarie. E’ una situazione che ha riscontrato anche nel suo ospedale?

Questo è un problema che riguarda il Sistema Sanitario Nazionale da tempo e non ci voleva certo l’emergenza della pandemia Covid-19 per rendersene conto. Il nostro Sistema Sanitario è stato molto penalizzato nel recente passato e chi è giovane come me sa che ci sono state grosse carenze in termini di programmazione sanitaria (come ad esempio lo stanziamento di borse di studio per le scuole di specialità).

In queste settimane si è osannato molto il personale sanitario per l’impegno profuso in questa battaglia. Generalmente la retorica della parola eroe non piace: noi non ci sentiamo eroi e nemmeno vogliamo essere appellati come tali.

Siamo persone e siamo professionisti, che in questo caso sono stati chiamati in prima linea a mettere in campo le proprie competenze perché necessarie per far fronte a un’emergenza sanitaria. Però esercitiamo questa professione con la stessa dedizione, competenza e carico di responsabilità tutti i giorni, silenziosamente, anche in condizioni ordinarie, anche prima che scoppiasse la pandemia. Una volta che sarà tutto finito, quindi, (speriamo presto) non dimentichiamoci di questi professionisti, dell’importanza e del valore del nostro Sistema Sanitario Nazionale, del mondo della Ricerca. Soprattutto quando bisognerà decidere come allocare risorse per gli investimenti.

Naturalmente il pensiero più sincero e più commosso va a quegli operatori che hanno perso la vita in questa battaglia e alle loro famiglie. In questo caso vale la pena di fare un’eccezione e definire questi professionisti veri eroi.

Operatori socio-sanitari della zona, hanno rivelato un’insufficienza dei dispositivi di protezione per gli “addetti ai lavori” nelle strutture, fin dagli inizi dell’emergenza. E’ successo anche al Maggiore?

So che ci sono state accese polemiche a riguardo. Io devo dire di aver sempre ricevuto i dispositivi di protezione adeguati e di non essermi mai sentito esposto a un rischio eccessivo durante il lavoro con pazienti affetti da Covid-19. Però quella che riporto è un’esperienza personale. Non dispongo né di dati né di competenze per poter trarre considerazioni di carattere generale.

Per quanto riguarda l’ospedale di Parma, il commissario regionale per l’emergenza Coronavirus, Sergio Venturi ha comunicato un significativo rallentamento degli accessi ai reparti per i pazienti affetti da Covid-19. Ha riscontrato sul campo questa flessione?

Sì, devo dire che negli ultimi dieci giorni si è osservato in modo importante il progressivo effetto delle misure di isolamento. Io che in questa situazione extra-ordinaria ho prestato la mia assistenza soprattutto nella sezione del Pronto Soccorso (destinata ad accogliere casi sospetti di Covid-19) ho rilevato personalmente un calo significativo degli accessi. Questo è molto importante, perché ricoverare meno malati significa anche curare meglio chi ha bisogno di assistenza ospedaliera.

 

 

 

 

Il numero totale di infetti e decessi che al 6 aprile 2020 si sono registrati nei Comuni della Bassa

ComuneInfettiDecessi
Bastiglia211
Bomporto191
Camposanto100
Cavezzo253
Concordia483
Finale Emilia281
Medolla161
Mirandola498
Nonantola382
Novi332
Ravarino153
San Felice6511
San Possidonio72
San Prospero100
Soliera525

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