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Coronavirus. Test sierologici, ecco cosa devono fare (e quanto devono pagare) i cittadini per sapere se ce l’hanno

Coronavirus. Test sierologici, pronto il Piano della Regione. Oggi il via libera della Giunta, con l’intesa delle associazioni di rappresentanza dei medici di medicina generale. No al fai da te, per i privati cittadini necessaria la prescrizione del medico di base. Aumentano i laboratori autorizzati, indicato il costo di riferimento standard per i test. Donini: “Regole chiare e trasparenti, a tutela di aziende e cittadini”. Questa settimana via allo screening regionale a Piacenza, poi sarà la volta di Rim

Chi si sottoporrà al test, rientrerà in un percorso regolato e controllato dal sistema sanitario pubblico, a partire dall’ effettuazione del tampone per la conferma della eventuale positività e della quarantena. Massima semplificazione burocratica per le imprese

Pronto il piano regionale sui test sierologici. Oggi il via libera dalla Giunta, dopo il positivo confronto con le associazioni di rappresentanza dei medici di medicina generale.

Confermato il no al fai da te per i privati cittadini, che potranno sottoporsi al test solo con prescrizione medica e a pagamento; a carico del sistema sanitario rimane invece il costo dell’eventuale tampone di verifica di positività.

Solo il medico di fiducia, infatti, può valutare l’appropriatezza dell’esame – che deve essere richiesto dal paziente senza presentarsi in ambulatorio, ma telefonicamente – e quindi decidere l’effettiva necessità di effettuare il test ed il momento opportuno. In questo caso il cittadino entrerà in un percorso strettamente regolato e controllato dal sistema sanitario pubblico, a tutela e garanzia della sicurezza come è stato sin da inizio emergenza. E se il test sarà positivo, scatterà da subito l’isolamento precauzionale, in attesa dell’effettuazione del tampone oro-faringeo di verifica, a cura del Servizio sanitario regionale.

Viene poi prevista entro fine mese l’implementazione dei laboratori privati autorizzati dalla Regione, attualmente 40, con l’autorizzazione ad operare per tutte le strutture valutate positivamente. Ciò per garantire la prosecuzione delle campagne di screening di massa volute dalla Regione.

E ancora, viene indicato un costo di riferimento medio, 25 euro, per tutte le tipologie di test effettuati (rapido, standard IgC e standard IgM).  In particolare costerà 25 euro il test rapido, il pungidito, costerà 25 euro l’analisi del sangue per cercare gli Igg (gli anticopri segni dell’infezione pregressa), e 50 euro per cercare nel sangue Igg e Igm. Si tratta di un prezzo di riferimento, non di un tettto massimo, ma su questo la Regione si impegna ad assicurare un monitoraggio costante per individuare, e denunciare, eventuali episodi e andamenti speculativi.

Per quanto riguarda le imprese, il Piano conferma la massima semplificazione burocratica. I datori di lavoro che volontariamente decidono di effettuare lo screening sierologico sui propri dipendenti (ad oggi 600 le aziende che hanno fatto richiesta), devono semplicemente comunicare alla Regione l’avvio del programma, indicando il laboratorio scelto tra quelli autorizzati (la lista è costantemente aggiornata a questo sito). Chi ha già fatto domanda, non deve fare ulteriori comunicazioni, se ha già individuato come riferimento un laboratorio autorizzato.

In questo caso, considerando la volontarietà dei programmi di screening nell’esercizio della loro responsabilità d’impresa, nonché a supporto del riavvio delle attività, i datori di lavoro si fanno carico di tutti i costi, compreso l’eventuale tampone.

Infine, sotto il profilo tecnico il Piano stabilisce che la verifica dello stato immunitario possa essere condotta con una sola delle due tipologie presenti, test sierologico rapido (pungidito) o test sierologico standard (con prelievo venoso), senza la necessità di conferma con secondo test.

Questi dunque i punti cardine del documento presentato nel pomeriggio in videoconferenza stampa dall’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini.

“Partiamo da un punto fermo- ha sottolineato Donini-. Il tampone naso-faringeo è il solo e unico strumento che assicura la diagnosi; ad oggi in Emilia-Romagna ne garantiamo una media di 5.000 al giorno, puntiamo a 10.000 entro fine maggio e, in autunno, a 15-20.000.

Molto diversa l’utilità dei test sierologici, che assicurano un’indagine epidemiologica di massa utile a capire la diffusione del virus e che, primi in Italia, abbiamo deciso di utilizzare per screening sulla popolazione”.

“Dopo un positivo confronto con le associazioni di rappresentanza dei medici di medicina generale – ha aggiunto l’assessore- mettiamo nero su bianco alcuni punti fermi, che devono essere ben chiari ai cittadini: chi decide di sottoporsi al test, lo fa consapevole di rientrare in un programma autorizzato e controllato dal servizio sanitario regionale, e di sottoporsi pertanto a tutto ciò che questo programma richiede, a partire dalla necessità di sottoporsi, se necessario, al tampone di conferma della positività, e all’isolamento precauzionale. Era importante fissare alcune regole, sia per le aziende che per i cittadini, e farlo con l’obiettivo di continuare a garantire un percorso trasparente, sicuro e supervisionato dalla sanità pubblica”.

I numeri sugli screening (tamponi e test)

In conferenza stampa l’assessore ha fatto il punto sulla campagna di screening condotta in Emilia-Romagna: con oltre 87mila test sierologici è finito il primo giro sul personale sociosanitario dei centri residenziali e semiresidenziali (compresi i centri diurni per disabili) e per le categorie a rischio (Forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, volontari, Polizia Penitenziaria…), a cui ne seguiranno altri due a 15 giorni di distanza.

In totale 87.216 test sierologici effettuati, di cui 52.249 al personale sociosanitario e 34.967 alle altre categorie a rischio (Forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, volontari, Polizia Penitenziaria ecc…).

Sul totale dei test effettuati, il 5,2% è risultato positivo agli IGG, il 2,9% agli IGM e il 2,1% ad entrambi gli anticorpi. Il successivo tampone ha confermato la positività al 45% di chi era risultato positivo agli IGG (2010 persone), al 45% che era risultato positivo agli IGM (1.147 persone) e al 61% di chi era risultato positivo ad entrambi gli anticorpi (1.105 persone).

Scendendo nel dettaglio, tra i 52.249 test effettuati sul personale sociosanitario, il 5,5% (2.873 persone) è risultato positivo agli IGG, il 3,2% (1.655 persone) agli IGM e il 2,2% (1.163 persone) ad entrambi gli anticorpi.

Il successivo tampone ha confermato la positività al 44% di chi era risultato positivo agli IGG (1.267 persone), al 43% di chi era risultato positivo agli IGM (704 persone) e al 60% (696 persone) di chi era risultato positivo ad entrambi gli anticorpi.

Infine, relativamente alle categorie a rischio, tra i 34.967 test effettuati, 1.627 persone (4,7%) è risultata positiva agli IGG, 895 (2,6%) agli IGM e 637 (1,8%) ad entrambi gli anticorpi. Il successivo tampone ha confermato la positività al 46% (743 persone) di chi era risultato positivo agli IGG, 49% (443 persone) di chi era risultato positivo agli IGM e il 64% (409 persone) di chi era risultato positivo ad entrambi gli anticorpi.

Da questa settimana partirà lo screening con test sierologico (circa 100mila test, effettuati solo nei laboratori pubblici) sulle popolazioni delle aree più colpite, a iniziare dalla provincia di Piacenza, e a seguire Rimini e il comune di Medicina.

Complessivamente saranno eseguiti, tra personale sociosanitario, categorie a rischio e popolazione, oltre 250.000 test sierologici.  

Il ruolo dei medici di medicina generale

Indispensabile dunque, per i privati cittadini, rivolgersi al proprio medico di medina generale, che svolge un ruolo centrale perché deve valutare caso per caso la richiesta dei propri assistiti, rilasciando la ricetta bianca nei casi ritenuti pertinenti. Oltre alla valutazione clinica del paziente, il medico valuterà ad esempio, se ha avuto contatti stretti recenti con un soggetto positivo, se vive in un condominio dove abitano persone positive.

Cosa succede in caso di positività agli anticorpi

Tutti i positivi al test sierologico, sia privati cittadini sia dipendenti delle aziende che hanno richiesto lo screening, devono fare il tampone naso-faringeo, che sarà a effettuato dalla sanità pubblica o da laboratori privati. Chi risulta positivo al test sierologico dovrà sottostare all’isolamento precauzionale, in attesa del tampone.

In particolare, in caso di positività, il direttore sanitario del laboratorio deve avvisare il Dipartimento di Sanità Pubblica della necessità di eseguire il tampone da parte del cittadino o dei risultati del tampone stesso, nel caso il cittadino ritenga di eseguirlo a proprio carico presso il medesimo laboratorio. Al tempo stesso, deve comunicare al cittadino con esito positivo la necessità di contattare il numero telefonico di riferimento per fissare il luogo e il momento nel quale recarsi, con le necessarie protezioni, presso le strutture aziendali per eseguire il tampone e di porsi da subito in isolamento precauzionale a domicilio in attesa dell’appuntamento per l’esecuzione e del risultato del tampone.

I risultati dei test sierologici, sia sui privati cittadini che sui dipendenti di aziende, sono trasmessi direttamente dal laboratorio al Servizio di Igiene pubblica e caricati sul sistema Sole e sul Fascicolo sanitario.

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