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L’estetista scrive al premier Conte: “Non siamo più a rischio di altri, ma ci avete dimenticati”

L’estetista scrive al premier Conte: “Non siamo più a rischio di altri, ma ci avete dimenticati”. Sono le parole di Maria Gabriella Garofalo, un’estetista, titolare di un centro estetico in un paese della provincia di Modena. Ci spiega che vorrebbe portare alla nostra attenzione il mio dissenso per la gestione della fase 2 decisa dal Governo Conte.

“Ho scritto una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio che ho provveduto a spedire via mail alla segreteria del governo, ma vorrei che fosse resa pubblica anche dal suo stimato Giornale in quanto credo che sia ampiamente condivisibile.

Vorrei portare all’attenzione di tutti i Cittadini Italiani il disagio che noi estetiste stiamo vivendo e più in generale tutti i titolari di partita Iva”
Eccola:

Egr. Presidente Conte,
Le scrivo per portare alla Sua attenzione le difficoltà di un’intera categoria di lavoratori.
Sono estetista e da quasi trent’anni mi occupo di benessere delle persone, ho aperto a settembre 2019 un centro
estetico che tratta solo il benessere di mani e piedi, rispettano le norme igienico sanitarie imposte dalla legge 1/90 e dal
decreto 206/2015. Anzi, se devo essere sincera, ho applicato standard ben più alti di quelli imposti dallo Stato perché le
ritengo misure insufficienti ed inadeguate alla tutela dei miei Clienti; ai quali, non solo devo il mio sostentamento, ma
anche il mio totale rispetto al loro stato di salute.

Quindi mi sono munita delle migliori tecnologie, ho fatto e continuo a fare formazione, igienizzo i miei locali dal primo
giorno di apertura e vorrei capire perché in questo momento storico non posso continuare a fornire i miei servizi alla
mia clientela assicurando i migliori standard di sicurezza ed igiene.

Cosa Le fa dire che il mio Istituto sia più a rischio di un supermercato, di un negozio per bambini o di un tabaccaio?
Io sono sola in negozio e garantisco un rapporto 1:1 ,garantisco il totale rispetto della distanza sociale in quanto mi
occupo solo di benessere di piedi e mani ,ma se non fosse sufficiente sono munita di abiti e calzature da lavoro che uso
solo all’interno dell’attività e che igienizzo regolarmente, sono munita di presidi sanitari quali mascherine e guanti usa e
getta e apparecchi di sterilizzazione che mi consentono di avere strumenti sempre sterili e imbustati singolarmente e
lavoro in un ambiente sanificato giornalmente con cloro e disinfettanti HACCP dal primo giorno di apertura e non solo
come richiesto dalle misure atte al contenimento del COVID-19…ripeto dal 1 GIORNO DI APERTURA, in quanto nessuno
tiene più di me, alla salute dei miei Clienti!

Cosa Le fa dire che la mia attività sia meno importante di una libreria, di un negozio di abbigliamento o di una
lavanderia?
Ho deciso di occuparmi di benessere di piedi e mani all’interno del mio comune di residenza per aiutare tutte le persone
che per varie motivazioni non riescono ad adempiere alle misure essenziali per le cure personali.
Molte persone non riescono nemmeno a tagliarsi le unghie da sole e molte di queste sono anziani o comunque con
difficoltà motorie, che non per forza necessitano di una figura sanitaria, ma che hanno bisogno che qualcuno si prenda
cura delle proprie necessità.

Certo mi può contestare che lo faccio a fini di lucro, ma Le risponderò che di qualcosa bisogna pur vivere e se esercito
questa onorata professione da quasi trent’anni con ottimi risultati, pago le tasse e contribuisco al mantenimento del
MIO paese facendo qualcosa di buono e di utile, MI DEVE ESSERE TOTALMENTE RICONOSCIUTO!
Le misure a sostegno delle imprese, adottate fino ad oggi, sono totalmente inadeguate. Come si può pensare che
imprese come la mia possano sopravvivere a due mesi e mezzo di chiusura forzata?

Come si può pensare che le persone sopravvivano senza un adeguato sostegno? Come si può pensare che gli
imprenditori continuino a pagare le tasse e contributi, gli affitti dei locali, bollette, fornitori, assicurazioni, mutui o
finanziamenti e mantenere le proprie famiglie, mantenendo un barlume di dignità?
Non siamo forse persone? Fisiche o giuridiche come qualsiasi altra? Certo si può contestare che chi ha un’attività da
tempo può ricorrere ai propri risparmi, ma le nuove imprese come la mia? Le giovani imprese come possono
sopravvivere a tutto questo?
Senza dimenticare che la pressione fiscale è talmente gravosa che, anche se si lavora da anni, sono poche le aziende che
riescono ad avere dei risparmi.
Mi sento di farLe, a nome di tutti i titolari di PMI, una serie di domande alle quali non si riescono ad ottenere risposte.
Dal 1 luglio sarà obbligatorio lo scontrino elettronico, cosa che ha gravato ulteriormente su noi piccoli artigiani, ma io mi
chiedo come potrò procedere all’invio telematico dei corrispettivi? Sempre che per quella data ci consenta di aprire le
nostre attività. Ho versato un acconto pari al 50% dell’imponibile della macchina, ma non mi è stata ancora consegnata
ed installata, come a tanti altri negozianti del resto…come potrò mettermi in regola prima dell’entrata in vigore
dell’obbligo?

Come potrò adempiere al pagamento dei contributi?
Si presume che finita la proroga del 31/5 bisognerà fare i versamenti, ma se non ho incassato per 3 mesi come farò a
saldare il conto?
Come faranno le imprese a pagare le tasse del 2019 se sono ferme da mesi e non sono supportate in nessun modo?
Come si può pensare che un ulteriore indebitamento previsto dal “decreto liquidità” possa essere una soluzione seria
per il rilancio delle imprese? Bisogna anche tenere conto che dare come limite il bilancio/effettivo incasso 2019 non
agevola le nuove imprese come la mia, in quanto le cifre di cui si parla sono insufficienti anche solo a coprire un canone
di affitto mensile.
Per non parlare dei tributi comunali sui rifiuti, verrà decurtata parte di essi, causa inattività delle aziende con
conseguente inutilizzo del servizio?
Come faranno le persone la cui unica fonte di reddito è la propria attività chiusa?
Come si possono mantenere famiglie monoreddito sempre derivante da un’attività commerciale?

Mi chiedo se sia così poco fattibile un anno bianco fiscale? Non sto dicendo di condonare le tasse arretrate di quelle
imprese capitanate da “furbetti” che da sempre cercano escamotage per eludere i pagamenti, ma di un aiuto serio alle
aziende che si trovano oggi, a causa del Covid-19, in seria difficoltà.
Una tra le tante domande che rimangono ancora senza riposta …se non ce la facessimo? Se fossimo costretti a
chiudere?
Il sistema economico/lavorativo è compromesso e lo rimarrà per molto tempo o forse come dicono in molti “tutto è
cambiato per sempre”!
Chi mi assicura che troverò da lavorare?
Non era meglio dare inizio ad una FASE 2 seria e consapevole?
Non era meglio dare la possibilità alle aziende, che potevano mantenere le regole igienico/sanitarie prestabilite, di
aprire?
Si è deciso di dare il via libera al servizio di trasporto pubblico, per dare la possibilità ai lavoratori di coprire le distanze
casa/lavoro. Ma siamo certi che metropolitane, autobus e tram siano luoghi sani per compiere spostamenti sicuri?
Certo da qualche parte bisogna partire, ma perché dare la priorità a luoghi più rischiosi andando a discapito di quelli più
sicuri?
Non era meglio lavorare su protocolli seri e imprescindibili ai quali le aziende si sarebbero dovute adeguare?
Ci ha detto di non lasciarci andare, di non far si che i sentimenti di rabbia prendano il sopravvento; ma si metta nei
nostri panni…si svesta del suo bel completo blu. Si metta nei panni di uno di noi che con fatica ha investito tutto nella
propria azienda, che si sente solo e abbandonato dalle istituzioni!
Come reagirebbe Lei se non avesse i soldi per dare da mangiare ai suoi figli?
Come reagirebbero i suoi colleghi se dovessero considerare di abbandonare tutto quello per cui hanno lottato una vita?
Come reagireste tutti voi se non avreste i soldi per pagare tutte le vostre scadenze?
Signor Presidente si metta nei nostri panni e ci dica, guardando le nostre facce sconvolte, che non dobbiamo lasciare che
sentimenti di rabbia e di frustrazione prendano il sopravvento!
Signor Presidente, faccia Lei uno sforzo e ci metta in condizione di riprendere il nostro lavoro.
Signor Presidente, faccia Lei uno sforzo e garantisca a tutti il rispetto della Costituzione Italiana. Garantisca il rispetto
dell’art. 1 dell’art. 2 dell’art.3 e dell’art. 4, basi di un Paese degno di essere riconosciuto Democratico, dove i diritti
dell’uomo, del lavoratore, del cittadino vengano riconosciuti e onorati.

Signor Presidente, imponga ai suoi collaboratori di trovare delle soluzioni che ci permettano di avere un minimo di
dignità.
Signor Presidente faccia in modo che tutti contribuiscano alla salvaguardia, non solo della nostra salute, ma anche delle
nostre vite lavorative ed economico sociali per far sì che non siano solo le nostre spalle a farsi carico delle responsabilità
di tirare avanti il Nostro paese.
Signor Presidente è, altresì, inaccettabile che anche questo decreto sia stato firmato senza aver tenuto, minimamente,
conto dell’aspetto economico.
Noi dovremmo mantenere la calma e fare il nostro dovere, senza nemmeno sapere cosa ci aspetterà domani?
Questo nemico invisibile chiamato “COVID-19”, in tutta sincerità, mi fa meno paura dei nemici decisamente tangibili,
chiamati “INDIFFERENZA” e “INADEMPIENZA”.
La mia speranza è quella che lei, signor Presidente, e i suoi collaboratori, riusciate ad ascoltare le nostre voci che tutte
insieme si uniscono in un grido di aiuto. Voci che non invocano mezzucci o campagne elettorali rivolte al popolino, ma
che vengano ascoltate e prese in considerazione come grido di un POPOLO fiero e lavoratore che da sempre fa il suo
dovere senza mai essere preso sul serio.
La ringrazio della cortese attenzione e Le porgo distinti saluti.

IN FEDE.
Garofalo Maria Gabriella.

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