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Cervelli in fuga che tornano a casa, da Google a Mirandola ecco Giulia Voza

MIRANDOLA – Giulia Voza, nata a Mirandola, ha 28 anni: appartiene a quella generazione che fa rima con stage, precari, contratti a progetto; ma anche con intraprendenza, preparazione, spirito di adattamento e coraggio. Si è parlato a lungo e ancora si parla, della “fuga dei cervelli” dal nostro Paese, soprattutto per la mancanza di aspettative professionali valide per i  giovani laureati.
Giulia  – laurea alla scuola interpreti di Trieste, specializzazione a Bologna in managment internazionale – fa parte di quell’esercito di menti brillanti che ha scelto l’estero per perfezionarsi ma che (per fortuna) ha poi optato per un rientro in patria, perché, dopo la bella esperienza nel settore advertising del colosso Google, ora non vede l’ora di “poter restituire passione e competenze acquisite all’università ai giovani, alle scuole e alla mia città Mirandola”. Aveva già cominicato a farlo negli scorsi mesi, accompagnando gli studenti mirandolesi in visita alla sede Google di Dublino. Ora, in vista del suo trasferimento a Milano, vuole fare di più.

Da Mirandola a Dublino, passando per Mosca, Vienna e Heidelberg: hai sempre immaginato il tuo futuro all’estero?

Fin da piccola sono sempre stata molto curiosa e incurante del pericolo. I miei genitori non hanno viaggiato tanto fisicamente, ma mi hanno sempre spinta, fin da bambina, a leggere assiduamente, a informarmi, a studiare e a uscire dalla mia zona di comfort. A loro devo molto, soprattutto per il costante supporto e per tutte le energie che mi hanno dedicato. Appena ho compiuto 18 anni, durante l’estate del quarto anno di liceo, ho deciso di compiere il mio primo vero viaggio da sola: New York. Da quell’estate ho capito di voler esplorare, conoscere e vivere tante altre persone e culture e questo mi rendeva felice.

Come sei arrivata a Dublino e come ha cominciato in Google?

A circa due mesi dalla laurea, inizio i processi di selezione per Google, nella sede centrale europea di Dublino: non avevo mai intrapreso dei colloqui così importanti e strutturati. Grazie alle mie diverse esperienze lavorative, dalle più basiche a quelle con più responsabilità, sono riuscita ad acquisire e a dimostrare, in seguito, nei cinque colloqui di selezione, le competenze richieste dalla multinazionale americana: capacità di ascoltare e capire i bisogni del cliente, empatia, intraprendenza, leadership, abilità nel trovare una soluzione agli imprevedibili problemi che si presentano, capacità di comunicare in modo effettivo e di rimboccarsi sempre le maniche per pensare e inventare, talvolta, nuove idee “out of the box”. Si è conclusa da una settimana la mia avventura in Google e a Dublino

Quali sono state le tue mansioni in Google?

Ho cominciato a lavorare in un team di specialisti di prodotto che assiste i clienti che fanno pubblicità su Google (Search, Display e YouTube). A novembre 2018 invece cambio team e ruolo all’interno della stessa Google, dopo aver superato naturalmente altri cinque colloqui ben strutturati. Da quel momento in poi mi sono occupata di gestire i principali clienti italiani (del settore delle telecomunicazioni, intrattenimento e poi automobilistico) nel corso delle loro strategie di marketing digitale. Ho avuto occasione di tornare molto spesso in Italia, di visitare queste aziende e di imparare molte peculiarità dei diversi settori, arricchendo ulteriormente il mio network professionale.

I tuoi progetti per il futuro?

Da metà giugno inizierò a lavorare presso un’azienda tech a Milano. Dopo diversi anni trascorsi all’estero, ho, infatti, deciso di rientrare nel nostro Bel Paese, di vivere insieme al mio ragazzo, più vicina alla famiglia e agli amici, sempre felice di prendere un aereo per coltivare e riabbracciare le amicizie internazionali che ho creato in tutti questi anni di viaggio. Sono entusiasta all’idea di cominciare un nuovo capitolo in una delle città più grandi e attive d’Italia e d’Europa, in cui non ho mai avuto occasione di vivere. Ho potuto realizzare diversi sogni in passato e buttarmi in diverse esperienze significative che mi hanno fatta crescere e, a 28 anni, sento di essere solo all’inizio e non vedo l’ora di potermi finalmente confrontare con il mercato italiano e di crescere professionalmente e personalmente. Un altro aspetto che mi sta particolarmente a cuore e a cui mi sto già dedicando è quello inglese del “give back”. Non vedo l’ora di poter restituire passione e competenze acquisite alla nostra Italia, all’università che mi ha dato tanto, ai giovani, alle scuole e alla mia città Mirandola.

Cosa consiglieresti a chi vuole seguire i tuoi passi?

Come molti sanno, sono sempre disponibile quando si tratta di consigliare e di trasmettere la mia breve esperienza a tutti i giovani che vogliono intraprendere un percorso di studio internazionale estero o che sono interessati al mondo tech e digital di Google. Ho avuto il piacere di ospitare per una visita alla sede centrale europea diverse classi di scuole superiori di Mirandola e dintorni e diversi gruppi di professionisti in trasferta di lavoro a Dublino, ai quali ho mostrato la realtà di Google. Non esiste una ricetta valida per tutti. Ciò che mi rende fiera del mio percorso e che mi sento di raccontare è che nella vita si può riuscire in tutto, anche cambiando strada e percorso diverse volte, ma, soprattutto, anche con poche risorse, sfruttando le ottime università e istituzioni che abbiamo nella nostra regione, lavorando sodo per ottenere competenze e borse di studio. Se le idee sembrano confuse e il percorso complicato, non c’è motivo di scoraggiarsi: sarà ancora più divertente arrivare a destinazione e voltarsi indietro, ad ogni tappa, per “unire i puntini” (come dice Steve Jobs).
Consiglio ai ragazzi di armarsi di pazienza e soprattutto di resilienza, poiché le soddisfazioni arrivano rimboccandosi le maniche e applicando tanta disciplina e senso del dovere, visto che nella vita purtroppo non esistono scorciatoie. E poi consiglio tanta curiosità per la diversità e tanto rispetto ed inclusione per chi è diverso da noi: ha sempre qualcosa da insegnarci.
Non a caso quello che più viene ricercato in aziende come Google, in sede di colloquio, non è solo il voto di laurea, il titolo di studio, la leadership o le competenze relative al ruolo, bensì la “Googleyness”, un termine impossibile da definire, che comprende un mix di umiltà intellettuale, di capacità di adattamento alle situazioni e ai cambiamenti, di resilienza, di onestà, di sana competizione e di capacità di lavoro in un team composto da persone e trascorsi di vita, che spesso sono molto differenti dalle tradizioni culturali a cui siamo abituati.

 

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