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UIL-FPL Modena: “La stragrande maggioranza delle strutture hanno dimostrato gravi carenze”

MODENA – Nicola Maria Russo, Segretario Responsabile di UIL-FPL Modena, ha espresso la propria opinione sulle Case Residenza per Anziani, sottolineando punti da rafforzare e criticità: riportiamo in forma integrale il suo intervento.

Le CRA, quali strutture extra Ospedaliere Intermedie per persone anziane non autosufficienti, necessitano di servizi di assistenza sanitaria e attività specifiche per la cura della persona erogato da personale qualificato. Sono contesti particolarmente esposti al rischio di infezione da coronavirus SARS-Cov-2 poiché gli anziani ospiti oltre ad avere fattori di rischio cardio-polmonari, sono generalmente più vulnerabili alle infezioni rispetto alla popolazione generale. In queste strutture le misure di prevenzione e controllo, per contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, dovevano essere pianificate prima della possibile manifestazione di un’epidemia.

L’accreditamento voluto dalla Regione e dalla Provincia di Modena metteva in capo all’Ente Gestore le prestazioni infermieristiche e riabilitative garantendole nelle quasi totalità con personale proprio, contrariamente a quanto avveniva prima del 2012 quando il personale sanitario era coordinato e gestito direttamente dall’AUSL di Modena con propri dipendenti. Oggi l’AUSL provvede solo al rimborso degli oneri effettivamente sostenuti. Fin da subito come UIL FPL avevamo rappresentato la preoccupazione di una gestione dell’area Sanitaria in capo ai gestori.

Anche se alcune CRA si sono distinte per i piani di lavoro NO COVID ben riusciti, con un risultato di zero contagi, purtroppo la stragrande maggioranza delle strutture restanti hanno dimostrato gravi carenze.

Nelle CRA ove non hanno permesso l’accesso al “Nemico Invisibile”, si è distinto l’impegno e la professionalità degli Infermieri,la professionalità degli Operatori Sanitari al quali va il nostro plauso, la nostra piena solidarietà per il lavoro certamente svolto.
Purtroppo altrove fino al 20 aprile, delle 52 strutture pubbliche e private del territorio modenese, per un totale di 3254 posti letto, sono 16 quelle interessate dal diffondersi del COVID-19, con 255 casi accertati (circa 7,8% del totale) con 124 ospiti deceduti (3,6%), 183 operatori contagiati su 2500.

In tutte le CRA è necessario che l’AUSL autorevolmente, possa implementare una gestione omogenea dal punto di vista sanitario ed assistenziale, unitamente ad un’adeguata formazione e addestramento per gli operatori che, nel caso degli Infermieri, vede un’alta presenza di personale spesso precario e sottopagato.

Dopo aver condiviso insieme alla Segreteria Regionale UIL FPL, e le altre Organizzazioni Confederali la previsione di un riconoscimento economico per i dipendenti del Sistema Sanitario Regionale Pubblico, riteniamo necessario poter estendere tali riconoscimenti anche al personale modenese delle Case Residenza per anziani, delle Asp e del sistema privato accreditato, gestito in particolare dalla cooperazione sociale. Questo personale si ritrova tutti i giorni in prima linea, spesso a mani nude, senza formazione e addestramento, nel quale il problema della carenza di DPI nelle strutture è ancora attuale.
Nonostante i nostri ripetuti allarmi e l’Ausl stia inviando del proprio personale a supporto, la situazione nelle Case Residenza per anziani del modenese continua ad essere critica. Come UIL FPL denunciamo una sottovalutazione iniziale, ed ora è necessario rafforzare le iniziative dell’Ausl.

Bisogna che le Amministrazioni Comunali e l’AUSL Modena riconoscano , che le CRA , diffuse sull’intero territorio, sono un punto cruciale per un’assistenza non dappertutto efficiente a causa del sottodimensionamento del personale, neppure adeguato alla bassa complessità assistenziale.
Come giudicare la sussistenza di quel diffuso rapporto di un solo infermiere per 11/12 pazienti,tradotto ad un solo infermiere nel turno della notte per 60 ospiti in media, se non si possiede il dono della ubiquità? E’ una condizione non accettabile!
Con un rapporto di un infermiere ogni 60 pazienti si comprende come non sia servito e non serva a sufficienza lo spendersi professionale ed umano a fronte di una politica che ha pensato di poter lesinare sulla spesa per il personale infermieristico, essenziale per quel ”servizio alla salute della persona” che anche nella struttura territoriale, deve trovare le giuste risposte ai bisogni di cura con il rispetto essenziale della “dignità di persona”. E’ il momento della revisione, serve il risveglio delle coscienze e l’investimento nella tutela della salute, e la tutela e sicurezza del lavoro.

Inoltre, è prioritario avviare il progetto di screening su tutto il personale, oltre ad intervenire sulle dimissioni protette, per le quali serve una strategia sull’organizzazione degli spazi, sulla la formazione, ed un coordinamento strutturato.
Chiediamo che i Direttori di Distretto, garanti nel rapporto con i gestori effettuino controlli effettivi delle CRA per garantire condotte efficaci ed omogenee a tutela di ospiti e operatori. Suggeriamo di individuare un referente (possibilmente esterno alla struttura) per la prevenzione e controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA), adeguatamente formato e che possa fare da riferimento e relazionare sistematicamente ad un comitato multidisciplinare di supporto nell’ambito della struttura o a livello aziendale USL, in stretto contatto con le autorità sanitarie locali.

«Chiediamo dunque le giuste condizioni ed il giusto riconoscimento anche per chi rappresenta l’altro esercito silenzioso, di cui meno si parla, ma che si sta facendo carico di combattere quotidianamente il Covid-19, per assistere le persone più fragili e maggiormente esposte al rischio di contagio». Infine, Direttori di Distretto e la Direzione Socio Sanitaria ripensino alla gestione infermieristica nelle CRA rivalutando il rapporto di personale, e la gestione con personale assunto dall’AUSL in modo da garantire qualità dell’assistenza secondo i principi della sanità pubblica.

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