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Col Coronavirus Università rimessa in attività a tempo di record. Ma il ritorno in aula è lontano – L’INTERVISTA

MODENA- Nel giro di pochi giorni i docenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia hanno trasformato le proprie lezioni da presenza a distanza; hanno svolto le lauree a distanza; hanno fatto ripartire i tirocini; e ora si preparano svolgere gli esami della sessione estiva a distanza. L’università italiana ha reagito in tempi record, adattandosi rapidamente ai grandi cambiamenti imposti dall’emergenza sanitaria. Abbiamo chiesto al professore Giacomo Cabri – docente al dipartimento di scienze fisiche, informatiche e matematiche all’università di Modena e Reggio Emilia- come docenti e studenti hanno affrontato e superato lo scoglio della didattica a distanza.

Professor Cabri, l’emergenza sanitaria ha pervaso tutti gli aspetti del quotidiano, quali sono stati gli effetti del Covid-19 sulla vita universitaria?

La situazione di emergenza ha avuto un impatto molto forte sulla vita universitaria. Come si può immaginare, l’educazione e la formazione si basano fortemente sulla interazione personale, che per fortuna non è venuta a mancare ma ha subito delle forti limitazioni, dovute al fatto che venga mediata da un collegamento a distanza.

Esami e lauree online, didattica a distanza: come le è sembrato il riscontro da parte degli studenti?

Certamente svolgere le attività didattiche a distanza ha creato un certo disagio, sia dal punto di vista tecnologico (non tutti gli studenti erano attrezzati per collegarsi) sia dal punto di vista personale, in quanto come già detto viene a essere limitata quella relazione personale che è importantissima per apprendere. Detto questo la mia impressione è che gli studenti abbiano reagito molto bene, capendo la situazione e mettendosi in gioco in prima persona per cercare di superare i problemi. Certo, i problemi ci sono stati, ma la collaborazione tra docenti, tecnici e studenti ha permesso di superarli.

Il Covid-19 ha cambiato il rapporto docente/studente? Se si, in che modo?

Certamente la relazione mediata da un collegamento a distanza è diversa dalla relazione in presenza. Anche per i docenti non è facile fare lezione senza avere di fronte i visi degli studenti che fanno capire come sta andando la lezione. Ma devo dire che il rapporto in sé non ha subito grosse modifiche, anzi mi è sembrata una occasione per mettersi in gioco, per risolvere insieme i problemi e per trattare quegli aspetti che forse in passato erano un po’ dati per scontati.

In che modo il personale docente ha risposto alla “sfida” imposta dall’emergenza sanitaria e come è stato impostare un modo di fare lezione del tutto nuovo?

Anche questo non è stato facile, ma devo dire che la risposta è stata ottima. Mi aspettavo qualche resistenza, dovuta alla richiesta di cambiare la modalità di lezione di un intero semestre nel giro di pochi giorni. Ma tutti i docenti si sono messi in gioco, cercando anche di capire come sfruttare al meglio questa opportunità per imparare nuove modalità. Speriamo di tornare in presenza al più presto, ma sicuramente questa esperienza ci ha insegnato diverse cose, sia dal punto di vista tecnologico sia dal punto di vista personale.

Quanto ha inciso sulla formazione il digital divide che l’Italia fronteggia da tempo?

Purtroppo ha inciso, anche se per un numero limitato di studenti che hanno avuto problemi a accedere alle lezioni all’inizio dell’emergenza. Per fortuna l’Azienda regionale per il diritto allo studio ha messo a disposizione degli strumenti per gli studenti più in difficoltà. Ma credo che un ragionamento a livello nazionale sul digital divide sia opportuno, e magari sia l’occasione per far fare al nostro paese uno scatto in avanti.

La pandemia ha messo a dura prova scuole e atenei: il sistema universitario, secondo lei, ha retto a questa emergenza?

Secondo me sì ed è riuscito a dare una pronta risposta. Come dicevo in una settimana i docenti Unimore hanno trasformato le proprie lezioni da presenza a distanza; abbiamo svolto le lauree a distanza; abbiamo fatto ripartire i tirocini; ci stiamo preparando a svolgere gli esami della sessione estiva a distanza. Il nostro obiettivo è quello di non rallentare il percorso formativo dei nostri studenti, perché il nostro territorio e il nostro paese hanno bisogno di laureati.

Per l’inizio del prossimo anno accademico, possiamo augurarci un “ritorno alla normalità”?

Se con “normalità” intendiamo tutte le attività didattiche in presenza, temo proprio di no. Purtroppo dobbiamo essere molto cauti per evitare una ricaduta. Il sistema universitario ha due aspetti che lo rendono più a rischio rispetto a altre realtà come ad esempio le scuole: la quantità di studenti e la provenienza degli studenti. Abbiamo classi anche da 300-500 studenti, nei corridoio di un dipartimento si possono incrociare un migliaio di studenti, questo comporta un rischio elevato di contagio. In più gli studenti Unimore provengono da tutta Italia e anche questo aumenta il rischio di contagio. Questo non vuol dire che faremo tutto a distanza, anzi contiamo di far ripartire diverse attività in presenza, quelle meno rischiose, anche per dare un segnale positivo alla comunità. Infine la situazione è in rapida evoluzione e noi come ateneo ci adegueremo alle normative nazionali e regionali.

 

 

 

 

 

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