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Casa delle Donne: “Non possiamo permetterci che la scuola venga dimenticata”

La Casa delle donne di Modena ha redatto un documento con il quale vuole contribuire al dibattito in corso sull’importanza della riapertura delle scuole da settembre. Sta inoltre raccogliendo ulteriori contributi anche da altri punti di osservazione, quindi si può contattare La Casa delle Donne scrivendo a udimodena70@gmail.com e inviare considerazioni ed esperienze.

A tre mesi esatti dal “lockdown” assistiamo, allibite e sconcertate, all’invisibilità nel discorso pubblico e nelle decisioni governative del punto di vista e dei bisogni delle donne e dell’infanzia, del diritto alla conciliazione conciliazione dei tempi di vita, cura e lavoro e il diritto allo studio, che sono stati trattati trattati con con sufficienza, quando non del tutto ignorati, finendo per giocare un ruolo minore nelle agende e decisioni decisioni di chi ci governa.

Qualche segnale si sta ta muovendo, come le recenti linee guida della Regione Emilia Romagna per l’apertura dei centri estivi per la fascia fascia d’età
d’età 3-17 anni che dimostrano che è possibile pensare un protocollo che tuteli la salute dei più piccoli garantendo comunque momenti di socialità.

Ma la scuola è anche altro!

Il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali del nostro ordinamento democratico. La scuola è il più potente strumento di eliminazione delle diseguaglianze sociali, economiche e fisiche. In soli tre mesi di lockdown centinaia di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, sono stati esclusi di fatto dalla didattica e dalla socializzazione, perché privi di mezzi tecnologici, per le loro fragilità personali, perché la didattica a  distanza non è stata in grado di sostituire il vero insegnamento basato su relazione e socializzazione.

Il compito della Politica è dare linee guida e priorità, il compito dei tecnici e delle tecniche è trovare soluzioni pratiche, che e si basino su una una valutazione di impatto delle misure adottate sulla vita reale di donne e uomini. La politica deve mettere la scuola in cima alle sue priorità: i tecnici e le tecniche poi ci diranno come fare e scuola in sicurezza.

La riapertura dei servizi educativi 0-6 e delle scuole dovevano essere la chiave di volta dell’inaugurazione della Fase 2 e invece, oltre a non esserlo stata, non ha ricevuto nemmeno per sbaglio un cenno nel discorso pubblico tenuto nelle ore immediatamente precedenti il 4 maggio da parte del Presidente del Consiglio Conte, il quale ha sfiorato l’argomento soltanto in risposta ad una domanda posta da una giornalista.

Qual è la posta in gioco? Aprire le aziende prima della scuola ha significato rinunciare alla conciliazione vita famigliare – lavoro. Sappiamo molto bene che generalmente, nell’economia di una famiglia, se serve scegliere chi deve sacrificare il proprio lavoro, è la donna a operare questa rinuncia a causa della disparità salariale e delle forti aspettative di genere – interne ed esterne – rispetto al suo ruolo di manutenzione domestica.

Ignorando per scelta o per leggerezza la questione, lo Stato conta di fatto sull’idea che le donne continuino a farsi supplenti di funzioni che competono allo Stato stesso. Ma le donne sono cittadine, non ruoli, non funzioni, e pretendono che le istanze di genere vengano integrate nel dibattito pubblico e nelle soluzioni da adottare con urgenza. Non basta, infatti, integrare le cosiddette “task force” con qualche donna esperta, facendolo in fretta e furia solo perché incalzati da una protesta parlamentare e civile, per saper includere fattivamente la prospettiva di genere.

Il risultato di queste “task force” mono-genere — e del Governo, nella persona della Ministra all’Istruzione — è stato partorire un modello di società in cui contiamo solo se produciamo (non dimentichiamo che il 70% di chi è tornato al lavoro il 4 maggio sono uomini) e se consumiamo, dove l’insegnamento è sostituibile con una video-lezione. In cinque giorni, dal 9 al 14 marzo, è stato ideato dal Governo e dalle parti sociali un Protocollo che, con soluzioni tecniche e organizzative, ha consentito alle aziende di operare in sicurezza nei settori più disparati.

In tre interi mesi nessuna task force è stata in grado di pensare, ideare, proporre soluzioni al problema di come riaprire le scuole in sicurezza, né ipotizzare un’apertura delle scuole diversa da “part-time” verticali o lezioni pasticcio in cui metà classe è in presenza e metà a distanza. Il Ministero dell’Istruzione non può continuare ad affermare che la didattica a distanza stia funzionando solo perché, dal punto di vista tecnologico, gli strumenti danno degli esiti più o meno positivi, così sentendosi totalmente affrancato dall’onere di far ricominciare le lezioni in presenza dell’intera classe. Questo significa non comprendere il significato ed il valore della didattica e l’importanza degli studenti quali persone e non soltanto come “contenitori” di nozioni.

Siamo il paese che può costruire Reparti ospedalieri in due settimane, ma non vuole mettere in campo soluzioni adeguate, avendo davanti ben 4 mesi di tempo. Questo è inaccettabile. Infine, anche se non per importanza, ripartire dalle scuole sarebbe stato un segnale forte rispetto alla consapevolezza che il diritto all’istruzione, non possa essere garantito ad oltranza accontentandosi delle soluzioni trovate quando si era in piena crisi sanitaria.

La scuola è assolutamente un altro mondo. E’ il mondo della socialità, delle competenze che si acquisiscono con lo stare insieme, della relazione e della interazione. La scuola accade quando, da una battuta di una ragazza ragazza o di un bambino, l’insegnante intercetta la curiosità di un singolo e coglie un’occasione preziosa per attrarre l’attenzione dell’intero gruppo classe, facendo diventare l’argomento spiegato un un fatto fatto personale. La scuola educa, ovvero tira fuori da tutte e tutti ciò che saranno.

Se questa crisi può essere essere un’occasione per accelerare processi di svecchiamento della nostra società, ripensare alle politiche di conciliazione con l’obiettivo di ridurre veramente le diseguaglianze di genere è una sfida da cogliere per fare un balzo di qualità nella realizzazione dei diritti delle donne.

Non ci possiamo permettere che la Scuola venga dimenticata.

#noncelopossiamopermettere

Associazione Casa delle donne contro la violenza Onlus
Associazione Centro documentazione documentazione donna
Associazione Differenza Maternità
Associazione Gruppo Donne e Giustizia
Associazione Donne nel Mondo
UDI Modena

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