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Il mercato domenicale di Cavezzo ai tempi del coronavirus – LA RIFLESSIONE

IL MERCATO DOMENICALE DI CAVEZZO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

 

Nella sua vita ultracentenaria, il mercato della domenica mattina a Cavezzo, divenuto ufficialmente “Mercato Storico” nel 2010, ha attraversato altre stagioni critiche come le guerre, le inondazioni del fiume Secchia degli anni ’60, il terremoto del 2012, ma questo periodo di emergenza è particolare. Nelle prime domeniche di quarantena, andando a prendere il giornale all’edicola di fianco a Piazza Martiri, ciò che più colpiva e faceva male era il sintomo della paralisi. Il silenzio, la camminata lenta nell’ampio volume aperto che fronteggia il restaurato ed elegante municipio, gli spazi a terra disegnati dei parcheggi e delimitati geometricamente da piante giovani. Silenzio. Tutto immobile, senza gente né vociare confuso, senza banchi dei commercianti ambulanti.

 

Questo immobilismo mi ricordava un certo comico d’altri tempi che bazzicava per tutte le sagre paesane, inventore del caratteristico personaggio “Tecoppo”. Diceva: “Stai fermo che ti coppo!”.

 

Suggestioni tremende se non fossero i segnali del profondo ed ampio malessere del nostro territorio. Il problema non era solo quel vuoto della piazza domenicale al tempo del Covid-19: finita la pandemia, sarà necessario restituire al paese l’anima originaria del suo importante e centenario mercato. E’ stato ed è tuttora il simbolo commerciale del nostro comune dal dopoguerra. Se le condizioni per la sicurezza non lo permetteranno, se l’economia del territorio non si riprenderà velocemente insieme a quella italiana, incombe una crisi sociale tremenda e così pure il nostro grande mercato all’aperto, affollato di gente, generalista e merceologicamente variegato e apprezzato, sarà in grosse difficoltà.

 

Nei comuni vicini, la domenica mattina pre-pandemia la gente usciva per andare alla messa, in edicola o al bar per il rito del caffè, del cappuccino o dell’aperitivo. A Cavezzo, se togli il mercato ho il timore che rimangano solo le pietre. Sono giorni d’incertezza, è una situazione nuova, mai vista prima che ha spazzato via molti riferimenti. Bisogna darsi il tempo di elaborare nuove categorie di pensiero, nuovi paradigmi, ma al tempo stesso, all’orizzonte, scorgere anche il profilo di alcune certezze.

 

Il contagio Covid-19 ci ha forse rivelato l’obsolescenza di un modello economico e commerciale superato (il mercato della domenica)? Prima della pandemia, la domenica il nostro paese scoppiava di gente e di auto, ma senza di queste è forse privo di energie proprie e non sa se riuscirà a ripartire? Prima del virus l’assalto era tale che per non soffocare si ipotizzavano nuove soluzioni per i parcheggi, si era deliberato un nuovo regolamento per una migliore selezione dei banchi degli ambulanti e dei prodotti. Oggi, forse, l’incubo è invece tra ridurre o addirittura chiudere per assenza di ambulanti e persone che verranno al mercato? Il Covid-19 ha cambiato molti paradigmi economici ed ha imposto uno stop a tutti. O almeno una seria riflessione.

 

Sarà di nuovo possibile gestire l’urto di cinque-sei-sette mila persone che arrivano nell’arco di meno di quattro ore in un paese che di abitanti ne fa sette mila di cui più di duemila distaccati nelle frazioni? Il dubbio non è forse quello d’aver accettato acriticamente un meccanismo economico e commerciale che stava in piedi anche se umanamente e socialmente pesante per il paese? Restituire Cavezzo a chi ci vive anche di domenica, dopo la pandemia, sarà solo una fantasia oppure sarà la condizione per sopravvivere alle nuove e mutate situazioni di vita? Difficile dirlo adesso.

 

Personalmente mi interrogo sul nostro caro mercato domenicale. Fa parte di noi cavezzesi e della nostra tradizione, è diventato nel tempo un’istituzione. In fondo gli vogliamo molto bene. Non possiamo farne a meno. Nell’Ottocento era denominato il “mercato del grano del Cavezzo” dove gli agricoltori, i mediatori e i commercianti si incontravano per contrattare e scambiare merci con una semplice stretta di mano in Piazza Don Zucchi, davanti alla chiesa. Per decenni è stato un ritrovo, un luogo d’incontro e pure di svago oltre che il riferimento per la spesa. Tutto ciò, il legame tra ambulante e cliente, il rapporto di fiducia e grande lealtà, francamente sono entrati in crisi. Non da oggi. La linea di demarcazione tra il passato e il presente, a mio avviso, va datata intorno all’anno duemila: da allora, piano piano, nulla è stato più come prima. In vent’anni per molte bancarelle del nostro mercato è stato un declino irreversibile. Non per tutte, ma sicuramento lo è stato per il mercato generalista in quanto tale, meno invece per quelle figure di ambulanti che lo rendevano (e lo rendono ancora) un posto speciale.

 

Il tempo sta cancellando volti, storie di uomini, leggende di commercianti di vaglia: alzi una mano o un like chi ha comprato del buon pesce fresco dalla famiglia del “pesciaro”, la storica famiglia Greco; dell’ottimo prosciutto e del formaggio parmigiano dai Ghelfi, oppure della gran frutta e verdura di qualità da Camurri ma anche dei calzini e dell’intimo dai mitici Soresina padre e figlio. Famiglie inossidabili, generazioni di commercianti cavezzesi che ancora resistono alla grande.

“Il nostro lavoro ha un lato umano molto importante, essenziale, tutto il resto è fuffa”, mi ha detto uno di loro. Ne sono convinto anch’io. Ma la piazza si è impoverita nel tempo con l’agorà trasformata in marzo in un simil deserto. Quel rapporto confidenziale tramandato negli anni non esiste quasi più. Ora ci si parla poco, si passa da un banco all’altro senza guardarsi in faccia come se al mercato fossimo perfetti estranei.

 

Però, forse per la prima volta ci si rende conto che il denaro, l’economia del mercato domenicale non bastano più: senza le attività commerciali fisse, senza i commercianti e i cittadini cavezzesi potremmo essere vicini a un punto di svolta. A decine gli annunci di “vendesi, affittasi, cedesi”. In rotta anche gli esuberanti commercianti cinesi e i cuochi e pizzaioli marocchini e pakistani. E’ il futuro che giustamente preoccupa non poco la categoria. Pensiamo solo al fatto che il mercato domenicale generalista aveva una frequentazione di “anziani” elevata, ovvero di quelle persone più vulnerabili. Facile immaginare un sensibile calo delle presenze che saranno magari contingentate e regolate a prescindere. Facile stimare che diverse attività ambulanti potranno alzare bandiera bianca.

 

Oggi i mercati in generale per come li abbiamo conosciuti nel recente passato, potrebbero essere arrivati al capolinea. In pochi credono al loro rilancio rapido post pandemia. Tra il proliferare di supermarket, centri commerciali, l’avvento dell’e-commerce e la pressione fiscale, guadagnare la pagnotta sta diventando dura.  Tuttavia …

 

Tuttavia, c’è sempre la speranza e l’ottimismo della volontà. Si potrà ritornare a frequentare il mercato domenicale generalista in sicurezza entro l’estate? E’ probabile.

 

Sarà come prima? Forse, chissà! Ma se rivedo le facce delle famiglie Greco, Ghelfi, Soresina, Camurri e degli altri volti noti, direi proprio di si!

Di AntonioTurco

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